Il caso dei parà tedeschi a Cassino: giusto negarne il ricordo?

Di Marco Tronci – La Regione Lazio in questi giorni è stata al centro dell’attenzione mediatica a seguito di un fatto che ha “scosso” l’opinione pubblica. Si tratta dell’inaugurazione a Cassino di una stele dedicata ai paracadutisti tedeschi (Fallschirmjäger) che durante la Seconda Guerra Mondiale, esattamente nel ’44, riuscirono a tener testa all’imponente contingente anglo-americano.

Il monumento – raffigurante un paracadute, simbolo della Divisione – doveva sorgere all’interno della grotta Foltin, che prende il nome dal Capitano Ferdinand Foltin. Qui i parà trovarono riparo al suo interno, costruendovi il loro comando durante l’occupazione del territorio e per organizzare la resistenza contro gli alleati.

L’iniziativa è partita dalla “Associazione albergatori Parco di Montecassino” insieme all’associazione “Paracadutisti tedeschi di Nagold”, i quali hanno avanzato motivazioni “riconciliatorie” senza alcun secondo fine, se non quello di ricordare quei “fratelli d’armi” caduti in un conflitto ormai concluso da oltre 70 anni.

Apparentemente nulla di grave; il monumento ha la sola intenzione di ricordare gli episodi della sanguinosa battaglia di Cassino e omaggiare quegli eroici paracadutisti – prima di tutto padri, fratelli, figli – che si aggrapparono fino all’estremo sacrificio alla “causa” che teneva unita l’intera Divisione.

Ma i caduti non trovano pace neanche nella morte. La proposta delle associazioni prima citate non è andata giù all’Anpi di Roma, ritenendo l’iniziativa un “gesto grave” e minacciando la denuncia. A sostegno delle associazioni partigiane si è anche schierato il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, sottolineando come l’iniziativa risulterebbe essere un insulto alla guerra di liberazione. «La terra della nostra regione – continua Zingaretti – è piena di tracce della seconda guerra mondiale: battaglie, sbarchi, linea difensive, nascondigli, bunker, luoghi di residenza di truppe e divisioni. I cimiteri di guerra conservano i resti di vite spezzate nelle dinamiche del conflitto totale. E allora non possiamo girare la testa dall’altra parte, in nome di una riconciliazione impossibile e inefficace».

A seguito delle forti pressioni, il sindaco della città martire Carlo Maria D’Alessandro, tramite un comunicato ha invitato alla sospensione dell’inaugurazione fino a contrordine.

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Ma allora esistono davvero morti di serie A e di serie B? La risposta sembrerebbe essere , basti guardare la storia per rendersene conto. Cassino fu totalmente rasa al suolo dai bombardamenti alleati e gran parte della popolazione femminile fu soggetta alle “marocchinate”, raccontate anche nella pellicola “La ciociara” del 1960 con Sofia Loren.

Ancora una volta si inciampa sulla questione dei “nazisti cattivi”, senza ricordare che tutti i soldati caduti, a prescindere dal loro schieramento, meritano un degno ricordo e che dietro ogni divisa c’è pur sempre un uomo.


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4 pensieri riguardo “Il caso dei parà tedeschi a Cassino: giusto negarne il ricordo?

  1. Tutti i combattenti “regolari” vanno ricordati, perchè non hanno fatto altro che il loro dovere! Solo i comunisti continuano a essere cocciutamente contrari a questo principio di umanità e civiltà …

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  2. I “diavoli verdi”, così si chiamavano, sono il ricordo lontano di chi ha scolpito la parola Onore sulle macerie di Cassino. Sono le vite spezzate di giovani ragazzi che stavano solamente dall altra parte del fronte. Lasciate di loro anche un misero ricordo

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  3. Un soldato regolare morto in guerra merita un ricordo. Piccolo o grande che sia. Specie dopo tanti anni. Non deve essere avversato solo per la divisa che porta. Un uomo è un uomo, di fronte alla morte siamo nudi. L’ANPI dovrebbe riflettere su questo.

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