«Fakescismo», quando la bufala diventa irritante

Di Giuseppe Sollami – «Eh caro mio, quando c’era lui (il Duce, ndr) tutto era migliore, forse si stava meglio quando si stava peggio». Chissà quante volte, parlando tra noi, in una discussione tra amici e conoscenti di politica e di elezioni, si è fatto riferimento al Ventennio fascista, al fatto che quel periodo tutto sommato non è stato male.

Parliamo francamente. Guardo la mia libreria e non posso ricordare i numerosi testi presenti, dalle biografie di Benito Mussolini alle storie e gli studi politici sul Fascismo: proprio perché nel corso degli anni mi ha sempre appassionato informarmi su quel periodo, posso dire con franchezza che il fascismo deve stare più lontano possibile dai nostri pensieri. Ma quante bufale leggiamo ogni giorno su questo argomento, e a quanti sentiamo dire vorrei tornasse il Fascismo?

Proviamo a sfatare alcuni miti. Quando si parla di previdenza facendo riferimento agli istituti preposti come l’INPS o l’INAIL, si pensa che essi siano stati creati durante il periodo fascista, alimentando l’idea che vuole Mussolini attento alla previdenza degli italiani: nulla di più falso. La previdenza sociale nasce nel 1898 con la creazione della Cassa Nazionale di previdenza, per garantire le invalidità e il periodo di vecchiaia degli operai: era più che altro un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e da un contributo libero degli imprenditori. Nel 1919 l’iscrizione alla Cassa divenne obbligatoria e interessò 12 milioni di lavoratori.

Effettivamente, il fascismo inserì nuovi elementi, nel 1939, tra le misure previdenziali aggiuntive: le assicurazioni contro la disoccupazione, gli assegni familiari e la pensione di reversibilità. La pensione sociale, invece – è necessario sottolinearlo – è stata istituita solo nel 1969, 24 anni dalla morte di Mussolini, e in piena Repubblica.

Altro mito è quello della tredicesima, la mensilità aggiuntiva che ogni lavoratore percepisce oltre le mensilità solari, da molti considerata una creazione fascista: nel Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 1937, venne effettivamente introdotta una “gratifica natalizia”. La mensilità in più era tuttavia destinata ai soli impiegati del settore dell’industria, ma non agli operai dello stesso settore, che si videro addirittura aumentare le ore di lavoro giornaliero da 10 ore e fino a 12 ore con gli straordinari non rifiutabili.

Per parlare di “tredicesima”, bisogna attendere l’avvento della Repubblica, con l’accordo inter-confederale per l’industria del 27 ottobre 1946, esteso a tutti i lavoratori, successivamente, con il decreto 1070/1960.

In un periodo di campagna elettorale delicato come quello che stiamo vivendo, inneggiare ai tempi passati può risultare demagogico e riduttivo. È facile animare gli animi di chi vive in difficoltà con ricordi fake, per portare voti a chi fa riferimento a tali castronerie. È necessaria, oggi più che mai, un’attenta analisi di ciò che leggiamo e sentiamo; la politica, specialmente durante il periodo di campagna elettorale, si è trasformata più in un tifo da stadio che in un’arena dove i candidati si sfidano sui programmi e su ciò che è stato realizzato. Occhio alle notizie fake, potrebbe non trattarsi di rivisitazione del passato nazionale, bensì, di “Fakescismo”.


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