Il libro consigliato: “Consigli di classe. 10 buone idee per la scuola”

“Consigli di classe” è un’opera innovativa, diversa dal comune, in cui si espongono 10 buone idee per la scuola, estrapolate da altrettanti modelli presi in esame dalla letteratura, dal cinema, e persino dai cartoni animati. Il tutto partendo dal punto di vista degli insegnanti, categoria descritta nelle diverse sfaccettature, in relazione anche ai contesti che li circondavano. Senza dimenticarsi che sullo sfondo si parla di “scuola”, o meglio, di “sistema scuola”, e quindi della sua importanza, della sua funzione sociale ed educativa, e di come questo debba incastrarsi, incidere o lasciarsi guidare con e dal resto della società. Tutto questo insomma, e non solo, è “Consigli di classe. 10 buone idee per la scuola” di Alessandro Buttitta, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Ciao Alessandro, grazie per averci concesso quest’intervista. Un’occasione per noi di Eco Internazionale per parlare con te di “Consigli di classe”, il libro da te scritto, da qualche mese uscito nelle librerie. Da dove nasce questa idea, e soprattutto quanto ha inciso nel bene o nel male il tuo primo impatto con il ruolo da docente?

«Il mio primo anno da insegnante è stato decisivo per sviluppare “Consigli di classe”. Sono stato spedito a Ustica, piccola isola a sessanta chilometri da Palermo, e lì ho appreso quanta differenza ci sia tra pensare la scuola e vivere la scuola. C’è una grande distanza tra le idee e aspettative che legittimamente portiamo con noi e la realtà con cui dobbiamo fare i conti in classe. Per me è stato stimolante inoltre conoscere la storia usticese di Antonio Gramsci. L’intellettuale sardo fu confinato per quarantaquattro giorni per opposizione al fascismo. In quell’occasione si ingegnò e organizzò una scuola per i confinati e gli abitanti locali del tempo. Conoscere questa vicenda è stato importante per mettere a fuoco il libro, per dargli una direzione, per capire i legami tra teorie e prassi educative».

Dal burbero al moralista, da quello gioviale con gli alunni a quello più critico verso un’intera generazione. Le tipologie di docenti prese in esame dal libro sono diverse. Alessandro Buttitta in quale di questi si rivede? E, soprattutto, pensi che un insegnante possa, o debba, “studiare a tavolino” il proprio approccio in base all’amalgama della classe, e perché no, ai tempi che si trova a vivere?

«Uno degli obiettivi che mi sono posto scrivendo il libro è stato il seguente: evitare sterili monologhi. Ho cercato di dialogare con i prodotti dell’immaginario scolastico, provando a capire che tipo di lezioni possiamo apprendere da personaggi come Lisa Simpson, il Nanni Moretti di Bianca, il Paolo Villaggio di Io speriamo che me la cavo e tanti altri. Attraverso l’analisi della scuola che ci restituiscono ho evidenziato i problemi e le contraddizioni della scuola che viviamo oggi. Penso di essere un insegnante molto aperto che cerca il confronto, che prova a seminare i giusti punti interrogativi nei propri studenti. In questo aspetto mi rivedo molto nella figura di docente incarnata da Silvio Orlando nei film La scuola e Auguri professore. Del resto, come testimoniato quotidianamente, un insegnante non può prevedere alcunché: la scuola è il regno dell’incertezza. Ogni studente ha i propri bisogni educativi. Reputo un buon insegnante chi sa comprendere le esigenze della classe e porvi rimedio».

Un tema che sicuramente emerge nel corso dei vari capitoli è la funzione della “scuola” e con sé degli insegnanti. Non sempre il ruolo di quest’ultimi combacia perfettamente con quello della struttura scolastica, con il rischio che ogni tentativo del docente di imprimere il proprio timbro generi confusione negli alunni divisi tra il voler seguire le proprie aspirazioni e il dover mantenere fede al dettato imposto da protocolli formativi. Come può la scuola di oggi conciliare le due esigenze, alla luce della variabile determinata dai social? 

«Nel didattichese, la lingua che parliamo noi insegnanti senza troppo entusiasmo, spesso si parla di compito di realtà. Oggi come non mai la scuola deve fornire agli studenti gli strumenti didattici e morali per affrontare al meglio la realtà complessa che stiamo vivendo. Bisogna essere attrezzati per resistere alle intemperie della vita, soprattutto in un periodo storico come il nostro nel quale l’incertezza regna sovrana. Gli insegnanti hanno un compito arduo in tal senso: da un lato non scoraggiare le passioni dei propri alunni, dall’altro aprire gli occhi sul mondo e le sue dinamiche. Oggi penso però che l’obiettivo primario per un docente sia quello di combattere l’indifferenza e l’apatia di molti ragazzi. Spesso quest’ultimi non hanno un’idea di futuro, non hanno prospettive, non riescono a immaginarsi tra dieci o vent’anni».

Alessandro, in conclusione, non posso non chiederti un giudizio sullo stato del nostro sistema scolastico anche in relazione a quanto avviene fuori dai nostri confini. Spesso e volentieri l’opinione pubblica si divide tra chi lamenta un certo immobilismo del nostro sistema nel carpire spunti innovativi e utili da altri paesi e chi difende la nostra tradizione che ha portato nostri rappresentanti a farsi valere all’estero nel campo della ricerca e non solo. Tu da che parte ti schieri?

«Non credo negli schieramenti e nel muro contro muro. Il sistema scolastico in Italia è in crisi per molti motivi: dal progressivo sfaldamento del patto formativo tra scuole e famiglie al precariato degli insegnanti, passando per la scarsa considerazione della politica su simili questioni educative. Le eccellenze sono espressioni individuali che, a mio avviso, non rispecchiano l’andamento nazionale. Don Milani cinquant’anni fa diceva che la scuola cura i sani e respinge i malati, perpetrando le differenze socio-economiche. Un assunto che, in molti contesti, è ancora validissimo. Il famoso ascensore sociale è bloccato. Da insegnante, che prova a fare del suo meglio ogni giorno, rispondo con un’incitazione di Gramsci: al pessimismo dell’intelligenza dobbiamo contrapporre l’ottimismo della volontà. Solamente così possiamo creare una scuola all’altezza del proprio compito istituzionale».

Si ringrazia Alessandro Buttitta per la disponibilità.

Intervista a cura di Mario Montalbano


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