Parole da lontano: l’impegno sociale che spinge fino all’India

Andrea La Venia è un ragazzo palermitano di 21 anni. Dopo aver iniziato gli studi in economia all’università della sua città, ha deciso di intraprendere una nuova avventura a Trieste, il miglior ateneo nel campo dello studio delle lingue. La forza per cominciare questo nuovo capitolo l’ha trovata dopo il viaggio in India, esperienza che l’ha cambiato profondamente e che ha voluto condividere con tutti noi.

 

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Parlaci del progetto a cui hai partecipato. Cosa ti ha spinto ad accettare questa avventura?

«Dal momento in cui ho mosso i miei primi passi all’interno di AIESEC ho avuto modo di incontrare e collaborare con studenti universitari per permettere a molti altri di vivere un’esperienza di volontariato all’estero coerente con la loro formazione universitaria. Ad un certo punto nella mia esperienza all’interno di AIESEC (ero diventato un vice presidente locale), dopo aver ascoltato le storie dei ragazzi alla fine della loro esperienza, ho voluto provare il tutto in prima persona!».

Perché hai scelto proprio l’India?

«Ci sono due motivi principali: Il primo è che cercavo un’opportunità che mi permettesse di fare il volontario come insegnante (è il mio sogno nel cassetto); il secondo motivo è che volevo fare il volontario in un paese in cui il mio contributo avrebbe davvero migliorato (almeno un po’) la vita delle persone che mi stavano vicino. E così dopo qualche giorno di ricerca scelsi un progetto che prendeva luogo in India».

Come si articolava la tua giornata tipo?

«La mia giornata tipo era davvero.. stressante, ma fortunatamente io e gli altri volontari del mio progetto abbiamo vissuto nello stesso asilo in cui insegnavamo. Sveglia alle 5:30 per la lezione quotidiana di Yoga. Le lezioni iniziavano alle 8 e finivano alle 13. I bambini si divertivano ad imparare in maniera creativa, ma fare gli insegnanti era davvero tosta! Dopo la fine delle lezioni cucinavamo qualcosa di veloce e ci rimettevamo subito al lavoro per controllare le attività del giorno dopo ed eventuali input sulla lezione appena conculsa. Dopo aver finito, verso le 17, uscivamo quasi ogni giorno insieme a tutti gli altri volontari della città (molto spesso eravamo più di 20 ragazzi e ragazze provenienti da più di 15 Paesi) e andavamo a prenderci qualcosa da bere anche per esplorare la città. Il ritorno all’asilo-casa era previsto sempre prima delle 23 la vita notturna non era niente di che (almeno nella mia città, Dehradun)».

C’è qualcosa che pensi di aver lasciato ai ragazzi in India? E cosa pensi ti abbiano lasciato loro?

«Ho capito che insegnare non è affatto facile! Bisogna avere molta pazienza ed empatia e bisogna essere un modello da seguire, in ogni situazione. Ai giovanissimi bambini indiani ho lasciato il fascino della curiosità, l’importanza di seguire le regole e di puntare sempre all’eccellenza. Loro mi hanno aiutato ad avere più fiducia in me stesso, a capire i miei limiti ma anche l’importanza di sfidarli sempre e provare a dare sempre il 110% in quello che fai».

Consiglieresti questo tipo di esperienza ai tuoi coetanei?

«Queste sei settimane in India sono state un periodo in cui ho dato tanto, ma ho anche ricevuto molto più di qualsiasi mia aspettativa. Il potersi confrontare con ragazzi della tua età provenienti da tante altre realtà ti fa capire veramente la vastità del mondo e riesce a sbloccarti, a darti una nuova mentalità, una nuova linfa vitale nel mio caso. Inoltre ho potuto migliorare molto le mie competenze linguistiche e aggiungere una bellissima esperienza di volontariato all’estero nel mio CV. Penso che un’esperienza all’estero di questo tipo sia di fondamentale importanza per dare una svolta alla vita di noi studenti e per farci capire veramente di cosa siamo capaci».

Sapresti indicarci, da visitatore italiano, dei punti critici del paese? Qualcosa che hai percepito stando lì e che noi non possiamo vedere per mezzo dei mass media.

«I punti critici sono le profonde differenze sociali, economiche e culturali dei vari livelli sociali e la grande competizione che sussiste in qualsiasi ambito. Ho scoperto che i risultati scolastici sono il secondo motivo di suicidio tra i giovani e che la popolazione non è mai soddisfatta della politica e dei politicanti. “persone che promettono senza mai risolvere i problemi” . Ma ho anche scoperto una popolazione gentile, sempre disposta al dialogo ed alla pace, che evita i conflitti e la violenza e con un grande senso di ospitalità, una grande curiosità ed accoglienza per cioè che è “diverso”».

Intervista a cura di Marco Tronci


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