Quando #NoMoreNazis viene accusato di essere “politica”

La saga in questione nasce nel 1981, anche se raggiunge la fama nel 1992, con un caposaldo da sempre ben definito: eliminare soldati nazisti, durante la Seconda Guerra Mondiale o in vari scenari ben più fantasiosi, non dissimili da quelli presenti anche in alcuni film di Indiana Jones. Proprio del 2014 è l’ultimo episodio di “Wolfenstein”, ambientato in una distopia dove l’Asse, nel 1948, domina l’intera Europa. E proprio qualche settimana fa è uscito il nuovo capitolo, che dai trailer appare ambientato negli USA degli anni ’60, ma sconfitti dalla Germania nazista. Nulla di sorprendente, vista la storia del titolo; cosa ha scatenato, allora, tutte le polemiche attorno ai video di pubblicità dell’ultimo episodio?

Nel primo trailer, pubblicato con il commento “Make America Nazi-Free Again” (palese parodia del famoso slogan di Trump “Make America Great Again”), possiamo vedere bandiere del Reich, e truppe naziste che marciano in una città americana indefinita, con la scritta in trasparenza “Not My America”, slogan molto usato dagli oppositori dell’attuale presidente degli Stati Uniti.

Il secondo trailer, poi, cita un tweet molto controverso di Donald Trump su un fatto avvenuto qualche settimana prima, il 12 Agosto, a Charlottesville. “Unite the Right”, movimento nazionalista bianco, che, con slogan filonazisti, contestava la rimozione della statua del generale confederato Robert Lee nel parco cittadino, e alcuni contromanifestanti, si sono scontrati nelle strade; al culmine degli scontri, una macchina è stata lanciata sugli avversari da un membro di “American Vanguard”, altro movimento nazionalista bianco presente, causando una vittima e trenta feriti. Il tweet controverso del presidente riguarda proprio la responsabilità dei fatti, attribuita a entrambe le parti, e l’affermazione che tra i nazionalisti vi erano anche “brave persone”. Da qui la risposta nel trailer, che testualmente riferisce: “Queste non sono ‘brave persone'”, e che vede una piazza gremita di nazisti che fanno il saluto, le frasi “Not My America” e “Make America Nazi-Free Again” nuovamente presenti.

All’interno del gioco, poi, in un giornale fittizio, si legge un articolo sulla avvenuta epurazione di un editore concorrente, per “un articolo menzognero che diffondeva bugie pericolose”. Notiamo nello scritto la frase “lying press”, “stampa bugiarda”, usato nella Germania nazista, e ripreso da Richard Spencer, leader nazionalista bianco diventato noto dopo un discorso controverso proprio sulle bugie della stampa, conclusosi con “Hail Trump, Hail our people, Hail victory!”, e la mano aperta al cielo.

Bethesda, la compagnia che ha pubblicato il gioco, si è quindi trovata nella strana posizione di dover difendere la sua opera dall’accusa di “politically incorrect”, dovuta alla presunta intimazione all’eliminazione dei nazisti americani; attraverso Pete Hines, vicepresidente del marketing e delle pubbliche relazioni, ha affermato che la trama era stata decisa già nel 2014, nonostante le somiglianze con la realtà storica odierna, aggiungendo inoltre che “è disturbante che il gioco possa essere considerato una dichiarazione politica controversa, ma nonostante il rischio di alienare dei consumatori, possiamo affermare che chiunque sia contro la liberazione del mondo dall’odio di un regime nazista probabilmente non è interessato in Wolfenstein”. Tra i tanti commenti negativi sulla presunta “politicizzazione” del prodotto, può davvero avere ragione chi afferma che “per fortuna nei videogiochi non esistono aree di moralità grigia”? 

Marco Cerniglia


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