Alla fine il vinile non è morto e ha battuto anche il compact disc

È tornato il caro vecchio vinile. In verità, non se n’era mai andato via ed era rimasto tra i polpastrelli di coloro che vogliono vivere la musica in un ‘modo diverso’. Quelli che, a discapito dell’offerta sfacciata e in quantità esorbitanti di CDs, preferiscono non addentrarsi nella virtualità degli mp3, e ignorano la gloriosa praticità del compact disc per acquistare il grande disco nero.

I numeri parlano chiaro sulla ‘nuova moda’. Partendo dai dati globali sul mercato musicale è evidente come a calare sia il ‘compatto’ in favore del vinile: pur rimanendo una nicchia, negli ultimi due anni, hanno mantenuto il segno positivo – aumentando esponenzialmente – in mercati chiave come Stati Uniti e Regno Unito (con numeri che vanno dal 30 al 40 per cento di crescita nelle vendite). Solo in Italia, nella prima metà di quest’anno 33 giri e 45 giri hanno raccolto il 9 per cento degli acquisti dei consumatori del settore – per intenderci, gli ascoltatori “consumati” – e costituito una consistente fetta del mercato discografico italiano. Sono circa 5,3 milioni di euro gli incassi dovuti alla vendita dei vinili, con una crescita del 44% rispetto all’anno precedente. Si spiega anche la strategia di Amazon che propone “la settimana del vinile” con la selezione di offerte speciali ed edizioni esclusive. Invece il CD ha registrato due anni fa il suo primo trend negativo, e non sembra essersi ripreso granché.

Gli eventi di massa aumentano il gap tra compatto e vinile. A occhio e croce, sono in espansione le fiere del vinile, non più eventi desertici ma luoghi d’incontro rinvigoriti da una nuova linfa di appassionati. Spesso registrano il tutto esaurito e, anche quando non si tratta di vere e proprie concentrazioni di venditori del settore, godono comunque di uno spazio in qualunque occasione fieristica. Con certezza possiamo affermare che da qualche anno il vinile è tornato a dire la sua, beffando i prematuri annunci di morte degli scorsi anni.

Un aiutino dal mercato e dagli stessi artisti ‘pionieri’. Il mercato dell’usato molto sviluppato e mai spentosi sotto l’avanzata dei compact disc – chi non subisce il fascino degli Lp stampati trenta o quarant’anni fa? – ha dato una grossa mano alla rinascita dei vinili. Anche sotto il profilo tecnicamente musicale la valorizzazione culturale ed economica degli impianti hifi ha accentuato la scelta di un ‘ascolto diverso’. Inoltre, accedere a questo mondo costa relativamente poco: con 400 euro si può avere uno stereo dignitoso e completo per un’esperienza soddisfacente, e per costruire una buona collezione si può andare a caccia presso le occasioni di piazza, sempre più frequenti. La colpa è anche di quel ritorno del gusto anni Ottanta nella musica pop. Basti pensare ai Daft Punk del 2012 con Random Access Memory, autori di una rivoluzione del ritmo e del formato: per il duo elettronico si scelse di investire – scelta vincente – nella vendita in vinile, anche rispetto alle sonorità orgogliosamente portate in questo decennio. Ma con tutta onestà – e per difendere i meno “facoltosi” – l’ascolto dei propri idoli non ha prezzo che tenga o addirittura non può avere un valore economico: la passione non si misura dalla capacità/decibel del proprio impianto stereo.

Daniele Monteleone


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