L’amore universale a Palermo: il Dalai Lama e la sua utopia

16 Maggio 1996: Palermo, città rinomata per le innumerevoli stragi a stampo mafioso e per la malavita regnante sovrana, ospita per la prima volta il leader buddista Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama  già insignito col nobel per la pace. Ad accoglierlo il sindaco di Palermo, ancora al suo secondo mandato, Leoluca Orlando, emozionato ed orgoglioso. Il Dalai Lama rappresenta una cultura così distante ed importante nella sua città e potrebbe delineare un trampolino di lancio decisivo per un cambio radicale di mentalità. Il pretesto: una semplice mostra dell’attore Richard Gere, noto per la sua propensione verso la filosofia orientale ed il suo impegno sociale, che per l’evento aveva proposto una sua personale raccolta di foto scattate durante il suo viaggio in Tibet.

In quei del ’96 Orlando conferì la cittadinanza onorevole al Dalai Lama, un gesto simblico che vedeva la rottura delle barriere, allora molto più spesse dei giorni nostri,  tra Oriente ed Occidente. Ventuno anni dopo, il Dalai Lama torna a Palermo in un momento di cambiamento e rinascita, come espresso dalle parole del sindaco di Palermo: «[…] da capitale della mafia è diventata simbolo della cultura dell’accoglienza e della pace. E’ una città in continuo cammino, con forza e determinazione e con il cuore e l’amore di noi palermitani.»

Tornando al presente. Il monaco buddista atterra all’aereoporto di Boccadifalco il 17 settembre 2017 ed il giorno successivo, il 18 settembre, è prevista una sua conferenza al Teatro Massimo che vede il sold out già diversi giorni prima che la notizia si diffonda. Una proiezione streaming al cinema Rouge et Noir permette a chi non ha fatto in tempo a prenotare un posto per poter ugualmente ascoltare le parole del leader religioso.

Il titolo della conferenza nasce da “Il libro della Gioia“, un dialogo  tra i due nobel per la pace, il Dalai lama e Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano, e scritto da Douglas Abrams. Il volume porta ad approfondire una maggiore consapevolezza dei propri sentimenti, a vedere la gioia come elemento costante della propria esistenza, in modo che possa essere applicata anche nelle piccole decisioni e azioni quotidiane, senza sopprimere però il dolore che è necessario controllare per poter godere appieno di una gioia non momentanea ma perenne.  L’amore, l’altruismo, la compassione ed ogni qualità mentale positiva sono radicati nella natura umana, secondo Tenzin Gyatso, e non devono necessariamente essere collegate ad una dottrina o tradizione spirituale.

Sulla Sicilia. Alla base di ogni uomo vige il rispetto reciproco e la compassione, valori che in Sicilia secondo il monaco non mancano certamente: «In Sicilia si sta già praticando la compassione che porta alla pace. Compassione che viene praticata quando si accolgono i migranti, uomini e donne che hanno passato momenti brutti. Vengono da paesi in pericolo, scappano e voi li accogliete, date loro un riparo e la libertà, li mettete al sicuro, quindi mettete in pratica gli ideali, per questo vi ammiro»

Il Dalai lama si esprime durante la conferenza su numerose questioni, rispondendo alle domande dei presenti, sui principali problemi politici attuali e rinforza la mancanza di amore e comunità che crea spesso questi conflitti altrimenti facilmente evitabili. «Siamo tutti una comunità. Reagire con la violenza, con la guerra, appartiene ad un modo di pensare del passato. Dovremmo imparare dal passato, dalla prima e dalla seconda guerra mondiale. Il nostro bene dipende dal bene dei nostri vicini. […] Questo dovrebbe essere il secolo della lungimiranza e del dialogo, non della violenza»

Il leader religioso crede ciecamente nella forza dell’amore. Un amore che parte da noi stessi, fino ad arrivare agli altri in modo disinteressato. Per quanto utopiche possano sembrare le sue  affermazioni, è ovvio che se provassero a seguire tutti la sua filosofia di cui unica regola è il rispetto reciproco, non si assisterebbe certamente a questi scenari devastanti in cui il denaro è sovrano, il sangue necessario e il potere è lo scopo di una intera esistenza. Bene e Male devono coestistere pacificamente dentro ogni essere umano, ma non bisogna lasciarsi mai sopraffare da uno o dall’altro.

Un mondo migliore? Per creare un mondo simile, però, non basta far acquisire maggior consapevolezza a tutti gli abitanti del pianeta. Bisognerebbe ricostruire un’intera società. In fondo, non servirebbe più nessuna organizzazione: si vivrebbe di fiducia e rispetto, di amore, libertà, compassione. Utopia pura. Ma se nel proprio piccolo da “formica” ognuno provasse ad applicare questi piccoli concetti chiave, ad essere più propenso verso un sentimento positivo invece che negativo, sicuramente la vita sarebbe nettamente migliore.

Il problema della nostra società è che va sempre più veloce: le aspettative crescono e il tempo diminuisce, creando così sull’individuo uno stress continuo e non lasciando spazio all’autoriflessione, momento fondamentale che porta alla consapevolezza dei propri obiettivi e al raggiungimento della serenità. Le parole del Dalai Lama, come quelle di qualsiasi altro leader religioso, sono semplicemente un messaggio di amore e pace, verso se stessi e gli altri. Non è necessario andare a fare un seminario in Tibet per allentare un po’ la presa e guardarsi intorno con occhi differenti. La speranza è che, dopo quest’evento, qualcosa sia cambiato in una città caotica come Palermo. O almeno, nei palermitani che la vivono ogni giorno.

Ester Di Bona


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