Inchiostro Virtuale | David Lynch e la disciplina del buio

Il buio è una casa rimasta per troppi mesi vuota, finestre sprangate, odore acre di un tempo fermo a imputridire, come acqua stagnante. Poi qualcosa si muove, ci vuole la giusta forza, la giusta spinta: un’imposta si apre appena, una lama di luce taglia in due la stanza e il pulviscolo comincia a ballare nell’aria.

Il buio (ferito da un raggio fendente) è un cubo blu, con un foro triangolare e una sua apposita chiave: quando le due parti si incontrano, è come saltare su un nastro impazzito che attraversa il tempo e lo spazio, portandoti in luoghi che c’entrano e non c’entrano con quello che vedi e provi ogni santo giorno. Il buio è il luogo da dove veniamo e dove torniamo, dopo un volo tristemente breve, di un giorno se è veglia o sonno, di una vita intera se si tratta di morte.

Nel piccolo libro In acque profonde, dove David Lynch racconta l’evoluzione della sua vicenda artistica, in parallelo al quotidiano avanzamento nella pratica della Meditazione Trascendentale, ad un certo punto parla dell’importanza di avere un luogo, uno studio, un laboratorio (che chiama L’angolo dell’artista), dove dare sfogo e una forma tangibile all’impulso creativo. «Una mattina, in un mondo ideale, potresti svegliarti, prendere un caffè, finire la tua meditazione quotidiana e dire: “Bene, oggi andrò in laboratorio a lavorare a una lampada”. Ti viene un’idea, la vedi chiaramente, ma per concretizzarla hai bisogno di quello che io chiamo “l’angolo dell’artista”. Per esempio può darsi che tu abbia bisogno di un laboratorio o di uno studio in cui dipingere. O di uno studio di registrazione. Di una stanza con un computer per scrivere. È fondamentale averlo, così, in qualsiasi momento, se ti viene un’idea, hai un luogo e gli strumenti giusti per realizzarla. Senza “l’angolo dell’artista”, tante volte hai l’ispirazione, l’idea, ma ti mancano sia gli strumenti sia il luogo giusto per realizzarla. L’idea rimane lì, ferma a marcire. Col passare del tempo scomparirà. Non le hai tenuto fede: è una cosa da spezzare il cuore». Continua a leggere su Inchiostro Virtuale…

Alessandro Pagni


 

 

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