Il discorso di Kerry Kennedy al “Farete 2017”

«Vorrei iniziare raccontandovi come mai mi occupo di diritti umani. Sono la settima di undici figli, ho sette fratelli e tre sorelle. Questo mi ha permesso di avere un’idea ben precisa di cosa siano i diritti umani fin da quando ero bambina. Mio padre è colui che maggiormente ha influenzato il mio lavoro, vorrei quindi iniziare questa conferenza citandolo.

Una volta mi ha detto: “Con troppa insistenza e troppo a lungo abbiamo rinunciato ai valori della comunità a favore del mero accumulo di beni terreni. Se dovessimo giudicare gli Stati Uniti semplicemente in base al nostro prodotto interno lordo, questo andrebbe ad includere la pubblicità per le sigarette, le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana; comprenderebbe per esempio il costo di una testata nucleare o le auto blindate della polizia, comprenderebbe il fucile di Whitman, il coltello di Speck, i programmi televisivi che esaltano la violenza per vendere giocattoli ai bambini. Il PIL non tiene conto, tuttavia, della salute dei nostri bambini, della qualità della loro istruzione o della gioia dei loro momenti di svago. Non va a misurare la nostra arguzia, né il coraggio, né la saggezza, la coscienza e conoscenza, né la compassione, né la devozione al nostro Paese. In pratica misura tutto tranne ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta e può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.

Oggi vorrei parlare a voi imprenditori dell’investimento sostenibile. Si tratta di un modo per investire nel futuro che fa sì che l’investimento valga la pena di essere compiuto, in maniera tale che possiamo essere orgogliosi del modo in cui realizziamo i nostri profitti, orgogliosi del fatto che le nostre azioni sul mercato esprimano realmente i nostri valori, orgogliosi di essere capitalisti. […] Si sta facendo tanto nell’ambito dell’ambiente e della governance. Noi, come organizzazione per i diritti umani, ci preoccupiamo più in particolare dell’aspetto sociale. È proprio di questo che vorrei parlare oggi con voi. Inizio con un esempio. Nel 2009 negli Stati Uniti il governo ha emesso ben 64 citazioni per violazione alla sicurezza relative a un sistema di aerazione un po’ traballante presso una miniera Big Branch della Massey Energy; un anno dopo questo sistema non ha più funzionato e la miniera è crollata. Il danno ambientale è stato tremendo, la falda freatica era danneggiata e ci vorranno generazioni per recuperare. Quanto all’aspetto sociale, 29 minatori hanno perso le proprie vite. Anche l’aspetto della governance è stato una causa perché le indagini hanno rivelato che per tagliare i costi la Massey Energy non ha rispettato le procedure di sicurezza della miniera e ha utilizzato il suo potere per corrompere il sistema politico. Il fallimento dei fattori legati all’ambiente sociale, alla governance, hanno fatto sì che gli azionisti dovessero sostenere una causa del valore di oltre 10 miliardi di dollari e che venissero bruciati i risparmi e le pensioni di milioni di poliziotti, insegnanti, vigili del fuoco. Per gli investitori questo disastro rappresenta una questione di valori sociali e di protocolli investimento. Gli investitori che non hanno tenuto conto delle pratiche di sicurezza e delle questioni di trasparenza della Massey non si sono resi conto di un elemento critico di gestione del rischio quando si fanno investimenti. L’investimento in diritti umani non viene effettuato solo perché è moralmente giusto farlo, ma anche perché le violazioni dei diritti umani sono dei pericoli che rappresentano elementi fondamentali della gestione di investimenti e del rischio degli investimenti.

I diritti umani modificano la nostra mentalità, ci fanno passare da un periodo di riferimento molto breve a uno più lungo, come business leader sapete bene quanto possa essere distruttiva la pressione quando è misurata solo sui profitti degli ultimi 90 giorni piuttosto che su quanto si sia bravi a posizionare la propria impresa nei prossimi 10 anni. Gli investitori sostenibili prendono seriamente il proprio compito fiduciario di agire in maniera imparziale tra le varie generazioni, che fa sì che loro debbano ponderare adeguatamente gli effetti delle azioni sociali sugli investitori, sulle generazioni attuali e future. La lezione è chiara. gli investitori devono andare oltre gli algoritmi finanziari tradizionali, devono considerare la realtà se vogliono proteggere le proprie attività. L’investimento sostenibile riguarda proprio questo. Le persone nel corso degli anni hanno considerato le filiere che andavano dall’amministratore delegato fino alla base della fabbrica in giù. Per noi la filiera deve andare in direzione opposta, quindi deve partire dalla base e anche dal ceo all’investitore fino a arrivare a quei lavoratori le cui pensioni vengono investite. Se venite da me e mi proponete un investimento, io dico: “Va bene, ma quando investite in una società verificate se questa società inquina la nostra acqua, l’aria?”. Voi mi rispondete: “No”. Io replico: “Andate a verificare se ci sono abusi sulle donne nelle fabbriche?”. Voi rispondete: “No”. Magari la mia replica potrebbe essere: “Verificate se si tratta di una società corrotta?”. Rispondete: “No, non abbiamo meccanismi che considerano questi aspetti”. “Sicuramente voi investite in contesti che mi interessano ma non avete idea di dove saranno investiti i miei risparmi. Quindi non investirò i miei soldi”.

Ci sono investitori che spesso si pongono questa domanda: “Qual è l’impatto delle violazioni dei diritti umani o della corruzione sull’investimento per i propri azionisti?”. La risposta è semplice: ci potrebbe essere in qualche maniera un’idea di alcuni anni, però se si fa un investimento e si vogliono considerare queste questioni, si investe in una sorta di bomba a orologeria e questa prima o poi esploderà. Per esempio è esplosa in Bangladesh quando sono stati registrati oltre 1.300 morti, quando i clienti in realtà non hanno considerato adeguatamente dove Mango, Auchan, Benetton producevano i loro beni, non hanno considerato il costo in termini di vita umana di queste società. La bomba è esplosa per la Nike nel 2001 quando ha ammesso di avere fatto ricorso al lavoro minorile di bambini di 10 anni che lavoravano in condizioni pessime in Pakistan e Cambogia. È esplosa anche in Italia con la Parmalat, quando gli investitori hanno considerato come frode e come comportamento irresponsabile un comportamento tenuto da questa azienda europea e tantissime persone, migliaia, hanno perso il posto di lavoro, persone che lavoravano alla Parmalat, e i loro investimenti nelle loro pensioni si sono vanificati. È esplosa anche per i produttori in tutti gli Stati Uniti, quando il sindacato degli insegnanti a Newtown Connecticut ha appreso che il fondo pensione andava investito nelle stesse società che andavano a vendere quelle stesse armi che avevano ucciso 26 dei loro studenti di 6 anni durante quell’assassinio di massa che si è avuto nel dicembre. La Cerberus proprietaria della società ha annunciato che stavano vendendo le loro partecipazioni in questa società. È esplosa anche per esempio con la Welcome, la BP, con la Volkswagen, quando i dirigenti hanno ammesso che erano stati fatti test sbagliati sulle emissioni in America ed Europa. La Credit Suisse stima che il costo sociale della società potrebbe essere di 87 miliardi di dollari. Ciascuno di questi disastri ci fa vedere che non possiamo più ignorare il legame fra i diritti umani e le pratiche di investimento. Si tratta di un aspetto molto urgente soprattutto quando teniamo conto del fatto che delle 100 economie più grandi al mondo la metà non sono più Paesi ma sono società, multinazionali, quindi le multinazionali sono particolarmente sotto osservazione e man mano che acquisiscono potere devono essere rispettose degli standard di protezione dei diritti umani dei governi.

D’altro canto sempre più fondi di investimento vengono indirizzati verso gli investimenti sostenibili. La fondazione Ford ha annunciato di avere investito un miliardo di dollari in imprese sostenibili. La APG, il fondo sovrano più grande del mondo, ha annunciato che il 100 dei propri asset saranno investiti in società che fanno attività sostenibile nei prossimi anni. La Bain ha riferito che il 20% degli investitori europei contemplano i tre fattori ESG nella loro analisi finanziaria, il 60% addirittura ha indicato che questi fattori ESG li ha aiutati a gestire il rischio. Dal punto di vista dei consumatori uno su tre considera dei brand che hanno un impatto positivo sul mondo, il 90% dei consumatori opterebbe per un brand sostenibile. Questo fa sì che ci sia stata una crescita di quattro volte superiore dei consumatori che utilizzano brand sostenibili. Al nostro centro noi riuniamo leader in tutto il mondo che si occupano di queste tematiche ma sappiamo che è importante unire le forze con le comunità che si fanno fautrici dei diritti umani, difatti collaboriamo con le imprese, con i governi, gli insegnanti, i genitori e studenti.

Ci sono minacce globali che continuano a ridurre lo spazio civico necessario ai diritti umani, alla democrazia. Il fatto di impegnarci per educare i giovani e dare loro gli strumenti necessari per combattere queste sfide è il modo migliore per garantire un mondo più giusto, più equo e pacifico per le generazioni future. […] Quando ho cominciato a occuparmi di diritti umani nell’81 tutta l’America Latina era caratterizzata da dittature di destra, oggi ce n’è solo una rimasta. Tutta l’Europa orientale era sotto regime comunista, adesso non ce n’è più uno in quella zona del mondo. In Sudafrica c’era l’apartheid, oggi lì ci sono stati dei governi eletti dalla maggioranza della popolazione, i diritti delle donne non erano presenti nei programmi internazionali, oggi invece c’è la convenzione per i diritti umani ratificata da 103 Paesi. Tutti questi cambiamenti si verificano non perché’ i governi li vogliano, i governi cercano di ostacolarli, non perché’ gli eserciti lo vogliono, gli eserciti vogliono bloccare tutto. Ci sono anche grandi multinazionali che cercano a volte di bloccare questi movimenti. Ci sono però dei piccoli gruppi di cittadini determinati che vogliono attuare il cambiamento e lo fanno creando delle partnership, lavorando all’interno delle comunità e magari dicendo: “Siamo noi che attueremo questo cambiamento”. Questo è quello che fa questa organizzazione, si tratta di un’organizzazione di persone che si rendono conto del fatto che c’è un problema nella comunità e vogliono cambiarlo. Io sono così orgogliosa di essere qui oggi e contenta del fatto che la Robert F. Kennedy Human Rights contribuisce a far sì che il mondo sia un luogo più equo, giusto e pacifico. Ora vorrei concludere dicendo questo: intanto non possiamo fare il nostro lavoro da soli, abbiamo bisogno di aiuto, dobbiamo unire le forze con altre persone. Quindi se volete portare il nostro programma alle vostre comunità, venite a incontrarmi dopo l’incontro di oggi, sono a vostra disposizione».


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