Cultural intelligence: cos’è e perché è così importante?

La cultural intelligence è l’attività di intelligence condotta sulla base di informazioni di tipo culturale, sociale, politico, economico e demografico. Essa favorisce la comprensione dei comportamenti di uno Stato a seconda della propria storia, psicologia, istituzioni, credenze popolari, musica. Questa branca della cyber security promette di diventare sempre più fondamentale per l’intelligence dei Paesi.

Se la diffusione del web e dei social networks finora ha favorito la globalizzazione e portato numerose migliorie alla nostra vita quotidiana, è anche vero che ha comportato molti rischi e una maggiore vulnerabilità ad attacchi da parte di gruppi criminali e terroristici di varia natura. Tutto ciò ha favorito la raccolta di cultural intelligence in un modo finora impensabile: basti pensare ai nostri profili social in quotidianamente “postiamo” un pezzo di noi, della nostra vita, della nostra cultura, degli spazi in cui viviamo, degli amici con cui usciamo, dei pensieri su determinate tematiche piuttosto che altre.

E se conoscere la vita di qualcuno tramite social networks può renderci più consci riguardo le abitudini, i gusti ed il pensiero del singolo, è facile comprendere come tutto ciò applicato a grandi gruppi di cyber terrorists ci possa aiutare a capire e prevenire un eventuale attacco terroristico.

Se, durante la guerra in Iraq ed Afghanistan, le truppe della coalizione avessero avuto una maggiore cultural awareness riguardo il territorio su cui stavano combattendo sarebbero riusciti a contrastare con più facilità le insurrezioni sviluppatesi durante le missioni, le quali avevano radici nel contesto culturale locale.

Prendiamo ad esempio la pervasiva campagna dell’Isis e le rivendicazioni degli attacchi terroristici che da anni affliggono l’Europa. Se da un lato l’Isis è riuscito tramite i social network a “spreddare” un messaggio con una velocità quasi triplicata rispetto ai precedenti mezzi di propaganda, dall’altro ha lasciato il fianco scoperto all’intelligence.

Varie sono le tattiche propagandistiche utilizzate dall’Isis per diffondere il più possibile il proprio messaggio jihadista, tra queste la creazione di un’applicazione per smartphone chiamata “The Dawn of Glad Tidings” che, oltre a permettere di ricevere continui aggiornamenti sull’attività jihadista dello Stato, permette di ritwittare continuamente i messaggi per chiunque abbia scaricato l’applicazione. Si potrebbe dire che quest’applicazione ha lo stesso funzionamento del marketing a piramide degli anni 2000. La persona x condivide un messaggio sull’applicazione e ne consegue che, ad esempio, 12 persone leggano il messaggio e lo condividano tramite twitter. Da lì la portata diventa vastissima ed incontrollabile, semplicemente mondiale. Tutto ciò ha il pregio di far sembrare l’idea di un singolo o di un gruppo sparuto di persone, l’idea di un’intera comunità formata da x persone non conteggiabili ma che sicuramente danno un colpo d’occhio non indifferente. Lo stesso risultato è stato raggiunto tramite una seconda tattica propagandistica: l’utilizzo su twitter di bot e hashtag popolari. I tweet si agganciano spesso ad hashtag specifici dell’IS, come ad esempio #AllEyesOnISIS, oppure sono relativi ad eventi di pubblico interesse come ad esempio #WorldCup2014. Questi hashtag con portata mondiale hanno lo scopo di accrescere la visibilità del proprio pensiero. In questo modo chiunque può diventare il portavoce o il testimonial di un’idea estremamente pericolosa: da qui l’enorme problema dell’emulazione che deriva da attacchi terroristici di larga portata.

Un esempio molto conosciuto dei cosiddetti “jihadisti da poltrona” ossia i condivisori dell’idea e del progetto jihadista dell’Isis è Shami Witness: un comune ragazzo che ama la pizza, i film di supereroi e le camicie hawaiane, che ha diffuso ogni singolo giorno contenuti estremisti di origine jihadista. Questo ragazzo è riuscito ad avere un seguito di 17 mila persone senza che la fonte primaria abbia fatto nulla, se non condividere un pensiero che poi è stato ricondiviso milioni di volte da milioni di followers. E’ proprio in questo ambito che capiamo quanto la cyber intelligence sia fondamentale per fermare certi fenomeni, ma soprattutto quanto sia essenziale la cultural intelligence per la comprensione del contesto socio-culturale in cui le informazioni online vengono scambiate.

Stiamo parlando di un grossissimo quantitativo di informazioni online da analizzare e che potrebbero fuorviare tutti gli analisti di intelligence al lavoro in questo campo. Un esempio concreto di ciò di cui parliamo è dato da Philip Smyth, un analista autodidatta statunitense, che durante la guerra civile in Siria aveva 27 anni, il quale passava le nottate ad osservare le attività dei vari gruppi di militanti sciiti sui social medias. Smyth portava avanti il suo hobby dalla propria abitazione a Washington DC, chattando con i militanti e costruendo gradualmente un enorme database composto di tutto il materiale online che riusciva a reperire: post su Facebook, tweet su Twitter, post su forum e quant’altro. Ha cominciato ad analizzare anche testi di diverse canzoni pop in voga in quel periodo e ha notato la propensione alla promozione di messaggi di natura militante, il tutto condito da esplicite minacce nei confronti dei gruppi ribelli siriani. Notò anche che molti brani fossero cantati in dialetto iracheno, testimonianza che lasciava intendere come questa musica fosse creata ad hoc per un pubblico iracheno. Smyth ne dedusse così che alcune milizie sciite irachene stessero per affiancare l’esercito di Bashar Al-Assad nella guerra civile siriana. Questa conclusione si rivelò corretta e fu ampiamente ripresa dai media e dal governo americano a dimostrazione di quanto quel conflitto stesse crescendo in maniera esponenziale a livello mondiale e quanto fosse importante lo studio del ragazzo americano.

Capiamo così perché oggi la cultural intelligence, come studio approfondito dei fenomeni culturali, sociali, demografici e musicali, risulti essenziale ai fini di una cyber intelligence sempre più adeguata e pronta alla difesa delle nazioni.

L’intelligence sa quanto l’analisi della cultura altrui sia essenziale in ambito militare e di sicurezza, tuttavia, come tutti gli altri ambiti professionali, molte cose sono cambiate negli ultimi decenni grazie all’avvento dei social networks. Se il web sta diventando sempre più il campo di battaglia di varie e differenti ideologie, è sempre lo stesso web il terreno perfetto che fornisce tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno per difenderci dalle nuove guerre: le cyber wars.

Simonetta Viola


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