I due punti fermi della Germania: Angela Merkel e il governo di coalizione

In Germania, si voterà fra meno di venti giorni, ma il risultato finale appare già scritto. Angela Merkel corre spedita verso il quarto mandato da cancelliera. I sondaggi, infatti, la danno avanti di ben oltre dieci punti percentuali rispetto al suo principale concorrente, il socialdemocratico ed ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Un vantaggio considerevole, ad oggi difficile da colmare.

E dire che la campagna elettorale non sembrava fosse partita nel migliore dei modi per Angela Merkel, al punto da esser data indietro nelle prime consultazioni nei confronti del candidato socialdemocratico. Una partenza lenta, figlia soprattutto delle difficoltà vissute negli ultimi tempi dal suo governo. Qualche rallentamento a livello economico, certo, ma a pesare era la controversa gestione dei migranti, inevitabilmente legata alla questione sicurezza dal terrorismo. Un punto, questo, da cui la Merkel si è dovuta difendere per tutta questa campagna elettorale, per ultimo nel confronto televisivo di qualche giorno fa con l’avversario Schulz. L’economia così come la questione dei migranti erano diventate oggetto di discussione persino in seno al proprio partito, in particolare con Horst Seehofer, capo degli alleati della CSU. Tensioni, però, che con il tempo sono via via rientrate.

Segno di una risalita di cui la Merkel si è resa protagonista, e che di settimana in settimana veniva avvalorata dai sondaggi e dai limiti del suo avversario. Dopo un inizio sorprendente, per l’elettorato così come per la stampa, infatti, Martin Schulz pian piano ha finito per dar adito alle critiche di chi gli imputava scarsa concretezza. A poco, in questo senso, è servito prima rivendicare la non partecipazione alla politica tedesca degli ultimi anni, e in seguito criticare l’Agenda 2010, ossia la riforma voluta dall’allora governo socialista guidato da Gerhard Schröder. Il programma presentato seppur radicale, non ha mai riscaldato gli animi dell’elettorato tedesco. E troppo tardi è giunto il cambio di rotta con il conseguente riavvicinamento all’establishment dell’SPD e allo stesso Schröder, che di fatti è apparso più volte al suo fianco nel corso della campagna elettorale. Ma, almeno secondo i sondaggi, senza grossi benefici in termini di consenso.

Angela Merkel sembra essere ad oggi irraggiungibile. Anche perché, al netto delle difficoltà del governo uscente, le critiche provenienti dagli avversari appaiono sterili. E forse non potrebbero essere altrimenti, visto che i socialdemocratici hanno fatto parte dell’ultima “grande coalizione” che ha governato la Germania. E chissà che non potrebbero farne parte anche dopo il 24 settembre. Dalle parti di Berlino, d’altronde, le coalizioni rappresentano ormai una certezza. Come la Merkel, cancelliera della Repubblica federale tedesca.

Mario Montalbano


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