Quando la guerra diventa gioco: le Olimpiadi Militari russe

Chi ha inventato il detto “la guerra non è un gioco” certamente non prevedeva che sarebbe finita così. Le Olimpiadi Militari, giunte quest’anno alla loro terza edizione, sembrano dimostrare tutt’altro; la presenza di prove quali il “Tank Biathlon” e il “Miglior tiro di artiglieria” lascia già intendere uno spettacolo ai limiti del surreale, che anche Bonvi con le sue “Sturmtruppen” avrebbe avuto difficoltà a replicare.

Il palcoscenico è senza dubbio difficile da immaginare, nonostante sia una competizione sportiva a tutti gli effetti. Percorsi delimitati da bandierine, le pettorine con i numeri, i tabelloni con i tempi e la classifica, le medaglie distribuite sul podio, le giurie e la telecronaca con la moviola, il pubblico che applaude dagli spalti e ovviamente la cerimonia di apertura; il tutto che fa da cornice ad atleti tutti in mimetica e alle loro attrezzature, ovvero carri armati, cannoni, blindati, elicotteri e missili. Le 14 discipline presenti comprendono sfide di ogni genere, dalle più leggere gare di cucina da campo e delle unità cinofile alle ben più impegnative sfide di tiro a segno aereo con i caccia, e di rally di blindati. Il tutto culmina poi con “la maratona”, rappresentata in questo caso dal già prima citato “Tank Biathlon”, una corsa a ostacoli per carri armati lunga 5 km, con ponti e guadi, che prevede anche delle postazioni di fuoco, con relativi bersagli, sparse lungo il tragitto.

La nascita di questa competizione, tuttavia, non è puramente ludica, ma fa parte di uno sforzo di promozione delle forze armate russe, specialmente dopo l’annessione della Crimea. Proprio per questo, nonostante l’invito alla partecipazione sia esteso a tanti paesi, anche quelli della NATO, non sorprende che tra i paesi concorrenti (17 nel 2015, 19 nel 2016, e 28 nel 2017) non vi siano membri dell’Alleanza Atlantica (fatta eccezione per la Grecia), e vi sia invece una maggioranza di stati ex-sovietici come Kazakistan, Armenia, Azerbaigian e Bielorussia. Così come non sorprende la presenza di Cina e India, anch’essi ben lontani dalla sfera di influenza della NATO. Lascia invece stupiti la presenza di svariati osservatori internazionali, come Austria e Germania, e soprattutto la presenza, da osservatore nel 2016, e da concorrente nel 2017, dello Stato di Israele. La rivista austriaca “Contra Magazin” ironizza sul numero di partecipanti in aumento, nonostante “cresca il proverbiale isolamento del governo di Putin tanto declamato dai media occidentali”.

Questa assenza continua non sembra però fermare la sfida russa alle forze transatlantiche su questo campo particolare, avanzata anche da alcuni generali russi. “Invece di puntarci i fucili contro a vicenda, sfidiamoci l’un l’altro sui campi di addestramento”, cita un video di pubblicità dell’evento sul canale digitale russo RT, che termina poi con una frase a effetto: “Venite, vi stiamo aspettando”.

Marco Cerniglia


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