Simone Veil: la combattente d’Europa

Lo scorso 30 giugno nella sua casa di Parigi, si è spenta Simone Jacob, donna d’Europa.

Nata a Nizza il 13 luglio 1927, in una famiglia di religione ebraica, visse il dramma della Shoah. Deportata ad Auschwitz-Birkenau, divenne la matricola 78651. Riuscì a sopravvivere alle torture naziste ma perse i genitori e il fratello. Spesso manifestò il proprio timore verso il pericolo non tanto dell’oblio degli orrori dei campi di concentramento, quanto dell’utilizzo della memoria come forma di vezzo intellettuale. Ecco perché fu tra i soci fondatori e Presidente onorario della Fondation pour la Mémoire de la Shoah, organizzazione non-profit che si occupa della promozione della memoria e degli studi sulla tragedia della Shoah.

Al ritorno in Francia nel 1945, si iscrisse alla facoltà di Diritto e poi a Sciences Po, dove conobbe il futuro marito Antoine Veil, ispettore delle finanze e imprenditore. Ebbero tre figli, molti nipoti, e una gestione familiare opposta rispetto a quella dei genitori, infatti come raccontava lei stessa, la madre fu costretta a vivere sotto il controllo del marito, che la costrinse ad abbandonare gli studi di chimica per dedicarsi al focolare domestico e alla fine di ogni mese doveva mostrargli dettagliatamente i conti delle spese: “È stato il suo grande rimpianto, nostra madre non faceva che ripeterlo a noi tre sorelle: quando sarete grandi continuate a studiare, e trovatevi un bel lavoro”, parole che hanno segnato la sua vita e il suo essere femminista.

Nel 1956 Simone vinse il concorso in magistratura e nel 1970 diventa la prima donna Segretario generale del Conseil supérieur de la magistrature. Qualche anno dopo diventò direttrice dell’amministrazione penitenziaria: la donna che ha conosciuto la prigionia nei campi nazisti si dedicò a migliorare le condizioni di vita dei detenuti, nel rispetto della dignità umana, e ottenne poi il trasferimento in Francia degli indipendentisti algerini che in patria rischiavano la vendetta degli estremisti francesi dell’Oas.

Nel 1974 giunse al termine la sua carriera di magistrato, poiché con l’elezione di Giscard d’Estaing a Presidente della Repubblica francese, fu nominata ministro della sanità nel governo di  Chirac. La nomina di Simone Veil rappresentò una novità, anche perché fu una delle prime donne ministro e fu l’occasione per intraprende la missione che la consegnerà alla storia. Il 26 novembre, davanti a un’Assemblea nazionale composta al 95% da uomini, decide di presentare il progetto di legge per rendere legale l’interruzione volontaria di gravidanza. «Non possiamo più chiudere gli occhi sui 300 mila aborti clandestini che, ogni anno, mutilano le donne di questo Paese, si fanno beffe delle nostre leggi e umiliano le donne che vi fanno ricorso». La reazione non è incoraggiante, molti deputati la trattano da sgualdrina, il premier Chirac non la intralcia ma neppure la sostiene davvero. La reale novità consisteva nell’intendere la libera scelta sull’interruzione di gravidanza come un diritto delle donne . Dopo la discussione della legge, sotto casa della ministra scampata ai nazisti sono apparse le scritte “Veil = SS” e l’auto del marito fu ricoperta di svastiche. Lei non si arrese e andò avanti: il 17 gennaio 1975 la legge Veil entrò in vigore. La Francia è il primo Paese cattolico ad autorizzare l’aborto.

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Nel 1979 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento Europeo del quale fu eletta Presidentessa, la prima donna a ricoprire tale ruolo che rivestirà fino al 1982. Fu rieletta al Parlamento Europeo nel 1984, stavolta con la lista unitaria di centro-destra RPR-UDF capeggiata da lei e Chirac. Alle elezioni del 1989 non si ripresentò. Nel marzo 1993 venne nominata ministro di Stato, ministro della Sanità, degli Affari Sociali e delle Aree Urbane nel governo Balladur. Restò in carica fino al maggio 1995: avendo sostenuto la candidatura di Balladur alla presidenza della repubblica, fu esclusa dal neoeletto presidente Chirac dal nuovo governo. Nel marzo 1998 fu nominata membro del Consiglio costituzionale dal presidente del Senato Monory. Il suo mandato terminò nel marzo 2007, anno in cui si ritirò dalla scena politica.

Lo scrittore Jean D’Ormesson disse di lei: “l’enigma di Simone Veil risiede nel connubio di tradizione e modernità, nel suo spirito di indipendenza. Femminista, ma custode della differenza di genere, paladina dei più deboli, ma contraria alla vittimizzazione, severa con sé e con gli altri nel rifiutare la Legion d’onore in modo implacabile”.

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Il Presidente Macron ha deciso che Simone Veil e suo marito riposeranno al Panthéon.

Simon Veil ha rappresentato al meglio la Francia e l’Europa. Nonostante il dolore subìto durante il secondo conflitto mondiale, credeva nel sogno di un’Europa unita e lottò affinché il vecchio continente diventasse terra di pace e libertà. Voleva che i tedeschi, i francesi e tutti gli europei scegliessero un destino comune per non ritrovarsi mai più a combattersi: ecco perché auspicava che l’equilibrio tra la sinistra e la destra emarginasse l’estrema destra.

In Francia ha legato il proprio nome alle grandi battaglie per i diritti delle donne: dalla liberalizzazione degli anticoncezionali alla legalizzazione dell’aborto. Una lunga e durissima battaglia che la Veil ha condotto e vinto contro una parte della sua famiglia politica. Aveva sofferto troppo l’ingiustizia per accettare il trattamento riservato alle donne.

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Lei sarà sempre una stella della bandiera europea.

Francesca Rao


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