Amministrative 2017, il centrodestra come il M5s di un anno fa. Un segnale per il Pd, e per Berlusconi

Con i ballottaggi di domenica scorsa, si è chiusa la tornata elettorale delle amministrative. Elezioni, partite nel totale disinteresse generale dei partiti impegnati com’erano in prossimità del primo turno a litigare sulla legge elettorale, e che, seppur nelle loro specificità, con la negatività dell’astensionismo elevato, ci lasciano degli importanti segnali a livello politico.

In sintesi: il Pd (ri)perde, il M5s non perviene, il centrodestra ritorna. Un anno fa, Roma e Torino perse al ballottaggio a favore dei pentastellati segnavano il passo del crollo di consensi del governo, ma soprattutto di Matteo Renzi, in vista anche della successiva débâcle del 4 dicembre. Oggi, invece, è toccato a Genova, Verona e L’Aquila. Nonostante la minimizzazione dell’ex premier, che ha parlato di risultato a “macchia di leopardo”, nel Pd la delusione è visibile.

A distanza di un anno, il ballottaggio risulta ancora indigesto e dimostra come il modello Renzi del “partito della nazione”, non esista più. Il Pd non riesce ad attrarre elettorato dagli altri partiti usciti al primo turno, finendo per perdere al ballottaggio. Al di là delle difficoltà di trovare candidati credibili, in grado di trainare un’intera coalizione, il Pd sembra esser entrato in un vortice di progressiva perdita di consenso, che non può non spaventare a pochi mesi dalle politiche del 2018.

Esulta per la disfatta democratica, il M5s. Ma, dopo il primo turno, resta il fatto che, a distanza di un anno dal trionfo della Raggi e dell’Appendino, il movimento “non sia pervenuto” all’appello di queste amministrative. Con l’ulteriore beffa della vittoria del “nemico” Pizzarotti a Parma. Un’assenza ingiustificata, a soli dodici mesi da ciò che doveva rappresentare la svolta in vista del 2018. E, invece ecco la batosta. Il pensiero corre alle disavventure pentastellate di Roma, e non solo, che potrebbero aver funto da monito per gli elettori, che infatti hanno preferito guardare altrove.

In particolare al centrodestra, vero vincitore di questa tornata amministrativa. Evidente, ripercorrendo quanto accaduto a parti inverse un anno fa, come al ballottaggio ci sia stata una trasposizione di voti dal M5s al centrodestra contro il Pd e Renzi. Ma, lo è altrettanto come la coalizione compatta del centrodestra rappresenti, ancora oggi, un modello competitivo. E chissà che il risultato di domenica non possa convincere Berlusconi a far un passo in direzione dei “sovranisti” Salvini e Meloni, come vorrebbero molti dei suoi luogotenenti (Gasparri e Toti su tutti). Ma, il problema è proprio quello: convincere il Cavaliere. Un anno fa, Berlusconi sembrava compiaciuto per il fallimento della Meloni e di Salvini. Oggi, davanti ad una vittoria, appare più preoccupato di riaffermare la propria linea e la propria leadership di fronte a chi gli presenta il conto di un centrodestra che sembra andare in direzione opposta alla sua. E non è detto che per il 2018 queste strade possano ricongiungersi.

Mario Montalbano


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