Il Brasile

Questo mese parleremo del Brasile, il più grande Paese dell’ America latina. Si estende per 7000 chilometri di costa atlantica e la foresta tropicale amazzonica occupa la metà settentrionale del Paese. Colonia portoghese fino al 1822, grazie alle sue risorse naturali è divenuta una potenza economica regionale.

Caratterizzato da una notevole varietà etnica e da una irregolare distribuzione sul territorio, ha visto inaugurare la sua capitale, Brasilia, nel 1960. Brasilia, capitale politico-amministrativa, fu costruita per attrarre verso l’interno le classi più disagiate delle città sovrappopolate della costa. La sua pianificazione urbanistica si deve all’architetto Lucio Costa, che progettò una città a forma di croce, o di aereo, con le zone residenziali situate nelle ali e le principali vie di circolazione ed i luoghi d’incontro disposti lungo l’asse nord-sud. Nel tempo la città è divenuta famosa anche per i suoi edifici, opera dei più rinomati architetti brasiliani, come Oscar Niemeyer, fautore anche del Congresso nazionale di Brasilia, divenuto patrimonio dell’umanità.

Quando si parla di Brasile la prima immagine che viene in mente è l’icona del Cristo del Corcovado, eretto nel 1931 nella parte alta della città di Rio de Janeiro. Il Brasile gode della più vasta foresta tropicale del pianeta ed ospita più della metà delle specie vegetali ed animali conosciute. L’Amazzonia costituisce la maggiore riserva biologica della terra, non solo dal punto di vista vegetale ed animale, ma anche dal punto di vista demografico e culturale. Questa zona ospita infatti, 330000 indigeni che appartengono a 220 etnie e parlano 180 lingue diverse. Analizzando un po’ il Paese, possiamo affermare che il Brasile ha una superficie di 8511965 km² e conta 17255900 abitanti; tuttavia la densità urbana è dell’80,7%, ciò significa che estese parti sono disabitate ed altre invece sono sovrappopolate. La moneta è il Real, e il suo PIL è di 7.625 pro capite.

Nonostante la crescita economica, la distribuzione del reddito è fortemente disomogenea ed ampie fasce di popolazione vivono ancora in stato di povertà. Le comunità autoctone sono ridotte a poche centinaia di migliaia di individui, concentrati lungo il Rio delle Amazzoni, nel Mato Grosso, negli stati di Pará, Roraima e Maranhão e nel parco indigeno dello Xingu (altopiano centrale). Nel 2004 è entrata in vigore la Convenzione 169 dell’ILO sui popoli indigeni, che garantisce la protezione delle popolazioni autoctone e la tutela delle loro culture e tradizioni. Sono presenti grandi comunità di origine italiana, portoghese, spagnola e tedesca. In Brasile troviamo più di cento dialetti e molteplici lingue amerindie, tuttavia la lingua ufficiale rimane il portoghese. Il Brasile è una repubblica federale e la sua costituzione risale al 1822. La popolazione ha una speranza di vita media intorno ai 67 anni e un indice di fecondità molto basso di 2,27%, rimane alta anche la mortalità infantile che si attesta a 42,3 per ogni mille. In Brasile ci sono varie presenze internazionali, gli organismi di rilievo sono l’OEA, Mercosur, ALADI. Dal 2001 al 2005 la città di Porto Alegre ha accolto il Forum Sociale Mondiale che riunisce i movimenti sociali e le organizzazioni non governative di tutto il mondo che si oppongono all’attuale modello di globalizzazione neoliberale sotto lo slogan “un altro mondo è possibile”. Le persone che si riuniscono a Porto Alegre reclamano tra l’altro, l’abolizione del debito estero e la risoluzione dei conflitti internazionali attraverso la strada del dialogo.

Per concludere è importante sottolineare la situazione economica: il 2016 è stato il secondo anno consecutivo di recessione per il Paese, che soffre moltissimo del calo dei prezzi del petrolio, dell’alta inflazione, della bassa produttività e della carenza di investimenti. Reso vano il tentativo del governo di sanare i conti pubblici dopo le elezioni del 2014 nel 2015 la disoccupazione ha visto un’ulteriore impennata. Gli ultimi esecutivi hanno perseguito una politica volta a sostenere lo sviluppo industriale nei settori avanzati, promuovendo inoltre la riforma agraria e lo sviluppo delle infrastrutture, che rimangono però carenti. Accordi economici con altri Paesi emergenti favoriscono l’accesso del Paese alle materie prime ed aprono mercati di sbocco per i prodotti manifatturieri. Il punto di forza del Paese rimane il settore secondario dove occupa un importante posto di rilievo la produzione di energia elettrica; questa viene ricavata in gran parte idricamente. Tra gli impianti idroelettrici principali si ricordano quello di Itaipú, costruito insieme al Paraguay sul fiume Paraná, e quello di Tucuruí, sul fiume Tocantins. Ad Angra dos Reis è attiva una centrale nucleare con due reattori in produzione ed un terzo in costruzione.

Ma un punto di forza del Brasile è anche l’industria: il Brasile è infatti tra i primi dieci Paesi industriali del mondo. La produzione industriale è vasta, settori importanti sono quello siderurgico (Volta Redonda, nello stato di Rio de Janeiro; Usiminas, nel Minas Gerais; Cosipa, presso São Paulo) e metallurgico (Santo André, São Bernardo do Campo, São Caetano do Sul, São Paulo). Di fondamentale importanza è anche la raffinazione del petrolio e la chimica, con raffinerie a Manaus (Amazonas), São Francisco do Conde (Bahia), Fortaleza (Ceará), Betim (Minas Gerais), Araucária (Paraná), Itaboraí (Rio de Janeiro), Guamaré (Rio Grande do Norte), Canoas (Rio Grande do Sul), Cubatão, Mauá, Paulínia, São José dos Campos (São Paulo), e con impianti chimici a Recife, Cabo Frio, Salvador, Aracajú, Curitiba, Niterói, São Paulo, Porto Alegre. Sviluppati sono alcuni comparti meccanici ad alta tecnologia, in particolare quello aeronautico (l’Embraer è il quarto produttore mondiale di aerei) e quello automobilistico.

Simona Di Gregorio


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