Kuki Gallmann, dopo l’agguato la lotta continua

La guerra invisibile agli occhi del mondo ha colpito un’italiana, Kuki Gallmann, ed ecco che i riflettori sono puntati sul Kenya. Qui le istituzioni sono ancora troppo deboli e la criminalità troppo forte. Kuki, scrittrice ambientalista che ha ottenuto la cittadinanza kenyota, è stata colpita da un colpo d’arma da fuoco allo stomaco in un agguato e dopo un apparente miglioramento, le sue condizioni sembrano non conoscere significativi miglioramenti.

Cosa è successo? Il 23 aprile alcuni uomini hanno assaltato il veicolo in cui viaggiavano Kuki Gallmann e il suo autista, che si erano dovuti fermare per la presenza di un tronco d’albero a sbarrare la strada verso la tenuta di proprietà dell’italiana. Nella sparatoria tra i malviventi e l’autista, aiutato dai ranger del Servizio fauna selvatica del Kenya accorsi in aiuto, la donna è stata ferita allo stomaco. Che si tratti dell’ennesima intimidazione o di un concreto tentativo di ucciderla, l’imboscata contro la Gallmann è – con tutta probabilità – la reazione alle battaglie che l’ambientalista di origini italiane porta avanti da tanti anni. Il giorno dopo, due degli aggressori sono stati uccisi dalle forze di sicurezza kenyote e altri presunti complici sono stati arrestati.

Chi è Kuki Gallmann? Scrittrice e conservazionista 73enne di origini venete, è divenuta proprietaria di un vasto ranch a Laikipia, nella Rift Valley del Kenya, base dove da più di trent’anni difende le specie animali dal bracconaggio e dalle tribù di allevatori che tentano di appropriarsi dei terreni degli ambientalisti. La donna, autrice del best seller “Sognavo l’Africa”, gestisce anche una fondazione (Gallmann Memorial Foundation) che si occupa della salvaguardia della fauna nell’altopiano di Laikipia e per questo vittima di diverse minacce, alle quali non è seguita un’adeguata risposta istituzionale. Kuki ha sempre annunciato che non se ne sarebbe andata via, che non avrebbe lasciato la sua casa ma, soprattutto, la sua vita votata alla difesa degli animali.

I precedenti. I grandi allevatori e pastori in quell’area sempre più arida del Kenya, conducono da tempo una battaglia per sottrarre terreni ai conservazionisti, in primo luogo a causa della dilagante siccità che sta vivendo il Kenya da molti anni, in secondo luogo per eliminare un ostacolo al bracconaggio, vivissimo in Kenya e nell’Africa centro-meridionale. Ignoti, qualche anno fa, avevano dato fuoco a parte della sua tenuta e fatto partire dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo della figlia di Kuki, Sveva, fortunatamente uscita illesa dall’assalto. Si tratta di vere e proprie operazioni di esproprio illegale a colpi di pistola, che siano aggressioni contadine o intimidazioni dalle radici politiche, legate ad interessi economici “superiori”. Dalle stesse parti sono morti un guardiano kenyota, Duncan Murimi, e il proprietario inglese di un’altra tenuta, Tristan Voorspuy, colpito mentre si dirigeva a cavallo verso un casolare incendiato.

E adesso? Dopo essere stata tempestivamente trasportata in ospedale, quello piccolo di Nanyuki e successivamente in elicottero presso l’ospedale militare di Nairobi, Kuki è potuta nonostante le ingenti perdite di sangue. Salva per miracolo la “grande combattente” – come viene definita nei diversi attestati di stima che le arrivano dal mondo politico – che non è stata ancora dichiarata definitivamente fuori pericolo. Negli ultimi giorni infatti si sono aggravate le condizioni della scrittrice. A dieci giorni di distanza le sue condizioni sono tornate a destare preoccupazione.
Sono gli stessi familiari della Gallmann ad ammettere che la scrittrice ha subito una seconda operazione e che è molto indebolita a causa dell’infezione contratta all’intestino dopo la rimozione del proiettile dal ventre, una situazione che è stabilmente grave. Si attende il bollettino medico dei prossimi giorni per capire i tempi di recupero e quando Kuki potrà essere dimessa. La speranza è sempre quella di rendere visibile una battaglia contro la criminalità, rappresentata dal (quasi) sacrificio di una donna che ha dedicato l’intera vita per la preservazione degli animali in Kenya.

Daniele Monteleone


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