Gli stalkers di Chernobyl

Di Giusy Granà – La vicenda dell’esplosione del reattore numero 4, avvenuta il 26 aprile 1986, della centrale nucleare di Chernobyl è ben nota. L’esplosione comportò la morte di 65 persone accertate e 4.000 casi successivi di tumori alla tiroide, come si evince da un rapporto redatto dall’UNSCEAR, il Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti.Greenpeace ha stimato invece un numero maggiore di perdite di vite umane a causa dei tumori imputabili al disastro in questione, pari a 6.000.000. Tra questi decessi vanno considerati anche quelli dei liquidatori, che si occuparono della successiva messa in sicurezza della zona e della costruzione del cosiddetto “sarcofago” per contenere i detriti. Al suo interno sono state raggiunte temperature così elevate che la struttura si è indebolita, al punto da renderne necessaria la ricostruzione. La sostituzione è avvenuta il 29 novembre 2016.

A 3 km di distanza ci sono i resti della città di Pripyat, dalla quale furono evacuati in tempi rapidi 50.000 abitanti. Diventata una città fantasma, si è sviluppato attorno a questa area (la dead zone) una sorta di “turismo nucleare”. Pripyat è diventata fonte di attrazione per i giovani ucraini: vengono organizzati dei transfer e delle visite nell’area. L’accesso è libero, a patto di firmare una liberatoria per esimere lo Stato da qualsiasi responsabilità in caso di malattie future riconducibili all’esposizione a materiale radioattivo. A tal proposito, basti pensare che fino al 7% della spesa pubblica in Ucraina e in Bielorussia riguarda spese di risarcimento legate al disastro di Chernobyl.

Di contro, ci sono altre persone che si introducono nella città in modo illegale: i cosiddetti “stalker”, termine derivante dal romanzo fantascientifico “Roadside Picnic” dei fratelli russi Strugatsky, dove alcuni coraggiosi sopravvivono nelle zone visitate dagli alieni e ad altri strani fenomeni. Prese spunto da questo romanzo il film “Stalker” del regista Andrei Tarkovsky.

Nella maggior parte dei casi, gli stalker nascondono alle proprie famiglie la propria attività. Entrano illegalmente nella dead zone, la esplorano forniti di un contatore Geiger -che ovviamente segna valori al di sopra della norma-, fanno il bagno nelle acquee contaminate del fiume Pripyat che passa attraverso la zona di alienazione e, cosa ancora più assurda, bevono questa stessa acqua aggiungendo del disinfettante. Nonostante tale aggiunta l’acqua rimane ugualmente contaminata e quindi altamente nociva. Tutto per una botta di adrenalina, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute.


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