Le basi di una (evitabile) terza guerra mondiale

Era il primo settembre del 1939 quando il Terzo Reich di Adolf Hitler lanciava la “Polenfeldzug”, la campagna di Polonia, occupando il Paese in meno di un mese e dando inizio alla seconda guerra mondiale. La potenza tedesca avanzò senza indugio, arrivando a minacciare Mosca e Londra, dopo aver occupato Parigi, Amsterdam, Varsavia, Vienna e gran parte del territorio europeo. Sarebbe servito l’intervento americano al fianco delle potenze alleate per sconfiggere definitivamente i tedeschi, con l’occupazione di Berlino il 2 maggio 1945. Le conseguenze di quella guerra furono impressionanti, avendo essa causato milioni di vittime, tra militari e popolazioni civili.

La storia, oggi, sembrerebbe ripetersi. Le recenti ostilità e prove di forza che contrappongono gli Stati Uniti e la Corea del Nord non sembrano di facile risoluzione. Da una parte gli americani, rinvigoriti dalla neo presidenza di Donald Trump, che promette un ritorno alle glorie degli States a colpi di isolazionismo ed armi, minacciano di intervenire sul territorio coreano. Dall’altra la Corea del Nord, guidata da Kim Jong Un, giovane dittatore senza scrupoli, che ha portato il Paese a trasformarsi in una grande caserma militare ed a minacciare i vicini giapponesi a colpi di prove missilistiche. I recenti test missilistici di Pyongyang hanno destabilizzato la diplomazia americana, portandola a minacciare l’intervento armato e ad inviare la flotta militare a largo della penisola coreana. Un gioco di forza pericoloso, dal momento che i due Paesi non hanno nascosto il probabile uso di armi atomiche. Il ruolo delle Nazioni Unite e del suo Consiglio di Sicurezza si è rivelato ancora una volta fallace, dal momento che gli Stati Uniti hanno agito senza chiedere autorizzazioni all’intervento in Siria ed Afghanistan, come dimostrazione di forza e di supremazia militare.                   

E’ essenziale ricordare che l’obiettivo fondamentale delle Nazioni Unite consiste nel mantenere la pace mondiale. Secondo quanto previsto dallo Statuto, gli Stati membri convengono nel risolvere le proprie controversie con mezzi pacifici, evitando di minacciare altri Stati e ricorrere all’uso della forza. Gli Usa, con il lancio dei missili BGM-109, tristemente noti come “missili Tomahawk”, hanno violato questo precetto, ostacolando di fatto la prosecuzione di un dialogo con l’interlocutore coreano al fine di garantire la pace. Di fronte all’ennesima dimostrazione di impotenza dell’Onu, il baricentro diplomatico si sposta automaticamente verso le due superpotenze presenti nelle vicinanze di Pyongyang: la Repubblica Popolare Cinese e la Russia. La loro capacità di arginare la sete di guerra statunitense sarà fondamentale per evitare una catastrofe, quale sarebbe quella di un nuovo conflitto globale. Nel conflitto tra Stati Uniti e Corea del Nord, queste due potenze sarebbero indotte ad affiancare Kim Jong Un per vari motivi, da quelli di natura territoriale a quelli propriamente militari. Da non sottovalutare poi le motivazioni di natura economica, cioè la lunga battaglia morale per la supremazia mondiale nell’economia: il conflitto sarebbe un ottimo pretesto per testare la potenza economica di ciascuna potenza coinvolta.

E’ naturale, direi auspicabile, cercare di risolvere le controversie con i mezzi pacifici, evitando di destabilizzare gli equilibri globali e promuovendo la distensione dei rapporti tra le parti coinvolte. La guerra che rischia di scoppiare non sarebbe più combattuta sui campi, ma sarebbe combattuta a colpi di missili ed armi di distruzione di massa, provocando un’escalation distruttiva per l’intero pianeta. Ancora una volta oggi, anzi ancor di più oggi, risulta ribadire che la pace è essenziale per la sopravvivenza dell’uomo stesso. I tempi di Hitler e della Guerra Fredda sono lontani decenni e non possiamo più ripeterli.

Giuseppe Sollami


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