Mine antiuomo: focus sulle bombe giocattolo

Le mine antiuomo generalmente vengono sparse sul territorio e una volta calpestate si attiva il detonatore ovvero un piccolo oggetto costituito da esplosivo primario di alta qualità che ne attiva uno secondario, ma non finisce qui. Gli elicotteri russi lanciano, a migliaia e a bassa quota sui villaggi afghani, modelli PFM-1 noti come pappagalli verdi. A causa della loro forma attrattiva questi vengono raccolti da bambini, ignari della loro sorte. L’Isis ha inserito in vari giocattoli e peluche, sparsi per Mosul, quantità di esplosivo sufficiente a uccidere i bambini in quanto potrebbero diventare futuri soldati e pertanto rappresentare una minaccia.

Molti luoghi per esempio in Iran e in Iraq, soprattutto lungo i corsi d’acqua e nei cimiteri in quanto luoghi frequentati, sono cosparsi da bombe. È il caso della Valmara 69, una mina antiuomo -ideata dalla Valsella Meccanotecnica ovvero azienda italiana produttrice di mine- che si mimetizza perfettamente con il terreno grazie al suo colore verde o sabbia, il quale racchiude al suo interno un cilindro di alluminio che rappresenta il cuore dell’ordigno. Quest’arma può uccidere nel raggio di 25 m, ma i suoi frammenti post esplosione -la quale è immediata- costituiscono senza dubbio un pericolo.

Altra mina antiuomo a fabbricazione italiana è la VS-50. Calpestare quest’ultima potrebbe comportare la perdita totale o parziale degli arti inferiori, in quanto contenente al suo interno esplosivo sufficiente che possa cagionare la morte.

Riprendendo il titolo del presente elaborato ci si chiede, cosa siano le bombe giocattolo. Come pocanzi accennato, queste sono conosciute come pappagalli verdi per via della loro forma e colore: si tratta di oggetti di 10 cm ciascuno, formati da due ali ideate per farli volteggiare meglio e al centro un cilindro. La mina non ha un’esplosione immediata, ma è costruita in modo tale che possa essere trasportata e che vi si possa giocare, fino al momento in cui non incombe il buio della morte. È indubbio che vi sia dietro un’affinata tecnica di fabbricazione. I pappagalli verdi sono diffusi anche in Perù, dove essi rappresentano la violenza dei militari, per i colori mimetici che riportano.

Tra gli oggetti letali che vengono gettati dagli aerei vi sono i flares. Si tratta di cilindri di magnesio nati per ingannare i sensori ottici dei missili, grandi tanto quanto una bottiglia i quali al contatto con l’aria bruciano. Spesso, però, questi non si distruggono in aria, ma cadono sul suolo e vengono raccolti dai bambini afghani a Kabul, i quali riportano ustioni molto gravi.

Accade frequentemente che si trovino vari oggetti nelle montagne, tra cui metallo utile per essere rivenduto. Ma non è sempre così. Questi, di varie forme e dimensioni, sono nella maggior parte dei casi mine antiuomo.

Svolge attività di contrasto a tale fenomeno l’ICBL, acronimo di International Campaign to Ban Landmines, affinché si possa proibire e abolire la produzione e la vendita degli ordigni nel mondo. Questo scopo è stato perseguito con il Trattato di Ottawa o “Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antiuomo e relativa distruzione”. L’Italia ha firmato il presente trattato nel 1997. Tra gli Stati non firmatari vi sono: l’Arabia Saudita, la Cina, la Corea del Nord, l’India, l’Iran, la Libia, la Russia, gli Stati Uniti e la Siria.

Si consiglia fortemente la lettura del libro Pappagalli verdi- Cronache di un chirurgo di guerra- di Gino Strada, punto di riferimento per la stesura dell’elaborato.

Giusy Granà


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