Da Nizza a Stoccolma, viaggi di sola andata

Le città europee interessate da momenti di follia omicida sono – purtroppo ben note a noi – Nizza, Berlino, Londra e ora Stoccolma. Queste le location degli attentati realizzati con lo stesso metodo, dove il terrorismo piomba direttamente sulla folla a bordo di un mezzo, un’arma a tutti gli effetti.

Gli obiettivi sono luoghi affollati, sostanzialmente ad alto potenziale di mortalità: mercati all’aperto, strade molto frequentate, celebrazioni e manifestazioni pubbliche, parate di qualunque tipo. Non importa che si tratti di una periferia o del pieno centro di una metropoli. La strategia è sempre la stessa, non si serve di esplosivi a bordo del mezzo. Basta un auto o un camion per travolgere e uccidere un alto numero di persone, completamente ignare e prese alla sprovvista soprattutto perché si tratta di mezzi presenti in città di norma.

L’attacco più sanguinoso finora messo in atto è stato quello di Nizza, il 14 luglio dello scorso anno, ed anche il primo attacco su mezzo cronologicamente. Molti video testimoniano l’agghiacciante evento accaduto in quella serata estiva. Quella volta un tir si è lanciato a tutta velocità sulla Promenade des Anglais, uno stradone alberato e frequentatissimo proprio in quell’occasione per le celebrazioni della festa nazionale francese. Un giorno che dal 2016 ha certamente cambiato in negativo il proprio significato per la Francia. Il terrorista alla guida del camion, il tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, riuscì a ottenere il macabro bottino di 86 persone uccise, tra cui molti bambini, prima di essere freddato dagli agenti della polizia francese. Ci furono oltre 400 feriti.

Passano alcuni mesi ed è il momento di Berlino. Il 19 dicembre 2016, il tunisino Anis Amri, a bordo di un camion, si lancia sul mercatino di Natale nei pressi del centro città, vicino la Chiesa del Ricordo. Il bilancio finale è meno grave di quello francese ma tragico allo stesso modo: 12 i morti sull’asfalto e circa 50 i feriti. Amri verrà ucciso tre giorni dopo in un controllo di polizia a Sesto San Giovanni, vicino Milano.

È il 22 marzo di quest’anno quando un attentato ha colpito il cuore di Londra. Cinque morti – bilancio ufficiale, aggiornato dopo la morte di una donna che era stata ricoverata in gravi condizioni – e 40 feriti dopo l’ennesimo attacco folle: Khalid Masood, il cinquantenne terrorista britannico, a bordo di un suv si è lanciato a tutta velocità lungo il Westminster Bridge, travolgendo molte persone, finendo la sua corsa davanti ad uno degli ingressi del Parlamento dove ha continuato le aggressioni con un coltello, prima di essere colpito a morte dai poliziotti londinesi.

Una scia di sangue che è arrivata appena venerdì scorso, il 7 aprile, nel centro di Stoccolma. Il pomeriggio di terrore – circa le 15 ora locale – ha visto un camion piombare a tutta velocità sui passanti nella zona commerciale e dello shopping pedonale del centro città compiendo la carneficina. L’autocarro ha falciato i pedoni totalmente a caso, terminando la sua strada su un centro commerciale dove si è schiantato rimanendo di fatto incastrato. Per terra rimangono 4 vittime e 15 feriti di cui molti ricoverati in gravi condizioni. L’uomo sospettato di essere alla guida del mezzo è riuscito a scappare, e c’è ancora confusione sull’identità dell’attentatore e dei suoi possibili complici.

Non solo ordigni nascosti, ma grossi mezzi di trasporto inosservati nel traffico cittadino che si fiondano su aree metropolitane gremite di persone. Il terrorismo in Europa si serve ancora di questi one minute attack, e basti pensare al caos seminato dall’attentatore londinese durato appena 80 secondi.

Daniele Monteleone


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