Com’è cambiato il concetto femminismo? Evoluzione e involuzione

Risulta interessante rispondere alla domanda “come è cambiato il concetto di femminismo?”. Molte sono state le lotte femministe ai fini del riconoscimento di pari dignità tra i due sessi, nonché le lotte affinché venissero riconosciuti e garantiti gli stessi diritti tra uomini e donne.

Queste rivendicazioni per contrastare il maschilismo hanno portato negli anni a una evoluzione storica e le donne hanno visto dei cambiamenti degli schemi mentali della società. Da quanto ottenuto da Olympe de Gouges, con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791 o da Mary Wollstonecraft ritenuta fondatrice del femminismo liberale, dall’altro lato rileva ricordare il femminismo socialista nato ai fini dell’ottenimento di diritti sindacali. Più “aggressivo” è invece il femminismo anarchico, secondo il quale solo una modificazione sociale avrebbe liberato le donne dall’impostazione patriarcale. O ancora il movimento delle suffragette del Novecento che vide come leader Emmeline Pankhurst, volto per esempio all’ottenimento del diritto di voto, con il quale le manifestanti rivendicavano diritti mediante lo sciopero della fame. Il concetto si è evoluto tanto da dover attribuire nuovi aggettivi qualificativi come femminismo lesbico – frutto anche dei gender studies – o quello nero.

Mentre prima il femminismo si caratterizzava per la sua linea improntata alla dignità della persona e al senso del pudore durante le proteste, oggi questo ha perso di vista i due aspetti. Non si esaurisce qui la portata del cambiamento. Questo è mutato nella sua forma, e un esempio è quanto messo in pratica dalle cosiddette femen.

Con quest’ultimo termine si fa riferimento al movimento femminista di protesta fondato da Anna Vasil’evna Gucol e nato a Kiev nel 2008, il quale si caratterizzava per il fatto di mostrare i corpi nudi delle femministe durante la protesta. Che sia solo una forma per attirare l’attenzione? Ma farlo, utilizzando il proprio corpo come strumento, fino a che punto si può ritenere rispettoso per la donna in quanto tale? Il movimento ha giustificato il ricorso al nudo in seguito alla serie di limitazioni imposte dal paese, e questo è ritenuto l’unico modo per ricevere ascolto. Il corpo quindi inteso come unica arma a disposizione. Oserei definirei il movimento in questione una degenerazione dell’emancipazione femminile, un’offesa verso le grandi donne che hanno fatto la storia del femminismo fino ai giorni nostri.

Tra gli obiettivi del movimento vi era quello di fornire alla società un’immagine dell’Ucraina diversa e lontana dall’idea del paese intesa come meta del turismo sessuale, con lo scopo di parlare di un luogo in cui le donne potessero avere varie opportunità. Obiettivo principale delle femen è quello di organizzare, entro il 2017, una vera è propria rivoluzione femminista.

Contro l’organizzazione sono stati avviati dei procedimenti penali dopo una serie di atti che offendono lo Stato, come quelli vandalici. Dal 2015, in seguito ad azioni di contrasto, il movimento si considera non più attivo come prima.

Trattare soltanto di quanto svolto dal movimento delle femen può risultare riduttivo, in quanto non esiste soltanto questo tipo di nuovo femminismo. Quest’ultimo assume anche dei tratti più pacati, si fonda sull’utilizzo dell’intelligenza per potere mettere in pratica il proprio sapere, ai fini dell’eliminazione delle diseguaglianze. Questo è ciò in cui spero: una sorta di ritorno alle origini. È, a mio avviso, con l’utilizzo incessante della parola che possono essere rivendicati diritti. È la parola l’arma più potente di cui l’uomo dispone.

Giusy Granà


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