La NATO: passato, presente e futuro dell’Alleanza atlantica

La NATO, acronimo di North Atlantic Treaty Organization, è un’organizzazione internazionale per la collaborazione nella difesa. Il suo trattato istitutivo fu firmato a Washington il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno. Attualmente, fanno parte della NATO 28 Stati del mondo.

All’indomani della seconda guerra mondiale, nelle opinioni pubbliche occidentali prese corpo il timore che il regime sovietico potesse non accontentarsi della spartizione geografica stabilita dalle varie conferenze di pace. Si generò così quel movimento d’opinione volto ad arginare le mire espansioniste per l’affermazione globale dell’ideologia comunista. La NATO rispondeva proprio all’esigenza di mettere a fattor comune i dispositivi di difesa dei Paesi occidentali per reagire all’eventuale minaccia sovietica. Il concetto informatore di questa nuova Alleanza era quello della cosiddetta difesa collettiva, riportato nell’art. 5 del Trattato, che così recita: “Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l’uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area Nord Atlantica”.

Nella storia delle relazioni internazionali, la NATO rappresenta una delle pochissime alleanze sopravvissute alla vittoria sull’avversario. Trattasi di un’alleanza straordinariamente longeva ed estremamente istituzionalizzata. Essa ha paradossalmente mostrato più attivismo e vitalità proprio nel periodo successivo alla scomparsa dell’Unione Sovietica, che per quarant’anni aveva rappresentato la sua ragione strategica fondamentale. Oggi il suo ruolo e la sua efficacia rimangono significativi, tuttavia sono compromessi dai processi di mutamento del sistema internazionale, a cui l’alleanza può reagire ma che non può governare. Le sfide dello scenario internazionale post bipolare ed ancor più le crisi internazionali recenti (economico-finanziaria, Ucraina, Medio Oriente, Mediterraneo) pongono la NATO al cospetto di equilibri nuovi ed in costante ridefinizione. Il passaggio strategico alla global-NATO ha finito per snaturare la mission originaria, dando vita ad un over-stretching geopolitico smisurato, che ha comportato all’alleanza più costi che benefici in termini di prestigio, efficacia e potenza. Nonostante il ridimensionamento dell’egemonia americana e del relativo assetto istituzionale multilaterale, è altrettanto vero che la NATO rimane un solido ed irrinunciabile ancoraggio per la sicurezza euro-atlantica. Le ragioni della sua odierna influenza sono svariate: assenza di alternative credibili e praticabili, costi di un ipotetico abbandono dell’alleanza nettamente superiori ai benefici, sviluppo di capacità militari di reazione rapida e proiezione militare quali strumenti di sicurezza imprescindibili nell’attuale contesto internazionale. Inoltre la politica assertiva della Russia in varie aree geografiche ed il riaccendersi di gravi tensioni ai confini orientali dello spazio atlantico e dell’UE non fanno che rendere concreta la perdurante attualità dell’Alleanza atlantica; non a caso si è detto che Putin abbia ridato vita ad un’alleanza alla ricerca affannosa della sua ragion d’essere nel post-guerra fredda.

Il rapporto NATO-Russia è uno dei maggiori fattori di tensione. Il costante allargamento ad Est dell’Alleanza atlantica, con l’inglobamento delle ex repubbliche sovietiche, viene sempre più interpretato alla stregua di un vero e proprio accerchiamento nei confronti della Russia

Altro elemento di conflittualità riguarda i rapporti di forza interni alla stessa alleanza, con gli Usa azionisti di maggioranza non più disposti ad agire in nome e per conto dei partner europei, rei di essere consumatori a sbafo della sicurezza euro-atlantica. Nei giorni scorsi il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha dichiarato che gli Stati Uniti manterranno i loro impegni nei confronti dei Paesi membri della NATO, garantendo la continuità dell’operato dell’Alleanza atlantica. Il capo della diplomazia statunitense ha però richiamato gli alleati europei affinché aumentino la loro spesa per la difesa fino al raggiungimento del 2% del PIL entro il 2024. Stando al 2016 infatti soltanto quattro Paesi tra i membri europei della NATO hanno raggiunto o superato tale soglia: Estonia, Grecia, Polonia e Gran Bretagna. Il presidente Usa Donald Trump, dopo aver definito “obsoleta” l’Alleanza atlantica durante la campagna elettorale, sembra adesso ribadire il suo sostegno alla NATO, a patto che gli alleati europei dimostrino concretamente di voler incrementare il loro contributo.

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In questo teatro di incertezza e di fibrillazione la NATO celebra oggi il suo 68° anniversario. Quel congegno difensivo pensato nel secondo dopo guerra, ha mutato parzialmente i suoi obiettivi, adeguandosi al nuovo panorama internazionale. Ombrello da portarsi sempre dietro e da aprire in caso di pioggia, la NATO mantiene il suo ruolo strategico anche se il bipolarismo muscolare ha definitivamente lasciato il posto al multipolarismo anarchico.

Francesco Polizzotto


 

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