La strage delle adolescenti in Guatemala

In Guatemala, uno dei paesi più poveri, corrotti e violenti del continente, dove i soldi per le politiche sociali non si trovano, ma le imprese e i ricchi pagano le tasse più basse dell’America latina, mentre si stava svolgendo lo sciopero globale delle donne contro la violenza di genere, è stato compiuto un crimine di Stato.

40 ragazze tra i 13 e i 17 anni, ospiti di una casa di accoglienza dell’istituto Maria Virgen de la Asunción, nata nel 2006 a San José Pinula, a una ventina di chilometri dalla capitale, che ospita bambini e adolescenti vittime di violenze domestiche o che vivono per strada, sono state divorate dalle fiamme all’alba dell’8 marzo. Molte sono rimaste ferite nel rogo e si trovano in ospedale per le gravi ustioni sul corpo. Secondo il ministro del Welfare, Carlos Rodas, l’incendio è scoppiato dopo che alcuni adolescenti hanno dato fuoco a dei materassi del rifugio. Il rogo si è sviluppato nel settore femminile e secondo alcuni attivisti sarebbero state chiuse appositamente in una stanza per evitare che fuggissero. Molte delle ospiti sono rimaste ferite nell’incendio, altre si trovano ricoverate in ospedale poiché hanno riportato ustioni sul corpo. Le ragazze avevano denunciato una serie di abusi sessuali e altri maltrattamenti subiti da coloro che avrebbero dovuto accudirle e garantire loro un futuro migliore.

I loro corpi carbonizzati sono stati portati fuori dai pompieri tra le urla disperate dei familiari accalcati fuori dal cancello della struttura. L’«Hogar Seguro», il luogo sicuro che le doveva proteggere, si è trasformato nella loro tomba.

Da questa struttura finanziata dal governo, i giovani ospiti, maschi e femmine, cercavano di scappare. L’ultima fuga è avvenuta proprio il giorno prima dell’incendio, quando dopo una rivolta di massa, una cinquantina di adolescenti erano riusciti a fuggire, ma erano poi stati in gran parte ritrovati e riportati dentro. Lo scorso novembre altri 47 erano riusciti a scappare, fatto che provocò il licenziamento del direttore. Da allora l’ufficio guatemalteco per i diritti umani monitora la situazione nel centro. I controlli erano scattati dopo le ripetute lamentele dei ragazzi per i maltrattamenti, cibo scadente e pessime condizioni di vita in una struttura prevista per 400 persone arrivata ad accoglierne 750 tra bambini e adolescenti. Ora il procuratore per i diritti umani chiede la chiusura del centro.

Come sostiene Gérard Lutte, ex docente universitario di psicologia dell’età evolutiva all’Università La Sapienza, fondatore del Mojoca (Movimiento jovenes de la calle), storica realtà che da oltre 20 anni aiuta i bambini di strada a Città del Guatemala con metodi pedagogici innovativi, nel Paese non esiste una politica per l’infanzia e l’adolescenza, per mancanza di risorse. Molte denunce erano state presentate dai genitori dei bambini per maltrattamenti, violenze, abusi sessuali, stupri, incitazione alla prostituzione e si temono fatti ancora più orribili, come tratta di minori, adozioni illegali e assassinii. In Guatemala, tra i Paesi più poveri e pericolosi al mondo, dopo 36 anni di guerra civile con 200mila morti per mano dell’esercito, l’infanzia paga un prezzo enorme in termini di violenza e degrado sociale.

Anche l’Unicef ha deplorato quanto accaduto condannando “la tragedia dell’istituto Maria Virgen de la Asunción. Quei bambini e quegli adolescenti dovevano essere protetti“, scrive l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia su Twitter.

Lo Stato attraverso la sua indifferenza e la sua disonestà è il principale responsabile di questa tragedia.

Francesca Rao


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