“Guerra Fredda 2.0”; Trump, Putin e i nuovi equilibri geopolitici internazionali

In molti pensavamo che la Guerra Fredda fosse finita nel 1991, quando la bandiera comunista veniva ammainata dalla cupola del Cremlino per far spazio a quella della Russia federale.

Terminava così un lungo periodo di tensioni, nato all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale e concluso appunto negli anni 90, che aveva visto contrapposti i due blocchi della NATO (a guida statunitense) e del Patto di Varsavia (a guida sovietica). Durante questo cinquantennio, i momenti di tensione furono molteplici: la crisi di Berlino, quella di Cuba, la guerra in Indocina, quella del Vietnam, il conflitto infinito tra Israele e Palestina, le crisi in Iran ed in Afghanistan e non per minore importanza, la guerra per il dominio nello spazio. Questo periodo aveva portato alla proliferazione di arsenali nucleari che fungevano da deterrente per lo sviluppo di un’ostilità chiamata “mutua distruzione assicurata”, la quale frenava il conflitto tra le due superpotenze e manteneva quello status di continua allerta.

Oggi, gli equilibri sono cambiati, ma nell’aria si respira ancora un clima da guerra fredda. Gli Stati Uniti si affacciano verso una nuova era isolazionista, con il nuovo presidente Donald Trump che promette la costruzione di muri ai confini e la tutela dell’economia nazionale a discapito di quella globale. La Russia federale, presieduta dal “nuovo zar” pietroburghese Vladimir Putin, si è resa protagonista dell’annessione del territorio della Crimea ai danni dell’ Ucraina, e sta realizzando un sistema di censura che fa pensare ad un nuovo stalinismo nelle terre che furono dei Romanov.

Schiacciata quasi come un cuscinetto, tra queste due potenze internazionali, vi è l’Europa, non più terra da ricostruire e spartire come era stata dopo il 1945, ma sistema di economie più o meno omogenee, raggruppate sotto il vessillo blu dell’Unione Europea. Le dinamiche istituzionali europee non prevedono ad oggi una vera unione politica, persistendo ancora le sovranità nazionali ed inoltre il continente deve fronteggiare le costanti difficoltà economiche dei Paesi mediterranei come Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. Last but not least, l’Unione Europea è stata messa a dura prova con la Brexit, che ha visto la fuoriuscita del Regno Unito dall’ Unione, con conseguenze economiche e politiche tutte ancora da decifrare. Nell’incertezza globale odierna si affacciano le cosiddette “potenze emergenti” (Brasile, India, Cina), che reclamano maggiore spazio ai tavoli di discussione sulle politiche internazionali.

Oggi assistiamo all’evolversi di una “Guerra fredda 2.0”, dove non c’è più la contesa di territori per l’influenza ideologica, così come avveniva negli anni 60-70, ma una lotta per la supremazia economica. Gli scontri tra Cina e Stati Uniti per la supremazia economica sono all’ordine del giorno, così come i recenti terremoti tra Russia ed Europa per l’approvvigionamento del gas e l’istallazione dei condotti extraeuropei per il trasporto di quest’ultimo, hanno visto molte volte le diplomazie internazionali confrontarsi per scongiurare crisi economiche di vasta portata.

Gli accordi tra UE ed USA, poi revocati dall’amministrazione di Washington, hanno destabilizzato l’opinione pubblica ed alcuni equilibri. La svolta isolazionista della nuova presidenza americana e l’ascesa degli estremismi in diversi Paesi dell’Unione Europea creeranno nuove frizioni nell’asset internazionale. Il rischio di nuovi sgambetti alla globalizzazione mondiale e del ribollire di una nuova grande guerra, combattuta a colpi di svalutazioni e guerre contro nemici invisibili, appare ogni giorno sempre più concreto.

Nello scenario internazionale, inoltre, è presente la minaccia, seppur modesta, della Corea del Nord, che destabilizza gli equilibri nella regione indocinese. Le provocazioni di Pyongyang nei confronti del Giappone e per ultimo, nei confronti degli Stati Uniti, potrebbero provocare ulteriori crisi nella regione, dal momento che l’alleanza con la Cina è ritenuta fondamentale sia per la Corea del Nord, sia per gli USA. Risulterà essenziale non cedere alle provocazioni e mantenere un atteggiamento duro nei confronti di Kim Jong Un.

Alla luce di questi nuovi equilibri internazionali, appare sempre più importante ed essenziale l’operato delle diplomazie, per decidere se ritornare indietro proiettandosi verso una nuova grande guerra oppure se evolversi verso una più completa integrazione mondiale. La storia rischia (purtroppo) di ripetersi, ma speriamo in meglio.

Giuseppe Sollami


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