Gli impatti economici dei terremoti italiani (II Parte)

Ancora una volta, dopo l’ennesima tragedia e contemporaneamente al ripetersi di quotidiane scosse, ci si pone il problema della messa in sicurezza del paese Italia che per sua collocazione geologica è disteso su un’area sismica rilevante.

Mettere in sicurezza non significa certamente eliminare completamente i danni di un’eventuale catastrofe naturale ma piuttosto ridurli notevolmente. Si calcola, quindi, che per mettere in sicurezza tutte le zone sismiche italiane occorrerebbero quasi 94 miliardi di euro e un progetto di 30 – 40 anni. Quest’ultimo dato lo ha confermato lo stesso ing. Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, aggiungendo che se si fosse iniziato dopo l’Irpinia, oggi il Paese sarebbe in sicurezza. E d’altra parte, non ci si può meravigliare di questo progetto di lungo periodo considerando che più della metà delle abitazioni italiane è stata costruita prima del 1974, in anni in cui la normativa antisismica era pressoché assente. Anche se visti i recenti crolli, è lecito chiedersi se le costruzioni post 1974 siano veramente antisismiche.

Altri attenti osservatori hanno portato al centro della riflessione l’enorme gap di protezione contro i danni da sinistri ambientali dell’Italia rispetto al resto d’Europa. Dati del Sole 24 Ore rivelano che “il nostro premio danni non auto pro capite nel 214 era pari a 83 euro: un valore assai distante dalla media europea che si aggira attorno ai 161 euro” Significa che rispetto al resto del Vecchio Continente investiamo meno della metà per preservarci. Sulla base anche di questo dato, l’ex Governo Renzi ha annunciato il cosiddetto “Casa Italia”, un piano di prevenzione di lungo periodo che prevede una spesa di almeno 2 – 3 miliardi l’anno, che comprende incentivi ai privati e interventi diretti. Con questo progetto viene creato anche un dipartimento ad hoc per la prevenzione presso la Presidenza del Consiglio con a capo il rettore del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone, attorno al quale ruoteranno diverse competenze, ingegneri, architetti, geologi, chimici e geometri. Non ultimo ci si avvarrà delle competenze di Renzo Piano, proprio nell’ottica di un pianificazione che punti al miglioramento della qualità dell’abitare, tema molto caro al noto architetto italiano.

Affrontare l’emergenza, ultimando per esempio il trasferimento dei nuclei famigliari colpiti dal terremoto nei prefabbricati, e panificare la messa in sicurezza del Paese sono i due binari su cui occorre investire oggi.

In quest’ottica, dunque, appaiono ad una prima analisi interessanti alcuni tratti della recente Legge di Bilancio 2017 contente proroghe per gli ecobonus e bonus ristrutturazione (per le singole abitazioni per tutto il 2017, per i condomini fino al 2021). Viene altresì confermato lo stanziamento di 4,5 miliardi di euro per la ricostruzione dei Paesi devastati dal terremoto. Infine, il bonus (detrazione di imposta) del 50% per gli interventi di adeguamento sismico (sismabonus) viene esteso fino al 2021 a tutti gli edifici ricadenti nelle prime 3 zone sismiche in cui è divisa l’Italia e può oscillare verso l’alto se l’intervento comporta un abbassamento di due classi di rischio.

Oltre a questo, va noverato il decreto legge 189/2016 che approfondisce e racchiude il contenuto dei precedenti due decreti (189 e 205). Il presidente Gentiloni, inoltre, durante un suo intervento nella trasmissione televisiva “Che tempo che fa” ha annunciato anche la possibilità di conferire più potere al commissario straordinario per consentire un più celere ed efficace intervento.

Purtroppo, però, la continua emergenza che colpisce il nostro paese in questi mesi, come le ultime scosse di terremoto in gennaio e il mal tempo che ha di fatto gelato l’impianto elettrico di parte del centro Italia, comporta un continuo aumento dei costi da sostenere per fronteggiare le numerose necessità, costi che si spera non si tramutino in un aumento anche della sfiducia dei cittadini verso le istituzioni italiane ed europee.

Luciana Lotta


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