Trump-May, la continuità della special relationship tra Usa e Gb

Da Franklin Roosevelt e Winston Churchill a George W. Bush e Tony Blair, passando per Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Potremmo citarne altri, tornando indietro nel tempo, ma la sostanza non cambierebbe. Si tratta di special relationship. Così Winston Churchill nel 1946 coniò le relazioni tra gli Usa e la Gran Bretagna dietro cui si sarebbe arroccato il blocco occidentale nell’opposizione all’Urss.

Oggi quel termine ritorna per descrivere un rapporto, nato ancor prima del XX secolo e apparso leggermente sbiadito sotto l’amministrazione Obama. A rinvigorirlo ci hanno pensato Donald Trump e Theresa May, con il primo incontro tra i due, andato in scena a Washington nella giornata di venerdì. Tanti i temi affrontati. E in molti di questi con una certa convergenza.

Sul terrorismo, potenziando la lotta all’Isis, e sulle misure utili a rafforzare la partnership a livello commerciale. Unità a sorpresa anche sulla Nato, su cui la premier britannica si è esposta per garantire il sostegno «al cento per cento» del presidente Trump. Posizione non smentita dal tycoon, diversamente dalle parole negative delle settimane scorse.

Diversità di vedute, invece, sui rapporti con la Russia di Putin. Il presidente statunitense ha ribadito la volontà di avviare una nuova relazione con Mosca. Al contrario della May, che ha difeso le sanzioni internazionali contro Mosca finchè non vi sarà il rispetto degli accordi di Minsk sulla questione ucraina.

«Le relazioni tra Usa e Gran Bretagna non sono mai state più forti», ha detto Donald Trump nella conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca. «Dobbiamo ridare prosperità ai nostri popoli» ha continuato Theresa May toccando un punto che si ricollega al “Make America great again” o al “American First” del Trump pensiero.

Gli interessi nazionali prima di tutto, quindi, seppur con programmi differenti. La May con la Brexit, intende costruire una global Britain che abbia libertà di instaurare rapporti commerciali con chiunque, compresi gli Stati Uniti. Trump, invece, preme per un protezionismo anomalo per la recente storia americana, finendo per “minacciare” tutte le aziende che produrranno fuori dai confini statunitensi, e in particolare in Messico.

Con le loro differenze, però, si può dire che Donald Trump e Theresa May la pensano allo stesso modo sulla direzione da prendere. Il che potrebbe non contemplare la presenza dell’Unione europea così come la conosciamo. Il presidente americano ha esaltato, in tal senso, la Brexit come strumento per permettere alla Gb di riacquistare la propria identità e di decidere quali persone far entrare o meno nel paese. Parole su cui la May non si allinea perfettamente, considerata che la sua hard Brexit prevede la costruzione di un rapporto commerciale vantaggioso con gli “amici europei”. Ma, nell’incertezza dei futuri rapporti con l’Ue, le parole di Trump rassicurano Theresa May, I rapporti con gli Usa costituiranno una base da cui partire. In perfetta continuità con la special relationship.  

Mario Montalbano


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