Eutanasia: dignità e libertà

Il tema dell’eutanasia[1] è da anni molto discusso. Esso vede due opinioni contrapposte tra loro: una che giustifica il fine vita in ragione di una sofferenza –  fisica e psicologica –  del soggetto, ed un’altra contraria in quanto tale scelta va contro i principi cattolici, secondo i quali è Dio a dare la vita ed il solo a poterne porre fine sulla terra. Questa è opinione condivisa anche da medici o personale sanitario obiettore di coscienza.

È proprio questa la questione cruciale. Molte sono state le iniziative per sollecitare la discussione sul tema in Parlamento. È il caso di “Eutanasia legale”, una campagna promossa dall’Associazione Luca Coscioni, e portata avanti anche dal suo Tesoriere Marco Cappato, affinché anche l’Italia legalizzi l’eutanasia. Questa battaglia è stata sostenuta dal Partito Radicale, con la figura di Emma Bonino che ha vissuto recentemente sulla propria pelle cosa significhi soffrire ed essere sottoposti ad un trattamento terapeutico.

Soltanto mediante l’Associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby –co-presidente– ottenne l’aiuto di un medico per distaccare il respiratore, diventando il primo caso in Italia di suicidio assistito. Da allora sono molti i comuni italiani che hanno approvato la delibera dell’Associazione per registrare i testamenti biologici dei propri cittadini. “Sottoscrivere un testamento biologico significa decidere, in un momento in cui si è ancora capaci di intendere e volere, quali trattamenti sanitari si intenderanno accettare o rifiutare nel momento in cui subentrerà un’incapacità mentale”.

Sebbene si tratti di malattie e di casi di diversa entità, sono molte le persone che hanno richiesto che venga riconosciuto il diritto di morire in maniera dignitosa. È il caso di Massimo Fanelli, il quale ha lottato per anni contro la sclerosi laterale amiotrofica o SLA, manifestando il suo strazio utilizzando il solo occhio ancora a disposizione su una macchina dotata d’intelligenza che ne riconosceva i movimenti. Un supplizio in quanto ci si ritrova imprigionati in un corpo inerme senza poter nemmeno compiere piccoli gesti di vita quotidiana.

Mediante lAssociazione Luca Coscioni, alcune persone ammalate come Dominique Velati, sono state messe in contatto con l’Associazione Exit svizzera italiana. Quest’ultima nata a Berna, ha lo scopo di  assistere tutti i cittadini, affetti da patologie gravi ed irreversibili in modo tale da garantire loro le cure palliative necessarie o ad assisterli ed accompagnarli verso la morte volontaria assistita, secondo quanto dettato dalle norme vigenti svizzere. La procedura è molto complessa ed onerosa, in quanto è necessario un ulteriore collegamento con l’Associazione Dignitas, che ha sede in Svizzera. Nonostante si tratti di un percorso molto complicato, morire lo è meno: il paziente dovrà ingerire un composto liquido, chiamato “pentobarbital”. In genere, quando viene somministrato per via orale per indurre l’eutanasia, viene anche somministrato un farmaco antiemetico circa trenta minuti prima dell’overdose letale.

Recentemente Fabio Antoniani, noto come Dj Fabo da anni cieco e tetraplegico in seguito al un incidente stradale, si è appellato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai fini di un intervento sul fine vita.

Le persone che desidererebbero ricorrere all’eutanasia, che ne hanno già fatto ricorso o che non hanno fatto in tempo –perché è sopraggiunta la morte–, ovviamente, sono molte di più.

Attualmente in Italia l’eutanasia costituisce reato e rientra nelle ipotesi previste e punibili ex articolo 579 –Omicidio del consenziente– o ex articolo 580 –Istigazione o aiuto al suicidio– del Codice Penale. Sospendere le cure costituisce un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione in base al quale: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Necessario è quindi che non si verifichi l’accanimento terapeutico.

Se è vero che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” all’articolo 2 della Costituzione, rientra tra questi diritti anche quello alla vita nonché quella di scegliere, a mio avviso, come viverla e se viverla. Ancora, se è vero che la nostra Costituzione sancisce all’articolo 13 che “La libertà personale è inviolabile”, allora lo sarà altrettanto la possibilità di essere liberi di scegliere fino alla fine. La scelta di porre fine alla propria vita non lede i diritti di chi ci circonda.

Rileva altresì ai fini della trattazione anche quanto accaduto recentemente a Città del Messico, che ha riconosciuto il diritto ad una morte degna nella sua nuova Costituzione. L’articolo recita: “Questo diritto fondamentale, quello della determinazione e del libero sviluppo di una personalità, deve consentire che tutte le persone possano esercitare pienamente le proprie capacità per vivere con dignità. La vita degna contiene implicitamente il diritto ad una morte degna”. Tuttavia questo ha trovato opposizione da parte della chiesa, che considera la capitale come assassina. Con l’auspicio che tale avvenimento possa scuotere le coscienze e far percepire la necessità e l’urgenza di un intervento.

Concludo l’elaborato con un interrogativo che trovo interessante ed allo stesso tempo provocatorio: Che vita è una vita che non può essere vissuta?

Giusy Granà

[1] La parola eutanasia deriva dal greco εὐθανασία, parola composta da εὔ che significa bene e θάνατος che vuol dire morte. Da qui il termine buona morte.


 

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