La storia di Nellie Bly, madre di tutte le giornaliste

Di Francesca Rao Elizabeth Jane Cochran, nacque il 5 maggio 1864 a Cochran’s Mill, in Pennsylvania. La morte del padre, cambiò notevolmente la sua vita, resa ancora più difficile  dal matrimonio della madre con un uomo alcolizzato e violento: la giovane Elizabeth testimoniò contro di lui durante il processo di divorzio intentato dalla madre. Dopo essersi imbattuta a leggere un articolo sessista sul Pittsburgh Dispatch intitolato «What Girls Are Good For» (“A cosa sono buone le ragazze”), in cui il giornalista denunciava il diffondersi delle donne lavoratrici (ragion per cui suggeriva alle ragazze di tornare alla sfera domestica per cucire, cucinare e crescere i figli), la Cochran scrisse un’accesa risposta d’indignazione all’editore, firmandosi “Lonely Orphan Girl”.

Certo che sia scritta da un uomo, il direttore pubblicò un annuncio per offrirgli un lavoro. Dopo essersi incontrati, pubblicò due articoli: uno sulla discriminazione sessuale sui posti di lavoro e uno sul divorzio, temi che la toccavano personalmente. Fu un successo: i lettori inondarono di lettere il giornale, i pezzi scritti dalla giovane avevano fatto breccia e il direttore le propose un lavoro: fu la prima donna della redazione. Venne scelto lo pseudonimo Nellie Bly, diventato poi il suo nome da giornalista per tutta la vita.

Le donne che facevano giornalismo non erano viste di buon occhio dai colleghi, ma i pareri maschili e i giudizi della società che vorrebbe la donna a casa, ai fornelli e a fare da madre non spaventano Nellie, vera cronista che poneva domande che altri immaginavano ma non osavano fare. Dopo i suoi articoli, i proprietari delle fabbriche iniziarono a protestare,  il giornale andò esaurito e decise di “promuoverla” a redattrice della pagina di società per occuparsi di mondanità e mostre di fiori, della casa e della bellezza, secondo un metro di giudizio giornalistico per niente conforme al suo stile. Non contenta  si fece spostare nel gruppo dei corrispondenti esteri, e partì per il Messico per scrivere di povertà e corruzione. Un articolo sulla storia di un giornalista messicano imprigionato per aver criticato il governo locale fu la causa della sua deportazione negli Stati Uniti.

Rientrata, lasciò il giornale per trasferirsi a New York entrando nella redazione del New York World e il direttore Joseph Pulitzer, le affidò un’inchiesta: fingersi pazza e farsi ricoverare in un ospedale psichiatrico femminile per scoprire come erano trattate le donne internate. La Cochran riuscì ad infiltrarsi nel manicomio di Blackwell Island e si accorse che le pazienti venivano maltrattate. Al termine del suo soggiorno pubblicò un reportage intitolato “Dieci giorni in manicomio”, che la rese famosa e contribuì alla riforma degli istituti per persone con disabilità mentale negli Stati Uniti. E’ l’inchiesta che la incorona pioniera del giornalismo investigativo.

A partire da quella inchiesta, la giornalista si occupò spesso sotto copertura delle condizioni delle detenute nelle carceri, delle lavoratrici nelle fabbriche, delle domestiche e intervistò personaggi celebri, oltre a seguire i principali avvenimenti dell’epoca. La giornalista si interessò della questione del suffragio femminile, prevedendo che per la sua affermazione in tutti gli stati della federazione americana si sarebbe dovuto attendere almeno il 1920 (proprio in quell’anno fu concesso il diritto di voto alle donne).

Dopo aver letto il Giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne, suggerì a Pulitzer di finanziarle il giro del mondo. Il 14 novembre 1889 partì da New York per scoprire il mondo via nave, treno e a dorso d’asino. Il «New York World» pubblica ogni giorno i suoi articoli.

Il 25 gennaio 1890, il suo record: in 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi Nellie Bly ha completato il giro del mondo

Cinque anni dopo lasciò il giornalismo per sposare un milionario industriale dell’acciaio. Alla morte del marito prese le redini delle aziende: nelle sue fabbriche c’erano ambulatori medici e biblioteche, si faceva attività fisica e corsi per insegnare agli operai a leggere e a scrivere. Dopo pochi anni dichiara bancarotta e per sfuggire ai creditori si rifugiò in Svizzera. 

Quando scoppiò la prima guerra mondiale Nellie ritornò a scrivere: fu l’inviata di guerra dal fronte austriaco per il «New York Evening Journal». Rientrata a New York continuò l’attività giornalistica e usò la sua influenza per trovare case ai bambini abbandonati. Morì nel 1922 per una polmonite.

Testarda, audace, simbolo di autonomia ed emancipazione, pronta a gettarsi a capo fitto in ogni genere di avventura, è un modello di riferimento per le donne che vogliono intraprendere una carriera da reporter.


 

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