Il presidente Trump in tutto il suo splendore

Il messaggio è stato chiarissimo: l’America viene prima. Esordisce così il 45esimo presidente degli Stati Uniti Donald Trump al suo discorso post-giuramento. Nonostante un avvio “morbido” appena dopo la vittoria al termine di quell’election day al cardiopalma, in cui si era rivolto agli Americani tutti, senza divisioni e senza rancori per i democratici, le parole di Trump presidente – ora ufficialmente in carica – sono tutto ciò che ci si aspettava dal tycoon protezionista e nazionalista.

Per molti anni abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito di quella statunitense, abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da oggi ci sarà una nuova visione: l’America viene prima. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e delle famiglie americane”. Il presidente degli Stati Uniti è ritornato a battere su quei temi caldi che in campagna elettorale lo hanno portato non solo a essere il personaggio più cercato e cliccato sul web, ma anche e soprattutto – nonostante il record di bufale diffuse sui social – a vincere: l’ostilità agli stranieri, la difesa dei confini, l’indipendenza urlata e pretesa. In parole povere, si guarda alla priorità americana, trascurando qualunque visione internazionale. Sconfitto il terrorismo islamista, l’America avrà la precedenza su tutto.

Così come lo abbiamo conosciuto, Trump ci ha abituati al clamore delle sue affermazioni, alla forza carismatica che lo ha portato a trionfare anche laddove nessuno se lo aspettava. E’ infatti lo slogan che ha contraddistinto la sua ascesa politica “American First” quello che riecheggia nelle sue parole: “l’America tornerà a vincere, come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini. Ci riprenderemo la nostra ricchezza. E ci riprenderemo i nostri sogni. Ricostruiremo il nostro paese con mani americane e lavoro americano. Seguiremo due semplici regole: compra americano e assumi americano”. Toni duri, rabbiosi, tutto fuorché concilianti.

 

insediamento Trump

(credit JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images )

Non sono solo gli annunci di Trump a essere prevedibili: le proteste, in un giorno come quello di ieri, non hanno mancato l’appuntamento con la cronaca così come accaduto dopo la vittoria del newyorkese. Durante la cerimonia di insediamento del nuovo presidente si sono verificati diversi episodi di scontri sulle strade della Capitale statunitense. Sono infatti più di 200 le persone che sono state arrestate ieri a Washington durante le manifestazioni contro l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. La maggior parte delle azioni di massa sono state pacifiche ma in alcuni casi sono precipitate in veri e propri conflitti con la polizia ma senza gravi conseguenze. I manifestanti sono convinti che lo slogan del presidente sia Trump First, in evidente polemica con il presunto conflitto di interessi che ci sia con l’imprenditore miliardario ora a capo della più potente nazione del mondo.

Daniele Monteleone


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