Il 2017 che verrà di Usa e Ue. Tra conferme e risposte da dare

Ogni anno presenta appuntamenti elettorali e politici tali da essere definiti importanti, persino epocali. Un vestito che calza a pennello per il 2017, che si presta a essere nevralgico per gli equilibri internazionali, partendo dalle eredità complesse tralasciate dall’anno appena concluso.

Inizia l’era Trump. Per la felicità di Putin.

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Inevitabile scorrere il calendario e fermarsi al 20 gennaio, giorno in cui avverrà la tanto attesa cerimonia di insediamento di Donald Trump come nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. E con essa avrà inizio una nuova fase politica. Interna certo con le misure promesse da The Donald su fisco e sicurezza, ma anche sul piano internazionale. L’attenzione in tal senso non può non andare all’eventuale riavvicinamento con la nemica storica, la Russia. Al di là delle indiscrezioni che vogliono Putin aver interferito in prima linea sulle elezioni americane, i segnali che sembrano propendere verso questa nuova strada sono tanti. Per ultimi la scelta di Trump di nominare come Segretario di Stato Rex Tillerson, amministratore delegato della compagnia petrolifera ExxonMobil, e uomo noto per i suoi legami con Vladimir Putin. Così come a molti addetti è apparsa sintomatica la non reazione del presidente russo alla cacciata dei diplomatici russi, voluta da Obama poco prima di Capodanno. «Inutile reagire a pochi giorni dal cambio di guardia alla Casa Bianca», avrà pensato Putin. Dopo gli ultimi anni all’insegna della tensione, insomma, è l’ora di un nuovo equilibrio tra Washington e Mosca? Tutto lascia presagire di sì. Di certo, da un’eventuale conferma o smentita dei fatti, sono legati i destini internazionali, a partire dal versante mediorientale e dal conflitto siriano.  

Europa o non Europa. Un destino che passa da Parigi e Berlino

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Il 2016 è stato l’annus horribilis dell’Unione Europea. Iniziato e conclusosi con l’incubo degli attacchi terroristici di Parigi e di Berlino (senza dimenticare quelli di Bruxelles e Nizza) e frammezzato dallo shock del referendum sulla Brexit, che di fatto ne ha ufficializzato la crisi politica. Attorno alle condizioni che Bruxelles imporrà alla fuoriuscita (a calendario prevista nel mese di marzo) del Regno Unito ruota il nuovo anno comunitario. Non solo a livello economico, ma soprattutto a livello di credibilità politica. E proprio in quella direzione che l’Unione Europea è tenuta nel 2017 a dare delle risposte, affrontando temi come il terrorismo, la sicurezza, la questione dei migranti, le misure da adottare alle crisi economiche i passi in avanti verso una maggiore integrazione. Tutti campi su cui l’Europa a oggi ha mostrato un immobilismo decisionale senza scusanti, che ha rappresentato, infatti, il miglior alleato dei populismi e degli euroscetticismi. Un pericolo non indifferente alle porte delle elezioni politiche in Francia e Germania, previste rispettivamente ad aprile e a settembre. Appuntamenti che dopo la Brexit e dopo in parte il risultato del referendum costituzionale italiano del 4 dicembre, rivestono un’importanza capitale per il destino dell’Europa. 

Mario Montalbano


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