Da Renzi a Gentiloni: il teatrino della politica

In seguito al clamoroso esito del referendum costituzionale, tenutosi il 4 dicembre 2016, (59,11% dei “No” contro il 40,89% dei “Sì”) che ha bocciato la riforma costituzionale da lui espressamente voluta, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è dimesso così come aveva annunciato prima del referendum, personalizzandone l’esito: “se perdo il referendum sulla riforma costituzionale smetto di far politica”.

Il trionfo dei “No”di fatto rappresenta una bocciatura totale da parte dei cittadini non solo della riforma costituzionale ma anche dell’operato del governo Renzi.

Ma ripercorriamo le tappe più importanti di questi 1024 giorni dell’esecutivo Renzi:

  • Il 22 febbraio 2014 avviene il passaggio di consegne tra il Presidente del Consiglio uscente Enrico Letta e Matteo Renzi; quest’ultimo qualche mese prima con la celebre frase (o quel famoso tweet) “Enrico stai sereno” aveva rassicurato Letta di non voler prendere il suo posto;
  • Il 24 e il 25 febbraio 2014 Renzi ottiene la fiducia da Camera e Senato;
  • Renzi si insedia al governo annunciando l’intenzione di presentare una riforma al mese. Tra i primi provvedimenti che il Premier presenta, a marzo 2014, c’è la riforma costituzionale che due anni dopo porterà alle sue dimissioni. La riforma gode dell’appoggio di Forza Italia a seguito del cosiddetto “Patto del Nazareno” avvenuto tra Berlusconi e Renzi qualche tempo prima;
  • Aprile 2014: arrivano i famigerati “80 euro” per i redditi più bassi, da molti considerata “un’elemosina” per ottenere consenso politico a scapito di una vero rilancio dell’economia del Paese che, invece, avrebbe avuto bisogno di aiuti economici ed investimenti più efficaci;
  • Il 25 maggio 2014, alle Elezioni Europee, il Partito Democratico ottiene il 40% dei voti; un elevato consenso ritenuto da molti osservatori una diretta conseguenza degli “80 euro”;
  • Il 3 dicembre 2014 viene approvato il “Jobs act”, la contestatissima Riforma del Lavoro che di fatto  ha abolito “l’articolo 18” per i nuovi assunti, introducendo i contratti a “tutele crescenti” e contribuendo, grazie anche alla crescita esponenziale dell’utilizzo dei “voucher”, ad aumentare la precarizzazione del lavoro;
  • Gennaio 2015: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si dimette, al suo posto viene eletto Sergio Mattarella. La scelta di Mattarella segna la fine del “Patto del Nazareno”;
  • A marzo 2015 si dimette il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, in seguito al coinvolgimento di alcune persone del suo Ministero nello scandalo “Grandi opere”. Verrà sostituito da Graziano Delrio;
  • Maggio 2015: Renzi inaugura l’EXPO di Milano, opera da lui fortemente sostenuta, ma che non ha ottenuto il successo economico sperato e che è stata oggetto di inchieste della Magistratura a causa di sospetti appalti truccati;
  • Il 4 Maggio 2015 viene approvato l’Italicum, la nuova legge elettorale che va applicata solo per la Camera dei Deputati e che in parte è stata bocciata dalla Consulta;
  • Il 9 maggio 2015 viene approvata la contestatissima riforma denominata “La buona scuola” presentata come la panacea di tutti i mali della scuola, ma che di buono ha mostrato ben poco tra cattedre scoperte, lezioni ad orario ridotto, aumento delle supplenze, caos dei docenti a chiamata e delle cattedre provvisorie, strapotere dei dirigenti nonché mobilità sul territorio nazionale dei docenti, che ha posto questi ultimi davanti al drammatico dilemma di scegliere se accettare il trasferimento in un’altra regione, creando enormi disagi familiari, o rinunciare al posto di lavoro;
  • L’11 maggio 2016 viene approvata dalla Camera la Legge sulle unioni civili;
  • Il 12 aprile 2016 la riforma costituzionale, portata avanti dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, viene approvata. Affinché entri in vigore deve però essere superare positivamente l’esito del referendum popolare;
  • Il 4 dicembre 2016 il referendum popolare boccia la riforma costituzionale con il 59% di voti contrari (“NO”).

A seguito delle dimissioni di Renzi si apre la crisi di Governo che viene risolta in tempi record. Il 12 dicembre 2016, infatti, nasce il Governo Gentiloni con 5 new entries tra cui la nuova (vecchia) senatrice Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento, Valeria Fedeli all’Istruzione, Marco Minniti agli Interni, Claudio De Vincenti alla Coesione Territoriale e del Mezzogiorno, Luca Liotti allo Sport con deleghe su Editoria e CIPE e la riconferma nei precedenti dicasteri di tutti i ministri uscenti ad eccezione dell’ex ministro dell’Istruzione Stefania Giannini che non viene riconfermata, di Maria Elena Boschi che diventa Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, una promozione che arriva dopo il fallimento della riforma costituzionale e del ministro Angelino Alfano che, dopo i vari insuccessi come ministro dell’Interno, viene nominato ministro degli Esteri.

Per gli osservatori politici e per l’opinione pubblica questo Governo sembra la fotocopia di quello guidato da Renzi il quale, nonostante le sue dichiarazioni di ritirarsi dalla politica, non solo è rimasto segretario del Partito Democratico ma continua ad manovrare da dietro le quinte, infischiandosene della volontà degli Italiani che, con la bocciatura del referendum, avevano chiesto un radicale cambiamento e non di certo un “Renzi bis”.

Parafrasando Filippo Tommasi di Lampedusa, nel Gattopardo: “tutto cambia affinchè nulla cambi”.

Marco Morello


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