Incoraggiamento e vitalità: questa è l’opera di Nicola Campiotti “Sarà un Paese”

A due anni dalla sua uscita ufficiale – e a qualche giorno dall’incontro con il regista Nicola Campiotti – il docufilm “Sarà un Paese” non ha lasciato indifferente nessuno, dai più piccoli agli adulti. Apprezzato da gran parte della critica, ma respinto dai grandi e storici festival italiani (Venezia, Milano e Torino), il primo lungometraggio del giovane regista romano sta girando in tutta Italia e soprattutto nelle e per le scuole. D’altronde la missione principale dell’opera di Campiotti è la sensibilizzazione civica e il rinnovamento della speranza che un Paese migliore è possibile, dove trovare soluzioni con il caro vecchio buon senso è la chiave – proprio perché sembra banale ma affatto facile – per una vita e una convivenza migliore.

Sarà un Paese è il viaggio di Elia, bambino di otto anni che alla fine dei lavori di realizzazione del docufilm avrà undici anni. Accompagnato dallo stesso regista in lungo e in largo per l’Italia, incontra dei “personaggi” tutt’altro che inventati ma testimonianze di un Paese verissimo. Attraverso una narrazione scandita in capitoli intitolati per lettera (“M” di Matilde, “F” di Fabbrica, “D” di Dei, “A” di Altri, “L” di Lavoro, “B” di Beni Comuni, “S” di Sibille, “G” di Governo, “V” di Virtù, “C” di Coraggio ed “E” di Europa) il lungometraggio affronta una lunga serie di tematiche problematiche, talvolta dolorose, ma anche di riscatto e di riuscita. Come ha dichiarato lo stesso Campiotti: “faccio politica a modo mio” e non c’è modo migliore di farlo se non attraverso gli occhi di un bambino. Lo sguardo risulta nient’affatto drammatizzato ma sincero e limpido, comprensibile come ogni lavoro che meriti attenzione oltre quella meramente artistica (per cui è comunque ineccepibile il talento di Campiotti e dello staff che lo ha aiutato, dalla scrittura dei monologhi alle scelte stilistiche musicali e visive). Non resta che invitare alla visione di questo breve “ripasso” di 77 minuti su cosa non funziona, cosa potrebbe funzionare e cosa funziona in Italia: Sarà un Paese.

Al confronto con il regista tenutosi al Centro Tau (Palermo, via Cipressi 9) nel pomeriggio del 2 Dicembre, si sono discusse più approfonditamente le tematiche toccate dal docufilm e si sono sviluppate profonde riflessioni intorno alla realizzazione di quest’opera. Ciò che è scaturito dalle parole di Nicola Campiotti è il completamento di quel nobile scopo che tenta di raggiungere – e speriamo abbia raggiunto – il racconto cinematografico su di un’Italia sfruttata, usata e mangiata, eccezion fatta per quelle fasi più ottimistiche narrate, a riguardo dei comuni virtuosi e di chi lotta contro la criminalità organizzata. Un messaggio su tutti che riportiamo qui, è un assist alla voglia di fare e di mettersi in gioco oltre le difficoltà, nelle parole di Nicola: “Ai tre festival italiani più importanti hanno rifiutato il mio film. Senza quei no, senza quegli ostacoli molto probabilmente avrei fatto molto di meno di quanto ho fatto. Gli ostacoli, sono positivi, sono una verifica per se stessi.”

Daniele Monteleone


 

 

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