Il 4 dicembre dell’Europa

Dopo la Brexit, il 4 dicembre rappresentava un’altra prova fondamentale per l’Europa. I risultati sono lo specchio di una situazione in pieno divenire e tutt’altro che rassicurante. Tanta era l’attenzione sugli esiti elettorali del referendum italiano e delle elezioni presidenziali austriache. Così come erano elevati i timori che ulteriori variabili impazzite potessero scompaginare il fragile equilibrio del nostro continente.

Note positive, senza dubbio, sono giunte da Vienna, smentendo di fatto le voci che vedevano l’estrema destra di Hofer poter ribaltare il risultato dello scorso ballottaggio. E invece, nessun capovolgimento di fronte, piuttosto la conferma dell’affermazione di Van der Bellen, ovviamente accolta con soddisfazione da Bruxelles. E non solo, visto che anche la vicina Germania avrà visto con favore il successo del candidato dei verdi. Per la Merkel un prezioso segnale verso la propria battaglia politica contro lo spettro dell’Alternative for Deutschland e che di certo facilita il dialogo su temi come il futuro europeo e immigrazione.

Diverso il vento che soffia da Roma. La vittoria del No, specie con tali proporzioni non può far dormire sogni tranquilli ai vertici istituzionali. Le dimissioni di Renzi aprono inevitabilmente l’ennesima fase di governo tecnico a Palazzo Chigi. A preoccupare, l’indecisione e l’instabilità politica che potrebbe derivare dalla spaccatura evidente del mondo politico italiano. Il che non sarebbe d’aiuto per un paese da troppo tempo alla ricerca disperata di un proprio equilibrio. Specie a livello economico.

La caduta di Renzi, poi così come quella di Cameron e quella quasi definitiva di Hollande, pone più di un interrogativo sullo stato di salute della Comunità. I propositi di maggiore integrazione politica post Brexit avevano portato alla creazione di un triumvirato tra Germania, Francia e Italia, nella speranza che queste nazioni potessero fungere da guida verso una nuova fase. Ma, oltre alle belle parole e foto di Ventotene non si è riusciti ad andare. E lo stesso Renzi nelle ultime settimane non ha mancato, anche per ragioni elettorali, di criticare fortemente il modus operandi dell’Unione Europea specie su immigrazione e crescita economica.

L’Europa sembra essere in balia degli eventi politici ed elettorali. Dopo Brexit e 4 dicembre, le prossime sfide si chiamano elezioni generali in Germania e Francia, senza dimenticare quelle in Olanda. E molto del destino dell’Europa passerà da queste tappe, il cui esito appare tutt’altro che scontato. Non lo sono stati i due referendum che hanno posto fine ai governi Cameron e Renzi. A Parigi e a Berlino, e nel complesso a Bruxelles, il dovere di trarne le dovute conseguenze. Il più in fretta possibile, però.

Mario Montalbano


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