Referendum, la partita finale

Eccolo finalmente che è arrivato il giorno del tanto discusso e chiacchierato referendum sulla riforma costituzionale. 50 milioni e più di italiani, compresi gli esteri, sono chiamati alle urne ad esprimere il proprio consenso o meno alla domanda espressa dal quesito.

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.68 del 15 aprile 2016?”

Sì o No, il bivio che si presenta di fronte agli italiani. Con tutte le conseguenze del caso che sono state già ampiamente affrontate in ogni sede possibile e immaginabile. Segno che la campagna referendaria è stata lunga e dispendiosa. Iniziata in primavera, il 12 aprile con l’approvazione in ultima lettura del Senato, e conclusasi 236 giorni dopo in inverno. Una corsa che non è mai scesa di tono, mantenendo spesso e volentieri i binari della tensione e della polemica. Così fino all’ultimo giorno. Non una critica, bensì la naturale conseguenza della posta in palio. Che per alcuni può essere il cambiamento dell’impianto istituzionale e per altri, invece, il mantenimento dello status quo. Mentre per altri ancora è l’occasione giusta dal punto di vista politico di sferrare un colpo decisivo a Matteo Renzi. Un motivo quest’ultimo ridondante in tutta l’arco della campagna elettorale, per “demeriti” del premier stesso, ma in generale anche qui naturale manifestazione del nostro modo di intendere la politica. Difficile, al di là della personalizzazione voluta o meno da Renzi, che l’esito del quesito referendario potesse slegarsi dal destino dell’attuale governo, nato su mandato di Napolitano per proseguire il cammino delle riforme arrestatosi con la caduta di Enrico Letta.

«Con una matita possiamo scrivere il futuro, quel futuro che ci è stato negato da chi ha detto sempre no», ha detto Matteo Renzi a chiusura della propria campagna dal palco di piazza della Signoria di Firenze. Diverse chiaramente le ultime parole degli oppositori politici e facenti parte del comitato del No. Se Berlusconi ha insistito nel concetto che il No è un voto per «evitare che Renzi diventi il padrone dell’Italia», Grillo e Salvini hanno da par loro mantenuto alta la tensione. «Vinceremo o perderemo è la stessa cosa, il paese è spaccato in due», ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle. Mentre il leder del Carroccio ha attaccato sull’esito dei voti all’estero, a suo dire «inventati o comprati».

Già all’interno del silenzio imposto per par condicio sui sondaggi, e al di là delle dichiarazioni dei due comitati, il dato che proviene dall’estero, dove l’affluenza è stata del 40%, rappresenta un elemento di novità e di ulteriore discussione. Di certo, potrebbe essere un segnale per una partecipazione più ampia nel complesso. Ma, queste sono previsioni difficili da avvalorare. La sensibilità dell’estero non è detto che sia la stessa di quella che vive l’aria di casa. Così come è complicato dire se questo dato sia un bene o un male per il Sì o per il No, nonostante alcune considerazioni delle parti. A poche ore dalla chiusura dei seggi, insomma, molti punti restano in sospeso e acuiscono lo stato dell’attesa. Noi di Eco Internazionale siamo pronti a raccontarvi ogni news dei seggi e ogni curiosità proveniente dai due comitati. Così come dalle 23 saremo pronti a darvi le prime indicazioni di voto. Intanto buon voto a tutti e a prescindere da tutto W L’Italia.

La Redazione


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