Cerco un Centro – (Sinistra) di gravità permanente

Il termine Centro-Sinistra ha le sue origini nell’Italia preunitaria e comparve per la prima volta nella politica italiana nel 1850. Camillo Benso Conte di Cavour, leader della Destra storica ed Urbano Rattazzi, leader della Sinistra storica, diedero vita al cosiddetto “connubbio”, un’alleanza fra la parte più progressista della Destra e l’ala più moderata della Sinistra. Questa manovra politica crea i fondamenti del trasformismo.                                                                                             

Spostandoci in epoche più recenti, si definisce Centro-Sinistra la formula di governo che prese corpo a partire dai primi anni Sessanta del Novecento. Tale formula prevedeva sostanzialmente l’alleanza tra le tradizionali forze di centro (Democrazia Cristiana, Partito Repubblicano Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano) con il Partito Socialista Italiano, sulla base di un programma volto a realizzare riforme che privilegiassero principalmente le classi sociali medio-basse, modernizzassero il Paese e riducessero gli squilibri esistenti al suo interno. Il Centro-Sinistra organico nacque ufficialmente nel tardo 1963, quando Aldo Moro compose il suo governo grazie alla partecipazione attiva del Partito Socialista Italiano, il cui leader Pietro Nenni ottenne la vicepresidenza. Nonostante le continue fibrillazioni dei vari governi, la stagione del Centro-Sinistra produsse importanti riforme quali l’approvazione della legge sul divorzio, dello Statuto dei lavoratori, l’attuazione delle regioni, la costituzione della Commissione parlamentare antimafia. L’esperienza del Centro-Sinistra terminò nel 1976, quando ebbero inizio i governi di solidarietà nazionale, attraverso il progressivo coinvolgimento del Partito Comunista Italiano nelle maggioranze parlamentari. Negli anni ottanta la formula di Centro-Sinistra venne estesa al Partito Liberale Italiano, dando vita di fatto al pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI).      

Col passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica assistiamo alla scissione del vecchio PCI in due nuovi soggetti politici: la componente riformista dà vita al Partito Democratico della Sinistra (PDS), mentre quella massimalista a Rifondazione Comunista. La sconfitta elettorale del cartello dei progressisti alle elezioni del 1994 comporta la nascita di una nuova alleanza dei partiti di centro, di sinistra e di centro-sinistra, chiamata Ulivo. Tale coalizione, guidata da Romano Prodi vinse le elezioni politiche del 1996. Nonostante la caduta precoce del governo Prodi I, la legislatura continuò ad andare avanti con altri esecutivi di Centro-Sinistra, guidati da Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Le elezioni politiche del 2001 determinarono la sconfitta dell’Ulivo (guidato da Francesco Rutelli) e l’inizio di una lunga fase di opposizione per i vari partiti di Centro-Sinistra. Gli anni di opposizione al governo Berlusconi, comportano una ri-organizzazione del Centro-Sinistra italiano. Questo processo porta alla costituzione di una piattaforma più estesa, l’Unione, che si presenterà all’appuntamento elettorale del 2006 nuovamente guidata da Prodi. L’Unione si aggiudicò la contesa contro la Casa delle Libertà con un margine ristrettissimo, inferiore allo 0,1% dei voti espressi. La maggioranza traballante uscita fuori da tale risultato, unita all’eterogeneità della coalizione di governo, rappresentarono le costanti spine dell’esecutivo Prodi II. Nel frattempo l’unificazione di buona parte del Centro-Sinistra italiano di stampo riformista si concretizzava con la nascita del Partito Democratico. Il 2008 segna la fine del secondo governo Prodi e le nuove elezioni politiche vedono prevalere la compagine di centro-destra. La separazione tra PD e sinistra radicale provoca il mancato ingresso dei gruppi socialisti e comunisti in Parlamento, fatto mai successo nella storia della Repubblica.                                                                                                                                                                                                                                       I governi guidati dapprima da Berlusconi e successivamente da Monti, la fine dell’alleanza tra PD ed Italia dei valori e soprattutto l’ascesa del Movimento 5 Stelle impongono l’ennesima riflessione e ricomposizione delle forze riformiste. Nel 2012 nasce Italia Bene Comune, che unisce Partito Democratico, Partito Socialista Italiano e Sinistra Ecologia & Libertà. Questa nuova coalizione vince di stretta misura le elezioni del 2013, ma lo stallo creatosi  determina la formazione del primo esecutivo di grande coalizione della storia della Repubblica italiana.

Siamo così arrivati ai giorni nostri. La legislatura ancora in corso ha visto il governo Letta avvicendarsi nel febbraio 2014 con il governo Renzi, esecutivo in carica. Il doppio ruolo di Renzi (premier e segretario) rappresenta un’anomalia nella storia e nella tradizione della Sinistra italiana. Questa anomalia, se nella prima fase ha dato slancio al governo, indebolendo il partito, col tempo ha finito per avere ripercussioni negative anche sull’azione dell’esecutivo. Il Partito Democratico ha la responsabilità di governare il Paese, ma la leadership di Renzi appare totalmente estranea alla cultura della Sinistra. Non sorprende quindi il fatto che sia riesplosa con tutta la sua forza la dicotomia tra le due anime del maggiore partito della Sinistra italiana: quella riformista e quella massimalista. Ad esse corrispondono non soltanto due diverse classi dirigenti, ma anche e soprattutto due diverse concezioni dell’Italia e due diverse concezioni dell’Europa. Il Centro-Sinistra, stando ai sondaggi, rappresenterebbe oltre un terzo degli elettori italiani, ma “cercare un Centro-(Sinistra) di gravità permanente” risulta essere, oggi più che mai, un’impresa parecchio complessa. Ad una settimana dal voto sul referendum costituzionale, occorre interrogarsi sullo stato di salute di questo schieramento. Nell’eterna lotta tra riformismo e massimalismo, la Sinistra italiana odierna quale ricetta propone per affrontare le sfide interne ed internazionali? Esiste uno spazio a sinistra del Partito Democratico di Renzi? In che modo il Premier-Segretario ha cambiato il PD, stravolgendone ideali e programmi? Dalle risposte a questi interrogativi passa buona parte del futuro del Centro-Sinistra italiano.

  Francesco Polizzotto, direttore di Eco Internazionale      


           

 

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