Cerco un Centro – (Destra) di gravità permanente

Di Francesco Polizzotto – Il termine Centro-Destra nella politica italiana ha una storia ben diversa da quella riguardante il Centro-Sinistra. Se si escludono infatti alcuni governi degli anni sessanta, formati dalla Democrazia Cristiana col Partito Liberale, oppure l’esperimento del governo Tambroni con l’appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano, possiamo parlare di Centro-Destra soltanto a partire dal 1994, dopo la nascita della Seconda Repubblica.

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La coalizione di Centro-Destra aggregava le forze di centro e di destra, nate all’indomani della dissoluzione dei vecchi partiti della Prima Repubblica. La sfida elettorale del 1994 vide due diverse piattaforme di Centro-Destra: a Nord il Polo delle Libertà (composto da Forza Italia, Lega Nord e Centro Cristiano Democratico), a Sud il Polo del Buon Governo (con Forza Italia, Centro Cristiano Democratico ed Alleanza Nazionale). Dopo la frattura con la Lega, che aveva provocato la caduta del governo Berlusconi I, la ricomposizione del Centro-Destra determinò la nascita della Casa delle Libertà, con Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord ed Unione dei democratici cristiani (UDC). Questa coalizione, vittoriosa alle politiche del 2001, governerà per l’intera legislatura, stabilendo il record di durata nella storia della Repubblica italiana.

Dopo la sconfitta del 2006, la Casa delle Libertà si ritrova all’opposizione. Nasce l’idea di un soggetto unitario che riunisca sotto un unico simbolo tutti i partiti del Centro-Destra. L’idea prende forma con la “svolta del predellino”: Silvio Berlusconi, leader indiscusso dell’intero schieramento, lancia il Popolo della Libertà (PDL), nel quale confluiscono sia Forza Italia che Alleanza Nazionale. Se l’UDC preferisce staccarsi dal Centro-Destra, la Lega ne rimane alleata: le politiche del 2008 rappresentano la grande rivincita per la coalizione guidata da Berlusconi, che quindi torna al governo.

La fine del governo Berlusconi IV nel novembre del 2011 e la formazione dell’esecutivo tecnico a guida Monti segnano un allontanamento tra il PDL e la Lega. Le elezioni del 2013 fanno registrare un sostanziale pareggio tra gli schieramenti e la nascita del governo di “larghe intese”, presieduto da Enrico Letta, comporta un ulteriore spaccatura tra le forze del Centro-Destra italiano. Il PDL finisce per scindersi in due fazioni: la rinata Forza Italia passa all’opposizione mentre il Nuovo Centro Destra (NCD), guidato da Angelino Alfano, rimane nella maggioranza di governo. Nel frattempo la Lega Nord  di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si schierano su posizioni sempre più nazionalistiche.

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Questa spaccatura tra un’area moderata ed un’altra più radicale, assieme all’assenza di un vero leader che sappia raccogliere l’eredità di Berlusconi, costituiscono le maggiori difficoltà dell’attuale Centro-Destra italiano. Ad una settimana dal voto sul referendum costituzionale, ci interroghiamo sullo stato di salute del Centro-Destra. Quanto è concreta la possibilità di aggregare le diverse forze di questo schieramento in unico rassemblement? Tra Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia ed Area Popolare esistono idee condivise sulle quali costruire un’alleanza duratura? Chi sarà il leader capace di federare queste fazioni partitiche? Se guardiamo alle posizioni assunte in merito al referendum, sul fronte del No troviamo Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, mentre Area Popolare si schiera per il . Qualora dovessero prevalere i No (ed in caso di dimissioni del premier) svariate sono poi le prospettive del post-referendum, ovvero le soluzioni del 5 dicembre. Salvini e la Meloni hanno già fatto intuire che i loro partiti non appoggeranno alcun governo tecnico o di scopo, chiedendo il ritorno immediato alle urne; Forza Italia sarebbe invece disponibile ad un esecutivo che riformi la legge elettorale. Proprio quello concernente la legge elettorale è tra gli argomenti più divisivi nel fronte del Centro-Destra italiano. L’Italicum (almeno nella sua versione originaria) costringerebbe i vari partiti ad entrare in un unico listone.     Diverso sarebbe lo scenario in caso di sistema proporzionale, con Area Popolare e Forza Italia pronte ad eventuali accordi post-voto col PD sullo schema della grosse koalition tedesca. Determinante sarà capire quali siano i margini per ricucire lo strappo tra le varie componenti dell’ex PDL (Alfano, Verdini, Fitto), se esse abbiano ancora intenzione di giocare le loro carte sul tavolo del Centro-Destra, se l’asse dell’alleanza si sposterà sempre più verso l’ala destra; i sondaggi intanto indicano la Lega Nord (13-15%) stabilmente davanti a Forza Italia (10-12%). In questo scacchiere “cercare un Centro-(Destra) di gravità permanente” risulta essere un’impresa assai ardua. In ballo c’è una leadership che negli anni recenti (da Fini a Parisi, passando per Alfano) è stata più volte contesa e designata ed ancora oggi non è chiaro a chi (ed in quale maniera) verrà intestata.                                

La storia del Centro-Destra italiano coincide con la parabola del berlusconismo, ma è necessario darle un seguito al di là della sopravvivenza politica del Cavaliere. Nello scenario tripolare odierno, un terzo degli elettori non si riconosce nel renzismo e non voterebbe mai per il Movimento 5 Stelle: a questo elettorato (parzialmente rifugiatosi nell’astensionismo) deve essere garantita una rappresentanza. Qualunque ne sia la piattaforma programmatico-elettorale e chiunque sia il leader, il Centro-Destra dovrà ripensare l’Italia ma anche l’Europa.


                    

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