In Turchia è pronta la nuova Costituzione

Il mercoledì si è aperto con la dichiarazione del primo ministro turco “il documento della nuova Costituzione è quasi pronto”. In questo 16 Novembre non è certamente arrivato il fulmine a ciel sereno. Non è la prima né l’ultima dichiarazione in merito al futuro della nuova e religiosissima “tavola delle leggi”. Oltre sei mesi fa, durante i primi lavori per l’importante rivoluzione della Carta, il presidente del Parlamento Ismail Kahraman – peraltro appartenente allo stesso partito del capo di stato Recep Erdogan, l’Akp – aveva manifestato l’intenzione di realizzare una costituzione in una direzione più “confessionale”.

Kahraman, durante una conferenza dedicata al progetto della Nuova Costituzione avvenuta qualche mese fa, aveva difeso questo allontanamento dalla laicità dei documenti occidentali affermando “In quanto Paese musulmano perché dovremmo negare la religione? Siamo un Paese musulmano. Per questo dobbiamo avere una costituzione religiosa”. Il discorso difende una coerenza antimoderna tra legge e società, in forte contrapposizione con la tendenza del mondo contemporaneo a garantire – seppur in maniera fittizia in talune occasioni – il pluralismo culturale, religioso ed etnico in un contesto statale di diritto.

Al tempo di queste dichiarazioni, la pericolante democrazia turca aveva ancora una parte del popolo in sua difesa. Quasi automatici gli scontri con la polizia già allora. Le dimostrazioni pubbliche, marciavano gridando “La Turchia è laica e lo resterà ”. Le repressioni nella Capitale – e non solo – furono durissime, anche sui piccoli gruppi composti da centinaia di individui. Una situazione critica e perfettamente inserita nelle difficoltà che “certa” Stampa sta riscontrando in Turchia, ancora protagonista di arresti tra le fila degli editori e delle testate giornalistiche.

Cambieremo la Costituzione  e approveremo il sistema presidenziale”. In Turchia il premier Binali Yildirim ha le idee chiare anche sulle forze politiche che appoggeranno il progetto costituzionale, ed è anche il fatto più eclatante: l’alleanza è con l’Mhp (Movimento dei Nazionalisti, e di fatto braccio dei Lupi grigi, estremisti xenofobi). Lo stesso leader dei nazionalisti turchi, il professor Devlet Bahceli, ha anche sostenuto il passaggio da un sistema parlamentare a uno presidenziale, come voluto dal capo dello stato Erdogan. Cambiamenti drastici e anti-democratici che, per un motivo o per un altro, avverranno sotto il naso di una distratta Europa.

Daniele Monteleone


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