La nascente armata kosovara e le paure di Belgrado

Il Kosovo è una Repubblica indipendente. Lo è dal 17 febbraio 2008 nonostante i voti contrari espressi da alcuni paesi membri dell’Onu. Tra questi, naturalmente, la Serbia, la Russia e la Cina (entrambe membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) e 5 paesi dell’Unione Europea (Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro).

La storia del paese è alquanto travagliata. I primi sentimenti nazionalisti e le prime rivendicazioni indipendentiste nascono durante gli anni ’80, quando la Jugoslavia di Milošević ne abolì lo status di provincia autonoma della Serbia. Si arrivò inevitabilmente allo scontro armato tra le truppe jugoslave e l’Esercito di Liberazione del Kosovo (Ushtria Çlirimtare e Kosovës in albanese), composto principalmente da veterani della precedente guerra in Bosnia-Erzegovina.

La guerra del Kosovo (1996-1999) è stata l’ultima combattuta nei territori della ex-Jugoslavia e la sua fine ha concluso dieci anni di conflitti regionali, dando inizio ad un periodo di pace e di sviluppo economico e democratico per la maggior parte della regione.

Con la dichiarazione di indipendenza del Premier Hashim Thaçi, l’obiettivo dei kosovari è stato quello di assicurare la protezione dei propri confini e garantire l’ordine interno. Inizialmente tale incarico fu attribuito agli ex guerriglieri dell’Uçk, inquadrati nella KCP (Kosovo Protection Corps) fino al 2009, data del loro scioglimento.

Su volere del KFOR – la forza militare internazionale guidata dalla NATO – dalle ceneri del KCP nasce il Kosovo Security Force. Diverse nazioni fornirono assistenza per la forza su base bilaterale: uniformi, veicoli, armi, addestramento e formazione. Gli sforzi di tutoraggio dovevano garantire la Piena Capacità Operativa del KSF.

Nel 2014, il primo ministro Thaçi ha dichiarato che il governo kosovaro istituirà un Ministero della Difesa e, entro il 2019, trasformare ufficialmente le Forze di Sicurezza del Kosovo in un esercito regolare. Si tratta di una forza armata multietnica, professionale e su base volontaria in grado di soddisfare tutti gli standard NATO al pari degli altri stati, con la possibilità di alleanze future.

La missione della nascente forza armata – composta da forze terrestri, una guardia nazionale, comandi di logistica e di formazione – sarà anche quella di contribuire alla sicurezza generale nei Balcani. 

La formazione di un esercito rappresenta per il Kosovo un passo importante nel consolidamento della propria indipendenza dalla Serbia, dichiarata poco più di sei anni fa e oggi riconosciuta da più di cento paesi.

Il governo di Belgrado non ha gradito la notizia. Il Ministro degli Esteri serbo, Ivica Dačić, ha dichiarato la sua perplessità nella creazione dell’esercito kosovaro visti i rapporti ancora delicati fra i due paesi. La principale preoccupazione del ministro è rivolta alla popolazione di maggioranza serba che vive nella porzione settentrionale del Kosovo e che è restata, di fatto, indipendente dal governo a maggioranza albanese di Pristina. 

Sarà la NATO ancora una volta a giocare un ruolo fondamentale nello scacchiere internazionale; da un lato assicurare il supporto al Kosovo nella formazione di un proprio esercito nazionale, dall’altro evitare eventuali ripercussioni nei confronti della minoranza serba del paese.

Marco Tronci


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