Elezioni Usa: le rivelazioni scottanti che imbarazzano Donald Trump

Una campagna elettorale condotta finora sempre all’attacco contro tutto e tutti. Il proprio partito, i repubblicani, Hillary Clinton e i democratici, Obama, i messicani e i musulmani. Una strategia che lo ha portato ad ottenere consensi ed instaurare un’empatia non indifferente con il proprio elettorato. Inevitabile, però, al contempo, che questa potesse ritorcersi contro. A maggior ragione, a poche settimane dall’Election day.

E’ quanto sta accadendo in questi giorni a Donald Trump. Il caso delle sue dichiarazioni dei redditi è una notizia che circola ormai da mesi, correndo di pari passo a quella dello scandalo “emailgate” della concorrente Hillary Clinton.

L’ultima rivelazione è di qualche giorno fa, ed è a firma del New York Times, il quale è riuscito ad ottenere e pubblicare le dichiarazioni dei redditi di Trump del 1995. Secondo gli esperti del giornale, l’attuale candidato repubblicano alle presidenziali americane avrebbe usufruito di una detrazione tale da consentirgli, in maniera del tutto legale, di non pagare le imposte federali sul reddito per oltre 18 anni. 916 milioni di dollari, la perdita relativa alle sue attività da casinò di Atlantic City e non solo, che emergerebbe dai documenti in possesso del quotidiano della Grande Mela. Secondo le stime dei giornalisti, tali perdite avrebbero permesso a Trump di cancellare oltre 50 milioni di dollari all’anno di reddito imponibile per quasi due decenni. “I know our complex tax laws better than anyone who has ever run for president and am the only one who can fix them”, ha risposto il magnate sul proprio profilo Twitter all’indiscrezione del quotidiano. Il dibattito sulle sue tasse promette di ritornare anche nei prossimi giorni, accompagnando la campagna elettorale fino all’8 novembre.

Ma, le notizie intorno a Trump non sono finite qui. è di lunedì, l’indiscrezione lanciata dall’Icij, International Consortium of Investigative Journalist – per intenderci i rivelatori dello scandalo Panama Papers- secondo cui il magnate del mattone tra il 1998 e il 2003 avrebbe affittato un ufficio nel General Motors Building, uno dei suoi palazzi a New York, alla banca iraniana Melli, controllata dagli ayatollah. L’istituto è dal 1999 nella lista nera del Ministero del Tesoro Usa, per il suo coinvolgimento nel finanziamento del programma nucleare, avvenuto tramite i Pasdaran, i cosiddetti guardiani della rivoluzione, sponsor tra l’altro, di vari attentati terroristici. Un’accusa grave, visto che, secondo il consorzio di giornalisti, in quegli anni, gli Usa avevano imposto un embargo contro l’Iran, al netto di alcune e dovute eccezioni, tra cui non rientrerebbe appunto la stessa Banca Melli.

Indiscrezione che fa il paio con quella uscita quasi una settimana fa sulla presunta violazione da parte del magnate di un altro embargo, ben più noto, quello con Cuba. Secondo il settimanale Newsweek, nel 1988, infatti, Trump avrebbe speso tramite una società di consulenza, 68mila dollari per un’iniziativa imprenditoriale a L’Avana, quando guidava la Trump Hotels and Casino Resorts. Anche qui il candidato repubblicano non ha voluto rispondere, pur di fronte alle sollecitazioni del proprio partito, desideroso di chiarimenti.

Rivelazioni scomode, insomma, che potrebbero avere una loro influenza nel percorso della campagna elettorale. Le attenzioni “negative”, per ora, sembrano essersi concentrate tutte su Donald Trump. Come se, l’esito, molto pro Hillary del primo dibattito pubblico, avesse sguinzagliato tutti i nemici del magnate. Trump, d’altro canto, pur non pronunciandosi su Iran e Cuba, promette ancora battaglia, soprattutto sulle questioni riguardanti la famiglia Clinton, a partire dalle infedeltà di Bill. Di certo, queste indiscrezioni permettono a Hillary Clinton di vivere un attimo di pausa dalle pressioni e dalle polemiche che l’hanno colpita durante gli ultimi mesi elettorali, e di trarne spunti per poter attaccare il proprio avversario.

Mario Montalbano


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