Arti performative: a Palermo non si vuole restare al palo

Era il 5 Maggio quando veniva messa in scena la performance Sguardi al Palazzo Riso di Palermo. Si trattava della prima scommessa performativa di un nutrito gruppo di studenti dell’Accademia delle Belle Arti, nucleo guidato dalla Professoressa Arianna Oddo.

Un evento che ha avuto un notevole riscontro di pubblico e una grande risposta emotiva da parte dei protagonisti (tra cui la docente stessa). A dimostrazione che le arti performative non sono lontane da noi, e soprattutto che sono fruibili in un modo, come quello realizzatosi per Sguardi, assolutamente coinvolgente; a dimostrazione, forse, che gli ostacoli alla bellezza della città non sono – come si dice – “i Palermitani ”, perché questi c’erano dentro e (appena) fuori dalla performance. I primi a urlare numeri a un ritmo cadenzato e costante, come suona un allarme, quello culturale dello stato dell’Arte; i secondi ad acclamare calorosamente un esempio di collaborazione e produzione di riflessione.

Per la prima fatica artistica del Gruppo della Prof. Oddo – chiamandolo momentaneamente cosi per semplicità e affetto – hanno partecipato anche alcuni ragazzi della Accademia Internazionale del Musical, un valore aggiunto alla qualità della squadra di performers. Ed è attraverso un tema dal richiamo pirandelliano che gli artisti hanno espresso le proprie maschere interiori (oltre che quelle bianche e fredde incollate al viso): chi tra sofferenze o euforia, chi tra indecisione o pazzia, o nelle più disparate sfaccettature caratteriali dell’animo umano fino al cibarsi delle proprie maschere. Arianna Oddo, in descrizione dell’evento, ne parla così: “le maschere progettate si sono volutamente fatte allontanare dalla stereotipica  funzione connaturata nell’oggetto stesso, forma primordiale del linguaggio teatrale, per approdare a manufatti che potessero rappresentare espressioni e stati d’animo autentici. I laboratori di drammatizzazione si sono basati essenzialmente sulla interpretazione delle emozioni proprie ed altrui, attraverso l’esplorazione dei processi di empatia, identificazione nell’altro, comunicazione di gruppo attraverso il linguaggio del corpo, mimico e astratto. Il tema dell’identità è stato il filo conduttore di tutto il progetto. La concezione che un individuo ha di sé, il modo in cui si considera e si costruisce all’interno dei gruppi sociali. […]l’oggetto della nostra indagine è stato il disvelamento dell’identità espressiva. Si è pertanto deciso di procedere all’inverso rispetto a come di consueto avviene, partendo dall’oggetto maschera e provando a immaginare quale identità si potesse celare in essa dando vita e voce a quelle espressioni statiche, catturate nella materia e dunque immutabili ”.

Sarà il secondo lavoro del Gruppo, che il 5 Ottobre dalle ore 20:30 interesserà gli spettatori al Teatro Massimo, a poter diffondere nuova linfa vitale a un concerto di musica classica contemporanea. Uno straordinario trio dodecafonico eseguirà un omaggio a Morton Feldman dal titolo Crippled Symmetry che , come si legge nell’introduzione di Piero Violante, “con le sue simmetrie interrotte, illuminate dal silenzio, riflesse come in una galleria di specchi infiniti, dal sapore weberniano abbandonate con la massima delicatezza all’alea, risulta ancora oggi uno dei grandi capolavori della scuola di Feldman ”. Sarà qui che il Gruppo della Prof. Oddo si esibirà accompagnata dalle musiche altamente evocative profuse dai tre musicisti, Eva Geraci al flauto basso, Elio Anselmo al vibrafono e Pasquale Lo Cascio al Pianoforte. L’atmosfera sarà del tutto anomala rispetto a un qualunque spettacolo o concerto nella prestigiosa struttura ottocentesca. Come il primo lavoro, è prevedibile un intenso impatto emotivo, cinque mesi fa scandito dall’annuncio di una successione numerica, stavolta sostenuto dai suoni estremamente affascinanti della musica minimalista.

Daniele Monteleone


 

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