Nicaragua: Daniel Ortega si accinge a calare il tris

Non manca molto alle elezioni del 6 Novembre in Nicaragua, con le quali verranno eletti presidente, vicepresidente, 90 deputati per l’assemblea parlamentare nazionale e 20 per il PARLACEN (il Parlamento centro-americano, l’istituzione di consiglio e mediazione che riunisce i rappresentanti dei paesi di quest’area). L’attuale presidente in carica, il sempreverde Daniel Ortega, da mesi sta preparando il terreno per quella che potrebbe essere una leadership a partito unico, situazione politica che ha precedenti storici piuttosto recenti. Basti ricordare lo scontro tra i sostenitori di Anastasio Somoza, dittatore che riuscì a dichiarare illegali i partiti di opposizione, e i militanti del Fronte di Liberazione di ispirazione marxista che lo fecero cadere.

Da compagno di lotta a principale nemico da battere per i sandinisti (ideologia che prende il nome da Augusto Sandino, rivoluzionario votato al socialismo e all’anti-imperialismo impegnatosi durante l’occupazione statunitense del 1927), dopo essere stato alla guida della Ricostruzione Nazionale del 1979, Daniel Ortega è stato protagonista di una scalata politica tutta vincente, ed è al governo dal 2006, con la decrescente simpatia delle altre forze politiche più moderate. Andando indietro, si segnala la positiva parentesi del mandato che ottenne nel 1985 e, a conclusione di questo, il passaggio di potere nelle mani del successore Violeta Barrios de Chamorro, candidata democratica con le simpatie statunitensi. Con il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln) – come da sempre – Ortega ha nuovamente conquistato la presidenza nel 2011 ed ha assistito alla crescita di altre realtà politiche di deriva sandinista che hanno raggiunto numeri abbastanza consistenti, forse a tal punto da spaventare il presidente nicaraguense e portarlo a un cambiamento di direzione nei confronti del “fiorente” pluralismo politico.

Degli ultimi giorni di Luglio, la notizia che sarebbero stati fatti fuori ventotto deputati dell’opposizione. Più precisamente, sono stati destituiti dei rappresentanti eletti democraticamente nelle ultime elezioni, appartenenti al Partito Liberale Indipendente (Pli) e al Movimento rinnovatore sandinista (Mrs), partiti in cui erano confluiti alcuni dirigenti e personalità precedentemente tra le fila del Fsln. Tra le tinte oscure di queste espulsioni parlamentari ci sarebbe la nomina di un nuovo segretario del Pli, Pedro Reyes, secondo i deputati dissidenti, un pupo giostrato dal presidente Ortega.

Gli espulsi non hanno tardato a farsi sentire con diverse dichiarazioni, alcune molto dure: “La destituzione in massa dei deputati d’opposizione è un fatto senza precedenti nella storia del Nicaragua e un colpo di Stato contro il potere legislativo” e, non senza minacciare la possibilità di una fase violenta dello scontro politico, sono stati espliciti i riferimenti allo strapotere del presidente. “Ci hanno fatto fuori perché non abbiamo voluto abbassare la testa davanti alla dittatura di Daniel Ortega” una tra le tante dichiarazioni dei deputati del Pli.

Non tarda a difendersi il super presidente, il quale ha accusato le organizzazioni internazionali – quelle che sono venute a “vigilare” sulle elezioni – di ostacolare il suo governo. “Che vadano a osservare i propri Paesi. Che vadano a sistemare le cose a casa loro dove ci sono livelli alti di violenza, delinquenza e razzismo” ha dichiarato Ortega. Sarebbe un contrappasso storico quello che potrebbe colpire il presidente del Nicaragua se si scatenasse una rivoluzione contro di lui. Ma, nonostante tutto, attualmente gode di ampio sostegno e apprezzamento popolare. Due anni fa inoltre, grazie a una riforma costituzionale, è stata resa possibile la rielezione del presidente in maniera continua e illimitata. E fa riflettere la presenza dei figli di Ortega in ruoli di dirigenza pubblica di un certo spessore, anche se gli affari di famiglia sono già entrati nelle future questioni di potere dopo la candidatura a vicepresidente della moglie Rosario Murillo, rivoluzionaria e compagna di sempre nella vita come in politica, attualmente capo dell’amministrazione pubblica nicaraguense.

Daniel Ortega si ritrova però un forte apparato statale, cresciuto economicamente – senza esagerare però, dato che resta uno dei paesi più poveri del continente americano – e riconoscente all’operato del presidente. Sarebbe il terzo mandato consecutivo per il settantunenne, unico protagonista rimasto in piedi dal polverone politico che si è alzato recentemente. E’ in questo mood che si è aperta la campagna elettorale in Agosto, con gli Stati Uniti da una parte a difendere i propri interessi nell’America Latina e dall’altra il Colosso cinese ingolosito dalla possibilità di costruire un altro passaggio interoceanico, alternativo allo Stretto di Panama.

Daniele Monteleone


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