Il film consigliato: Remember the Titans (2000). Una storia vera di integrazione

Una storia vera. Una storia di provincia, che nel suo piccolo può fungere da esempio. Punto di partenza, lo sport, quale contenitore di problemi sociali, quale soluzione ai problemi che affliggono la nostra società. “Remember the Titans”, più semplicemente “Il sapore della vittoria- Uniti si vince” nella sua versione italiana, è uno di quei film, che narra quelle storie che silenziosamente sono rimaste sopite lì, in attesa di esser scoperte e poi raccontate. Teatro, Alexandria, piccola cittadina della Virginia.

Siamo agli inizi degli anni Settanta, la guerra in Vietnam è in pieno svolgimento, e in diverse città, il movimento afroamericano comincia a invocare diritti fino a quel momento negati. In Virginia, ancora di più. All’interno di questo contesto, una squadra di football del liceo “T.C Williams” si trova a rappresentare il paradosso di quei giorni, l’esperimento da cui sperare in un risultato positivo, ossia una qualche forma d’integrazione tra bianchi e neri.

Protagonisti due coach, impersonati da Denzel Washington e Will Patton, rispettivamente il dispotico Hermann Boone e l’equilibrista Bill Yoast, alle prese con un’impresa che va oltre l’immagine di una semplice partita di football. Mettere insieme una squadra composta da neri e bianchi, in nome di un’integrazione “imposta”, e di certo non desiderata. Difficoltà neanche a dirlo, tantissime. Insito è l’odio inculcato anche in adolescenti, abituati ad ascoltare gli adulti e a sorbire tutto quanto la società gli urlava. “Bianchi e neri mai insieme”. E invece, con il tempo, l’esperimento imposto dal Comitato scolastico inizia ad ingranare. Grazie alla cocciutaggine del coach, Hermann Boone, chiamato a prendere le redini di un team, fino a qualche giorno prima, vincente e in mano al bianco, Bill Yoast, a capo di una rosa di soli bianchi.

«Fu combattuta qui la battaglia di Gettysburg. 50000 uomini persero la vita su questi campi, combattendo la stessa battaglia, che dopo un secolo stiamo combattendo tra noi. Ancora oggi. L’erba di questi campi era tinta di rosso, la terra ribolliva del sangue di giovani vite. Fumo… E piombo rovente uscivano dai loro corpi. Il loro spirito ci parla: «ho ucciso mio fratello con l’odio nel cuore. È stato l’odio a distruggere la mia famiglia». Ascoltatemi: questi morti ci danno un insegnamento. Se non abbattiamo il muro che ci divide, adesso qui su questa terra consacrata, l’odio distruggerà anche noi… Come distrusse loro. Non mi importa se adesso non vi piacete. Mi importa che impariate a rispettarvi. E forse… Chissà, forse imparerete a giocare da veri uomini». In una delle scene più belle del film, il coach Boone recita queste parole, durante lo stage pre-campionato, per cercare di ricompattare una squadra divisa, litigiosa, specchio dell’odio e degli scontri che intanto si registravano nella lontana città. Parole, che avrebbero scalfito l’animo di pochi, e tra questi quelli di Big Julius e Gerry Bertier, i due all-Americans prima nemici e poi inseparabili amici, che di lì a breve si sarebbero posti l’intera squadra sulle loro spalle e l’avrebbero plasmata ad immagine e somiglianza del volere dei coach. Sì dei coach, al plurale, perché nonostante lo sgarbo subito nell’essere stato de-mansionato, Bill Yoast ha silenziosamente lavorato per il bene dei suoi ragazzi, prima solo identificabili nei bianchi e poi in tutti indistintamente. I Titans da quel camp sarebbero tornati una squadra, un unico fronte all’interno di un mondo che forse non era pronto ad accoglierli. E fu così infatti. Ma, il campo di gioco era lì a diventare il teatro di un’indimenticabile stagione sportiva, ma soprattutto di un’incredibile storia di integrazione sociale. Bianchi e neri assieme. Una novità allora, con il tempo fortunatamente diventata abitudine, una normalità. Eppure a distanza di anni, ci ritroviamo in un’epoca in cui la questione razziale negli States riesplode in tutto il suo impeto sotto una diversa forma. Polizia da una parte, e afroamericani dall’altra. Una vecchia storia, tornata a far discutere, ma soprattutto a dividere. Non che la questione razziale negli States sia mai stata realmente un problema risolto, piuttosto è sembrato sorreggersi su un sottilissimo equilibrio, che spesso e volentieri si è spezzato.

“Il sapore della vittoria – Uniti si vince” è uno di quei film che non banalizza il problema, piuttosto lo contestualizza, ne evidenzia gli aspetti, dall’odio difficile da scalfire all’integrazione realizzata, passando semplicemente per la convivenza risicata. Eppure un segnale, il film lo lancia: la razza non può essere un muro invalicabile. Basta ricordarsi degli esempi positivi. E i Titans lo sono.

«Tra bianchi e neri, dice la gente, non può funzionare. Ma qui da noi, facciamo in modo che funzioni. Abbiamo i nostri contrasti, naturalmente. Ma, sempre, prima che si trasformino in odio, ci ricordiamo sempre dei Titans…»

Mario Montalbano


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