Pontida e Milano: le due vie del centrodestra

Una poltrona per due. Questo sembra lo scenario del nuovo centrodestra italiano, dopo il definitivo passo indietro di Silvio Berlusconi, impegnato com’è a ristabilirsi dalla delicata operazione al cuore dei mesi scorsi.

Prima di congedarsi, però, l’ex presidente di Forza Italia aveva individuato il proprio successore, in quel Stefano Parisi, reduce da un risultato straordinario alle elezioni amministrative di Milano. Nonostante la sconfitta al ballottaggio contro Beppe Sala, in molti già alla vigilia del secondo turno, avevano preannunciato tale scelta. Forza Italia, d’altronde, si trovava ai minimi storici in termini di consenso elettorale, e per risalire la china occorreva indicare un personaggio, che fosse in grado innanzitutto di ricostruire dalle fondamenta un programma politico, tipico del centrodestra, e di riunire tutto il mondo dei moderati in vista delle sfide dei prossimi mesi. Dall’altra parte, però, c’è chi, come Matteo Salvini, non ci sta a ricoprire le vesti da comparsa. Il segretario della Lega, d’altronde, lavora da tempo per assumere un ruolo di primo piano all’interno del centrodestra, trasformando il movimento che fu di Bossi e simbolo della Padania, in partito nazionale.

Parisi e Salvini, due personaggi agli antipodi, quindi, che si ritrovano a capo di due mondi, che per anni hanno dialogato e convissuto sotto il dominus Berlusconi, e che adesso sembrano essere tanto distanti. Ma, prima di ogni ipotesi di alleanza futura, entrambi dovranno sciogliere i nodi all’interno dei rispettivi partiti.

Stefano Parisi deve far fronte alla freddezza con cui la sua nomina è stata accolta dai luogotenenti di Forza Italia. I due capigruppo parlamentari, Paolo Romani e Renato Brunetta, si erano espressi con il silenzio, il giorno dopo la notizia, dimostrazione di una non piena condivisione. Lo stesso dicasi per Maurizio Gasparri e Giovanni Toti, il quale, in più di un’occasione, ha voluto farsi immortalare assieme a Salvini. «Il progetto di Parisi non lo conosco, spero aiuti il centrodestra a tornare a vincere», aveva detto il governatore ligure e consigliere politico di Fi, al momento dell’annuncio di Parisi di voler indire una convention che avrebbe di fatto sancito la nuova fase di Forza Italia. Convention che si è conclusa qualche giorno fa e che, di fatti, ha visto una scarna partecipazione da parte dei vertici forzisti, a cui, a dire il vero Parisi, pur non nominandoli mai, ha rivolto sempre segnali di apertura, mantenendo fede a quell’atteggiamento propositivo utile alla ricomposizione di tutto il centrodestra. «La nostra funzione è di rigenerare in modo unitario non vogliamo essere una setta, vogliamo mandare un messaggio agli altri partiti di centrodestra, solo uniti si vince ma se siamo in grado di rappresentare tutte le nostre diversità», ha affermato Stefano Parisi, chiudendo la convention di Milano.

Più salda la posizione di Salvini in quel di Pontida, anche di fronte a chi, tra i vecchi leghisti, sembra rimpiangere l’epoca della Roma ladrona. Dal Senatur, Umberto Bossi sono giunte parole esplicite in tal senso. «La Lega non potrà mai essere un partito nazionale», avvisa, vedendo addirittura una Lega in grande confusione. Un rilancio verso quella tanto cara secessione, che dovrebbe avere come nemico «il centralismo italiano» e non Bruxelles. Ma, il leader del Carroccio la pensa assai diversamente. E a proposito tiene innanzitutto a consolidare la propria posizione all’interno dei confini italiani, rivendicando quanto fatto finora. «Se qualcuno pensa che il futuro della Lega sia quello di un piccolo partito servo di qualcun altro, di Berlusconi o di Forza Italia, ha sbagliato», ha dichiarato il giovane segretario. La Lega resta disponibile al dialogo, ma nessuna forzatura sui programmi verrà accettata a priori. E quindi, Salvini dichiara che la Lega non vuole più aspettare Forza Italia, e se è il caso«è pronta a fare da sola, con orgoglio e con coraggio, da nord a sud». «La Lega non ha bisogno di alleati», ha continuato il leader leghista, prendendo persino le distanze dalla contemporanea convention organizzata da Parisi. «Altri si ritrovano al chiuso con le mummie politiche, a Pontida ci sono ragazzi che costruiscono il loro futuro e non vogliono lasciare l’Italia», ha sostenuto il segretario leghista ai microfoni dei giornalisti.

Da Pontida a Milano, insomma, il centrodestra prova a ricostruirsi, o quantomeno a ridiventare un polo in grado di competere con Pd e M5s. Al netto delle rispettive posizioni, appare difficile immaginare che entrambi possano correre da soli. Le elezioni amministrative hanno dimostrato che tanto la Lega quanto Forza Italia necessitino l’uno dell’altro. Ad oggi, però, resta il fatto che tra Pontida e Milano vi sia una certa distanza. Tutt’altro che facile da ricucire. 

Mario Montalbano


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