Le studentesse afro di Pretoria in rivolta: discriminate per i loro capelli ricci

La Pretoria High School For Girls, prestigioso istituto privato femminile fondato nel 1902 da Edith Aitken, è balzato sulle pagine della cronaca di tutto il mondo per un episodio degno delle opere dei drammaturghi del teatro dell’assurdo: le pettinature delle studentesse afro.

Eh già, proprio così, queste ragazze sono discriminate per trecce e capelli afro, che negli anni 70 furono proprio il simbolo del Black Panther Party, storica organizzazione rivoluzionaria afroamericana degli Stati Uniti.

Da giorni, nella città nota per le vicende dell’apartheid, le studentesse nere di questo liceo sono scese in strada per protestare contro la scuola che le costringe, udite udite,“a lisciarsi i capelli” poiché i loro capelli naturali sarebbero inappropriati all’uniforme scolastica.

Il codice di condotta della scuola non menziona in modo esplicito le acconciature afro ma specifica che i capelli devono essere spazzolati e legati in una coda di cavallo e che capelli rasta naturali, treccine aderenti al cuoio capelluto e trecce devono avere al massimo 10 millimetri di diametro. Rispettare queste regole costringerebbe le ragazze a ricorrere alla stiratura chimica.

Alcune studentesse hanno raccontato di aver subito atti discriminatori: una ragazza, dopo che le è stato lanciato un tubetto di vasellina per appiattirsi i capelli, è stata cacciata via dalla sua classe, un’altra è stata chiamata “scimmia” dall’insegnante, altre hanno subito insulti per le acconciature definite “nido di uccello” e considerate fonte di distrazione per i compagni durante le ore di lezione.

Inoltre, le ragazze hanno denunciato alle autorità che era vietato loro di parlare lingue africane in classe.

Il ministro della Cultura Nathi Mthethwa in un tweet ha espresso il suo sostegno alle ragazze: “Le scuole non devono scoraggiare gli studenti ad abbracciare la loro identità africana, è inaccettabile vietare loro di parlare la lingua africana d’origine all’interno dell’istituto”.

La rabbia delle studentesse ha dato il via a una vera e propria battaglia contro le politiche razziste dell’istituto, approdata anche sui social con l’hashtag #StopRacismAtPretoriaGirlsHigh (stop al razzismo nella scuola superiore di Pretoria).

Le immagini della protesta hanno avuto un eco internazionale, e contro le regole della scuola è stata lanciata una petizione on line, in cui viene chiesto alle autorità di garantire che il codice di condotta del liceo non discrimini le ragazze nere e musulmane; di prevedere sanzioni disciplinari per gli insegnanti che hanno avuto atteggiamenti razzisti e di proteggere le ragazze che hanno protestato. Le firme raccolte sono più di 31.000.

In merito alla questione si sono espressi associazioni femministe e il leader del principale partito politico d’opposizione: tutti hanno condannato all’unisono le scelte del liceo.

Panyaza Lesufi, ministro del dipartimento dell’Istruzione nella provincia di Gauteng, si è recata nella scuola per parlare con insegnanti e alunni, nel tentativo di sedare la rivolta e riportare la calma prima che la situazione degenerasse. Il liceo ha deciso di sospendere il provvedimento senza ulteriori commenti, mentre il ministro ha annunciato un’indagine indipendente sulle segnalazioni arrivate e su quanto accaduto nella scuola.

Seppur fondato con lo scopo di accogliere tutte le ragazze, l’istituto aprì le porte alle studentesse di colore solo dopo la fine dell’apartheid e anche se sono trascorsi ormai 22 anni, pare che ancora oggi per il Sudafrica sia difficile fare i conti con il suo passato.

Chissà cosa direbbe Nelson Mandela…

Francesca Rao


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