TTIP: cronaca di un fallimento annunciato?

Le dichiarazioni di fine agosto del Ministro degli Esteri tedesco Gabriel, circa il fallimento della trattativa, fanno il paio con le dichiarazioni precedenti di altri importanti politici europei.Uno dei problemi maggiori dal punto di vista politico è il periodo nel quale si dovrebbe mettere un punto alle trattative: nei prossimi mesi le maggiori democrazie coinvolte andranno incontro a elezioni e il TTIP non gode di un forte appoggio popolare. Il maggiore sponsor del trattato, il presidente degli Stati Uniti, si trova attualmente nelle condizioni di “anatra zoppa” con uno scarso peso nella trattativa e con le controparti che attendono le nuove elezioni per capire come si evolverà la situazione. Al riguardo sono interessanti le posizioni dei due candidati alla Presidenza americana: Trump ha già dichiarato che non è negli interessi americani siglarlo e la Clinton, dopo il forte sostegno iniziale, si è raffreddata sull’argomento.

Dal punto di vista della teoria economica vi sono posizioni contrastanti. Da una parte si sottolineano i vantaggi derivanti da un possibile aumento delle transazioni atlantiche con ripercussioni sia per la crescita che per l’occupazione. Altri economisti sostengono come in realtà i vantaggi saranno ridotti e che, al contrario, il TTIP permetterà una ulteriore ridistribuzione della ricchezza verso l’alto. Fra i più grossi critici vi sono i due premi Nobel americani Stiglitz e Krugman.

Tralasciando gli effetti economici le maggiori critiche vengono portate alle modifiche regolamentari che verranno spinte dal trattato. La parte centrale del trattato si fonda proprio su questo, sull’armonizzazione della regolamentazione sulle merci fra paesi. Questo permetterà di superare la maggior parte delle barriere non tariffarie presenti fra le due sponde dell’Atlantico. Il problema maggiore è la regolamentazione sanitaria molto stringente in Europa soprattutto in materia alimentare. Si scontrano due filosofie al riguardo: quella europea che verifica preventivamente la salubrità dei prodotti; quella americana nella quale bisogna dimostrare successivamente l’introduzione in commercio che il prodotto non sia salubre per ritirarlo.

L’ultimo punto di forte contrasto sono le corti arbitrali che giudicheranno sui contrasti fra aziende e fra aziende e controparti statali. La presenza di queste corti potrebbe limitare la libertà di legiferare degli stati o comunque portare a risarcimenti ingenti verso le aziende, anche per il solo mancato guadagno. Al riguardo Stiglitz ha affermato che si potrebbe arrivare a situazioni gravi e facendo un parallelismo con il passato si sarebbe potuto dare la possibilità alle aziende produttrici di amianto di fare causa agli stati per la legislazione contraria. Una parziale revisione è stata proposta da parte europea con la creazione di corti stabili composte da magistrati e giudici, la risposta americana tarda ad arrivare.

La realtà è che negli ultimi anni si assiste a un ritrarsi della spinta alla liberalizzazione commerciale fra gli stati e al contrario aumentano i limiti e le barriere commerciali. Queste barriere non sono di natura doganale perché contrasterebbero con quanto previsto dalle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, gli effetti, però, sono gli stessi. Probabilmente andiamo incontro a una fase di stasi della globalizzazione e a un rifiorire di moderni protezionismi.

Francesco Paolo Marco Leti


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