Il libro consigliato: Isis. Lo Stato del Terrore

Gli attentati del 7 gennaio e del 13 novembre 2015 in Francia hanno acceso inevitabilmente i riflettori internazionali su un “nuovo” fenomeno, l’Isis, che fino ad allora appariva lontano, geograficamente distante.

Un po’ come dopo l’attacco al World Trade Center dell’11 settembre 2001 con Bin Laden e la sua “al Qaeda”, l’immaginario collettivo mondiale dopo i fatti di Parigi si è riempito di paura, e di conseguenza ha spalancato gli occhi su una realtà colpevolmente sottovalutata. E in fondo, ancora oggi, l’Isis ci appare come qualcosa di non ben definito. È uno Stato? È un gruppo armato? Sono solo terroristi? Chi sono i foreign fighters? Che differenza c’è con al Qaeda? Tutte domande lecite, che la confusione mediatica e, nostro malgrado, la velocità degli eventi, contribuiscono ad alimentare, spesso e volentieri senza ricevere le dovute e necessarie risposte. Questo è uno degli aspetti, a cui il libro “Isis. Lo Stato del terrore” di Loretta Napoleoni può certamente ovviare, quantomeno nel comprendere le origini di quello che ad oggi rappresenta il pericolo numero uno per la sicurezza del mondo occidentale e non solo. Economista e scrittrice, ma soprattutto una dei massimi esperti di terrorismo internazionale, la Napoleoni, come detto, parte dalla genesi dello Stato Islamico, passando per le sue evoluzioni e i suoi sviluppi, finendo per raccontare la struttura organizzativa, a livello politico, economico e sociale, del Califfato.

Un’evoluzione rapida ed improvvisa, che ha avuto due protagonisti principali, di cui Loretta Napoleoni traccia un approfondito identikit, analizzandone i contributi e le strategie: Abu Musab al Zarqawi e Abu Bakr al Baghdadi. Il primo è “l’uomo che ha apertamente sfidato la leadership storica di al Qaeda e che ha riacceso l’antico e sanguinoso conflitto tra sunniti e sciiti quale tattica chiave per la rinascita del Califfato”, l’altro, il nuovo califfo, colui che ha deciso di condurre una “guerra di conquista porta a porta, occupare paesi e città e imporre subito la shaaria nei centri conquistati”. Abu Musab al Zarqawi è stato il promotore di una nuova strategia, che al Baghdadi ha successivamente migliorato e portato a compimento. Non una lotta contro il nemico lontano, gli Stati Uniti d’America, piuttosto contro il nemico vicino per insediare un autentico stato islamico nella regione, sulle orme dell’antico Califfato di Baghdad. Missione compiuta nel giugno 2014.

“Scrollatevi di dosso la polvere dell’umiliazione e dell’afflizione, così che un nuovo califfato nascerà dal caos, dalla confusione e dalla disperazione del moderno Medio Oriente”, ripeteva il portavoce dell’organizzazione terroristica nell’annunciare la notizia.  “Umiliazione”, è un sentimento più volte rimarcato, che cova nel mondo islamico sunnita da anni, quantomeno dal periodo della guerra di coalizione in Iraq contro il regime di Saddam Hussein, e che adesso ha l’occasione di riscattare. E questo assurge sicuramente a motivo di attrazione verso tutti i musulmani sparsi nel mondo, e che vedono nell’evoluzione dello Stato Islamico “la possibilità di partecipare alla costruzione di un nuovo ordine politico in Medio Oriente”. Il Califfato, sottolinea la scrittrice, “cerca di presentare un’immagine politica contemporanea di sé stesso, un’immagine positiva in netto contrasto con le decadenti e mal funzionanti democrazie occidentali e con i regimi musulmani di “ispirazione” occidentale”. La voluta contrapposizione allo stile di vita e alle dinamiche delle democrazie occidentali fanno parte del salafismo radicale, di cui lo Stato Islamico è portavoce e prodotto. Al contempo, però, questi sfrutta i vantaggi derivanti dalla tecnologia “occidentale” e delle sofisticate tecniche delle scienze della comunicazione, e quindi anche i social media, per diffondere il proprio “verbo”. Da un lato, profetizzando spaventosi eventi, tramite anche video ed immagini delle esecuzioni dei sequestrati “infedeli”, che servono soprattutto ad inculcare insicurezza all’interno del nemico, dall’altro per lanciare messaggi rivolti a tutti i sunniti sparsi nel mondo. Un messaggio che risulta assai attrattivo, riuscendo a produrre “nuovi, irrazionali, barbarici atti di violenza” in Europa e non solo, a spingere i vari musulmani ad unirsi alla causa jihadista, e permettere, al contempo, allo Stato Islamico di avere anche una certa presa sulla propria popolazione. “Lo Stato Islamico ha assimilato alcune delle caratteristiche dello stato moderno, per esempio, la legittimazione interna ottenuta tramite un grezzo contratto sociale, e ha imparato ad applicare le sue tecniche di manipolazione a vantaggio della propria leadership”, evidenzia Loretta Napoleoni.

Uno stato vero e proprio, quindi, che è riuscito a crearsi partendo, in primo luogo, dalle macerie e dal vuoto politico lasciato dalle forze dell’Occidente, in seguito alla caduta di Saddam Hussein. Uno dei tanti errori occidentali, che Loretta Napoleoni non manca di rimarcare assieme a quelli emersi nella gestione del fenomeno Isis. Errori storici chiaramente, vedasi il patto Sykes-Picot, che ritorna spesso e volentieri nei messaggi del Califfato, e la politica estera passata in Medio Oriente con l’utilizzo della guerra per procura. Ma anche recentissimi, che hanno messo in mostra un preoccupante ritardo nel prevenire gli eventi. E l’Europa in questo senso ha delle responsabilità, ovviamente assieme all’alleato americano, non indifferenti, e che adesso, nella necessità di rispondere e difendersi da un nemico “interno” sembrano ritorcersi contro, complicando terribilmente il quadro. Su tutti, la mancanza di una politica estera comune, avendo negli anni e ancora oggi assecondato solamente quella americana, pagandone direttamente le conseguenze in termini sociali ed economici, visto il dramma dell’immigrazione da quelle stesse terre pervase dalla guerra. Adesso, la sfida appare complessa, contro un nemico invisibile, che sfrutta la presenza dei tanti musulmani nel territorio continentale, accentuandone la radicalizzazione e incitandoli a contribuire alla jihad dall’interno, con la semina di terrore e attentati suicidi. Il Califfato ha dimostrato nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, e nella capacità di colpire al suo interno il proprio nemico di conoscerne le falle e le debolezze, riuscendo ad inculcarne paura ed insicurezza. Per contro, l’Occidente e l’Europa stentano, invece, nonostante i risultati sul campo militare lascino presagire un arretramento del Califfato, a mostrarsi forte ed unito. E in mancanza di un netto cambio di rotta, il senso d’insicurezza ed impotenza di fronte alla follia del terrore non potrà che peggiorare. Lo ribadisce la stessa Napoleoni in conclusione del suo libro. “In mancanza di una soluzione diplomatica che funzioni vi saranno altri attentati terroristici. Milioni di persone migreranno dal Medio Oriente in Europa, L’Isis continuerà a sedurre giovani animi. Per smentire queste cupe previsioni, l’Europa dovrà porsi alla guida; dovrà trovare la propria voce. In caso contrario, l’attuale disordine mondiale diventerà la nuova normalità. Contro questo scenario, se il Califfato giocherà bene le sue carte, sarà in grado di festeggiare tanti altri nuovi anniversari.”

Mario Montalbano


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