Italia bacchettona: il deep web scandalizza giornali e opinione pubblica

Il mondo del web, e più precisamente del deep web, quella dimensione sommersa – e per questo non necessariamente solo criminale – che sfugge ai motori di ricerca come Google, si è ribellato alle definizioni affrettate che gli piovono addosso. I giornali titolano “armi e droga nel deep web” dimostrando una profonda ignoranza sull’argomento.

Oltre ai traffici illeciti di cui tanto si gonfiano le stime – e le paure di chi internet ancora non lo usa – queste nuove piazze virtuali risultano fondamentali per la comunicazione tra attivisti politici, donano la blasonata e bistrattata libertà di espressione ai blogger di paesi dove i regimi operano grandi limiti e censure, permettono lo scambio di ricerche scientifiche ma anche lo sviluppo di piattaforme di denuncia che mantengono il sicuro anonimato degli utenti, e consentono tutto ciò che sicuramente non verrà glorificato da testate giornalistiche, né tanto meno da forum e blog anche “autorevoli”. Una quantità non ben definita di persone (in miliardi) sono utenti anonimi del profondo web.

Secondo una ricerca “Artemis Project” realizzata da Pierluigi Paganini, esperto di sicurezza informatica di livello internazionale e capo editore della rivista americana Cyber Defense Magazine, il 28% dei contenuti scambiati su Tor (il nome comune usato per indicare The Onion Router) che riescono a tutelare l’anonimato di ogni utente, riguarda argomenti inerenti l’hacking (le competenze informatiche) e il 17% tratta di argomenti politici. La pedofilia rappresenta solo il 4%, l’e-commerce il 5%; seguono la vendita di narcotici, carte di credito clonate, armi. “Troppa miopia tra chi gestisce le istituzioni in Italia ” dichiara l’esperto nel suo libro “The deep dark web”, riferendosi all’approccio proibizionista dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni alla quale è affidato il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nel settore delle telecomunicazioni, dell’editoria, dei mezzi di comunicazione di massa e delle poste.

La gestione dell’Autorità lascia spazio a polemiche riassumibili in tal modo: la legge del profondo web è l’anonimato, e questa legge non corrisponde alla visione dell’Istituto di garanzia. In altre parole, per quanto si possa agire e oscurare, il nostro clear web (quello in cui navighiamo abitualmente un po’ tutti) rappresenta solo il 4% dei contenuti della rete, mettendoci di fronte a una distesa virtuale inesplorata e sconosciuta. Gli strumenti informatici sono più forti di quelli giuridici, constatazione dovuta all’efficacia di gran lunga più alta di programmi e filtri di facile utilizzo, rispetto a delle leggi di garanzia, protezione e restrizione – che vuoi o non vuoi sono derise dagli utenti dell’hidden web e non solo. Per osservare la potenza dei mezzi informatici, basti pensare a strumenti oltre ogni barriera nazionale e legislativa come la criptovaluta Bitcoin, moneta virtuale progettata e usata per dal 2009, o ancora, la Stampa 3D, capace di “eludere” il controllo produttivo dei paesi attraversando le distanze e usufruibile in qualunque parte del mondo.

Quanto all’approccio continentale. Più importante e complicata è piuttosto la questione della lotta alla criminalità organizzata che anche grazie al territorio franco del deep web riesce a condurre i suoi affari. Le cifre di cui stiamo parlando si aggirano intorno ai 150 miliardi di euro di traffici illeciti, soprattutto attraverso il fenomeno di riciclaggio transnazionale dal profitto spaventoso. Si stima girino dai 300 ai 400 miliardi di documenti non raggiungibili, limite dovuto alla mancanza di una vera collaborazione internazionale a partire dalle intelligences. “Il deep web è il nuovo territorio di approdo della criminalità. Si potrebbero rintracciare i finanziatori di grandi traffici di droga se ci fosse una maggiore cooperazione e minore differenza tra le diverse legislazioni penali nazionali ” è quanto afferma il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti. Per notare quali ostacoli vi siano a tale operazione è necessario controllare le leggi antimafia in Europa: alcuni stati non hanno neanche queste. Una situazione quasi grottesca.

Il Deep Web, gigante misterioso, altro non è che un luogo ricco di risorse. Si potrebbe inoltre combattere la criminalità prendendo spunto dagli strumenti informatici più che da quelli giuridici, col paradosso che proprio quest’ultimi non godono di una omogeneità e di una diffusione capillare quanto invece riescono a ottenere i più semplici link (intesi come “collegamenti”) tra soggetti distanti nel mondo. “State lontani dal deep web ” si legge spesso tra i titoli più accreditati. Il dibattito sul web sommerso si riduce alla più facile trasmissione di dubbi e paure piuttosto che all’inchiesta e all’investigazione giornalistica, di gran lunga più impegnativa e rischiosa.

Daniele Monteleone


 

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