Spagna e Portogallo: un piccolo cambiamento di rotta?

Alla fine della riunione della Commissione, la notizia inattesa da molti addetti ai lavori: per Spagna e Portogallo nessuna sanzione. Nemmeno una piccola. Il massimo del rigore, e date le condizioni economiche dei due paesi non è da poco, è stata la richiesta di piccole manovre correttive che riportino i conti pubblici in linea nei prossimi anni. Per il Portogallo il rientro nel parametro del 3% dovrebbe avvenire il prossimo anno, alla Spagna è stato concesso ulteriore margine fino al 2018.Storicamente non è la prima volta che accade: lo sforamento senza conseguenze ha due illustri predecessori, la Francia e la Germania, che nel 2003 sforarono il tetto senza subire sanzioni. Le condizioni politiche ed economiche di quel periodo erano diverse da quelle attuali e soprattutto il Patto di Stabilità e Crescita (PSC), non era stato riformato. La riforma del 2013, contenuta nel Trattato sulla Stabilità, Coordinamento e Governance nell’Unione Economica e Monetaria (Fiscal Compact), prevede delle sanzioni quasi automatiche in caso di sforamento del deficit anche se con la presenza di margini di manovra per la Commissione. Questi margini sono stati sfruttati in tutta la loro ampiezza. Il Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ha sostenuto che le riforme strutturali portate avanti dai due paesi permettevano di ottenere maggiore flessibilità sui conti.

Bisogna sottolineare come la decisione non sia stata presa all’unanimità e come all’interno della Commissione si siano fronteggiate posizioni diverse fra le due anime più o meno rigoriste. Sulla decisione finale ha pesato certamente l’esito inatteso del referendum inglese sulla permanenza nell’Unione: l’irrogazione di sanzioni avrebbe soltanto acuito l’euroscetticismo presente nei due paesi e si sarebbe trasformato in un grave boomerang per la Commissione. Al riguardo le dichiarazioni di Moscovici sono state chiare: “Abbiamo deciso che l’approccio punitivo non è il migliore in un momento di dubbi dei cittadini nei confronti dell’Unione Europea”.

Sulle diverse tempistiche di rientro dal deficit, la Spagna avrebbe ottenuto maggiori margini date le sue condizioni politiche complicate. L’esito delle elezioni, con l’incertezza dovuta all’assenza di un vincitore, ha certamente pesato nell’allungamento dei tempi per il rientro. La questione adesso verrà affrontata in sede di Ecofin dove le decisioni prese dalla Commissione potrebbero essere capovolte e si potrebbe andare verso l’irrogazione di sanzioni, tuttavia questa possibilità dopo la presa di posizione “politica” della massima autorità europea sembra abbastanza remota. Una possibilità diversa rispetto alla multa, per aumentare la pressione sui governi verso il risanamento dei conti, potrebbe essere quella di fermare lo stanziamento dei fondi strutturali. In ogni caso, qualunque sia la decisione, essa non sarà presa prima di settembre.

Francesco Paolo Marco Leti


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