Democrazia partecipativa e democrazia deliberativa | parte seconda: la qualità

Avendo già descritto le vie della partecipazione e il tentativo di allargarne l’applicazione per il miglioramento del processo democratico, possiamo passare al secondo grande carattere delle modalità di partecipazione incoraggiate dal Consiglio d’Europa: la virtù.

Come questi nuovi metodi di partecipazione hanno basi sia partecipative che deliberative?

Gli aspetti fondamentali che collegano i due modelli di democrazia sono l’uguaglianza dei partecipanti al processo decisionale e la virtù della decisione, in altre parole, la qualità che questa ha. Il modo in cui il metodo partecipativo riesce a evitare le naturali disparità di potere tra i partecipanti è proprio il voto. Questo strumento, però, da solo non può assicurare la qualità della scelta ed è evidente come rappresenti un limite di questa teoria, limite che il modello deliberativo vuole e può superare sostenendo una scelta non unicamente basata sull’espressione di una preferenza, ma su una scelta argomentata e discussa.

La forza della teoria deliberativa risiede proprio nel fatto che i partecipanti argomentano la propria tesi e convincono, se possibile, anche gli altri partecipanti dimodochè si possa arrivare a una decisione ragionata insieme e non basata sulla riduttiva indicazione del voto. Il valore aggiunto nella partecipazione del modello deliberativo è proprio il fatto che la decisione è presa a seguito di un dibattito. Mediante il ricorso di accettabili motivazioni, lo scopo si concentra nella condivisione di queste tramite la formazione di un “consenso razionale e convinto”. La deliberazione metterà comunque in chiaro le posizioni nonostante possa inevitabilmente concludersi con il “fallimento” dell’intera applicazione: la semplice votazione.

C’è però chi sostiene che la votazione al termine di una ricca discussione sia comunque più ragionata e dunque più virtuosa nell’interesse del bene comune. Si può inoltre raggiungere una vera efficienza alla deliberazione nel momento in cui il dibattito sia stato così ben strutturato e ben ragionato da mettere d’accordo tutti arrivando a una decisione unanime: il pieno consenso e l’inutilità del voto.

La teoria deliberativa è complementare alla teoria partecipativa perché considera autenticamente le deliberazioni dei cittadini nella sfera pubblica, in cui si forma, appunto, l’opinione pubblica. Essa si esprime all’interno di un sistema rappresentativo, dove l’interesse e la partecipazione a livello locale, nella propria amministrazione, permette di poter realizzare i propositi del proprio – apparantemente – “vuoto” voto delle elezioni politiche. La forza dell’argomentazione migliore, capace di convincere i presenti al dibattito sulla finalità del bene comune, costituisce lo stimolo più forte per il raggiungimento dell’intesa totale.

Migliorare la partecipazione del cittadino e poterlo inserire in discussioni e deliberazioni vicine a lui significa anche, alla fine del “ciclo”, farlo partecipare alla vita politica centrale, dove la sua visione e la sua preferenza vanno espresse. Input che ritornarnano attraverso la legislazione parlamentare riguardando la gestione e il miglioramento dell’amministrazione.

Ciò che renderà funzionante ed efficiente la deliberazione riguardante grandi numeri di interessati sarà però infine la rappresentanza. Il modello deliberativo fu già largamente anticipato da studiosi che lo consideravano metodo di partecipazione ma questo non ne fa una identificazione totale con l’altro modello che affianca, il modello partecipativo. Il valore della partecipazione attiva è semplicemente arricchito dalla necessità di dare razionalità e consapevolezza alla scelta che gli “holders” fanno di concerto.

Una doverosa riflessione che merita di essere ripresa riguarda la quantità di strumenti innovativi che in soldoni rappresenta l’applicazione del modello partecipativo: a seguito degli studi che hanno sostenuto l’importanza di tali vie – non solo per l’allargamento della partecipazione ma anche per il maggior grado di coinvolgimento dei cittadini – sembrerebbe scontato poter affermare che più associazioni e più gruppi verranno a formarsi e più saranno i partecipanti alla vita politica. Ma potrebbe non essere così. Ciò che rende davvero povera la partecipazione di un paese è proprio la carenza – almeno nel caso italiano – di punti di riferimento e sfere in cui identificarsi, i luoghi rilevanti dove poter dare il proprio contributo e la propria argomentazione.

La seconda riflessione prende in considerazione proprio la deliberazione come completamento della partecipazione – nella configurazione dei due modelli a cui si fa riferimento e che sono le due facce della stessa medaglia. Il grande limite presente nella delibera è proprio l’unanimità della decisione. La condizione di “condivisa razionalità” che i partecipanti mirerebbero ad avere ricorda molto quelle teorie al limite dell’utopia.

Il modello partecipativo può sembrare un semplice richiamo alla “attivazione delle masse” ma solo se ci spostiamo lungo un’altra strada che migliora e completa il discorso sulla partecipazione nel completamento del metodo deliberativo: l’informazione, la conoscenza dei partecipanti del contesto e dello spazio del dibattito. A questo punto la deliberazione aspira a essere un’espressione avvalorata da argomentazioni razionali che possono essere ampiamente condivise, ma pur sempre alta è la probabilità che si faccia ricorso alla votazione. Forse per questo il modello deliberativo è ancora in fase di teorizzazione e approfondimento: perché deve ancora identificarsi e trovare una propria stabilità e indipendenza dagli altri modelli.

Daniele Monteleone


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