Le ferrovie del Sud: indifferenza o altro?

Il recente incidente ferroviario, che è costato la vita di 27 persone, tra Andria e Corato, in Puglia, solleva il polverone su un caso che da anni è sempre lo stesso: la difficile situazione delle linee ferrate del Meridione ed i treni che la percorrono fanno sì che da Salerno a Palermo, si ha una delle tratte ferroviarie più arretrate dell’intero continente europeo.

Viene da chiedersi subito se i fondi della Comunità Europea e del Ministero delle Infrastrutture arrivino: arrivano di certo ma la maggior parte di essi resta ferma nelle zone settentrionali del nostro Paese. Il Decreto “Sblocca Italia” e le recenti leggi di stabilità hanno sì finanziato le ferrovie italiane, ma con netta disparita tra le zone Nord e Sud del Paese, ottenendo 4mld e 800 milioni di Euro nelle tratte del Nord, mentre dei restanti 4mld e 860 milioni finanziati, solo 60 milioni vanno a “modernizzare” le tratte del Sud.

Cosa significa questo? Nel Nord, già potenziato da anni con linee a doppio scartamento e linee ad alta velocità, si possono introdurre sistemi e mezzi ancora più tecnologici, come il potente e veloce V300 (conosciuto impropriamente come “FrecciaRossa 1000”), che tocca velocità vicine ai 400 km/h. Al Sud invece, dove il movimento rotabile è ancora gestito su scartamenti singoli ed in alcuni casi, come ad esempio le linee tra Palermo e Trapani, tra Agrigento e Siracusa ed in molte zone della Calabria e della Basilicata, si viaggia ancora in linee non elettrificate, dove a regnare sono le mitiche automotrici AL n 668.1224, vecchie carrozze a diesel, di media, immatricolate nel 1981. Nei casi più “moderni”, nelle tratte soprannominate “veloci”, si notano esemplari di “minuetto”, un treno considerato moderno ma che conta già 16 anni di vita.

Il problema della scarsa valorizzazione delle ferrovie nel Meridione è da ricercare soprattutto nella mancata convinzione dei viaggiatori che il treno sia il mezzo più utile per gli spostamenti da città a città. Per anni, si è preferito il trasporto su gomma, con le autolinee di gestori privati che, con l’ausilio di contributi regionali, hanno imposto il monopolio nel settore dei trasporti civili, garantendo bassi e scadenti servizi, orari scomodi e tratte che assicurano il maggior profitto possibile. RFI, la derivata di Ferrovie dello Stato che si occupa della gestione delle linee ferrate, ha deciso, negli anni, di sopprimere numerosi servizi, poiché divenuti ormai spese inutili per l’ente: dapprima, ha soppresso il servizio commerciale, tranne nelle zone metropolitane, in corrispondenza di porti ed aeroporti, e poi ha iniziato a tagliare sul trasporto persone, eliminando le tratte interregionali, lasciando le più importanti come il Palermo-Milano, e poi investendo sempre di meno sulle tratte, riducendosi a mera manutenzione ordinaria.

Oggi il servizio ferroviario sta conoscendo una nuova espansione nel Sud ed è arrivato il momento di destinare le somme necessarie a modernizzare le ferrovie, con linee a scartamento doppio e treni più moderni, cercando di risolvere il gap tra viaggiatori di serie A e di serie B. Chissà che questa possa essere la strada giusta per vedere, un giorno lontano, un’alta velocità da Salerno a Palermo?

Giuseppe Sollami


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